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Fuoco a San Vincenzo Valle Roveto: morti 650 ulivi

di Gioia Chiostri

Quando muore la natura, muore, nello spirito, anche l’uomo che la coltiva. La favola dell’olio buono nasce, se così si può dire, dalle colline verdeggianti della solare Valle Roveto. Una sorta di paradiso terrestre marsicano, produttivo e fortunato, che è stato in parte distrutto dall’incendio a probabile natura dolosa, scoppiato nella giornata di martedì scorso, 4 agosto. La cronaca, dal canto suo, ha parlato di appena 10 ettari di bosco disastrati. Ma la verità dei fatti è un’altra, e rivela un’anticamera del disastro ancora più nera e preoccupante di quella conosciuta fino a d’ora. «Il giorno 4 agosto, sono morte, a San Vincenzo Valle Roveto, 650 piante di ulivo», così l’assessore ai lavori pubblici, Marcello Blasetti, del Comune rovetano maggiormente colpito dalla calamità ‘umana’ del fuoco.

Il quadro che salta agli occhi dalle parole consapevoli dell’assessore stesso, nonché proprietario terriero di un uliveto lì collocato, è una reale presa di coscienza amara, relativa al fatto che alcune «bellissime piante secolari non torneranno più come prima. Ciò che si è consumato in due giorni appena di incendio, si può tranquillamente definire come un disastro ambientale. Intanto, a lume di naso, il territorio colpito dalle fiamme non può essere riconducibile e soli dieci ettari di bosco; saranno almeno 60/70 ettari bruciati – dice l’assessore – parliamo, ad occhio e croce, di un chilometro e mezzo di lunghezza per un’altezza di circa 600/700 metri. Il danno maggiore è stato riscontrato, poi, negli uliveti di proprietà privata: una preziosità della nostra terra, storica anche, distrutta nel giro di qualche ora». Il signor Blasetti è proprietario di circa 100 ulivi: 65 dei quali, secolari, sono stati completamente divorati dalle fiamme. «Senza contare poi il fatto che – aggiunge – sicuramente, a partire dalla prossima settimana, salteranno fuori altre piante annerite, in quanto l’ulivo è una pianta molto delicata e ad essa basta poco per ‘rimanere offesa’».

Una natura esanime, in somma sintesi, rasa al suolo dallo scotto delle fiamme. L’assessore, ascoltato telefonicamente da IlCapoluogo.it, specifica che i cittadini colpiti dal disastro, proprietari terrieri nella vita di tutti i giorni che «con la vendita dell’olio arginano ben volentieri la crisi economica galoppante, sono in tutto una decina».

«Il fuoco – continua Blasetti – è partito da bordo strada, proprio accanto all’asfalto, ed è salito subito in alto, andando a colpire soprattutto la fascia pedemontana e radendo al suolo circa 500 piante di ulivo, limitatamente a quelle secolari. Una perdita gravissima, ovviamente, che va a ledere, in primis, anche il mio orgoglio rovetano, in quanto proprietario dell’antico Frantoio Blasetti. Ora come ora, noi proprietari e amministratori locali, siamo totalmente presi dall’emergenza, in quanto almeno fino a ieri mattina si sono verificate anche delle altre riattivazioni del fuoco; per adesso, i danni non li abbiamo ancora stimati in maniera definitiva. Lunedì mattina, però, in Comune, è previsto un summit fra varie persone interessate per cercare assieme una strategia da intraprendere, anche chiedendo aiuto, magari, alla Regione Abruzzo».

Un danno ingente, quello subito dal piccolo comune marsicano di appena 2.376 abitanti, che dovrà essere sicuramente trattato con i guanti bianchi dalle autorità competenti: nella fascia pedemontana, inoltre, proprio a ridosso della roccia, pare essere presente una specialità in quanto a natura ‘educata’ dall’uomo. «Proprio nella zona colpita dalle fiamme – aggiunge l’assessore – cresce una vegetazione spontanea chiamata ‘origano di montagna’, che è solita spigionare una fragranza, un [i]flavor[/i] di olio e – specifica Blasetti – di erba selvatica unico nel nostro entroterra. Questa zona è considerata preziosa dagli abitanti stessi di San Vincenzo ed è definita, nel vernacolo locale, ‘il pretaro’, ossia la pietraia. Le olive lì presenti, di circa 200 piante in totale, sono rimaste tutte bruciate: una vera rarità oggi scomparsa a causa delle fiamme». Una ferita, per la Valle Roveto, non indifferente.

Lunedì mattina, comunque, la Giunta si riunirà in Municipio per dare atto ad una summa dei fatti negativi occorsi. «Sicuramente non mancherà un intervento dell’autorità locale – afferma ancora l’assessore – di che genere sarà quest’ultimo, però, ad oggi ancora non è dato saperlo. Bisogna prima confrontarsi e capire bene la gravità del danno subito dai residenti. In questi casi, inutile non dirlo, v’è sempre l’handicap del dolo: ossia al 99,9 % l’incendio è di natura dolosa. La popolazione – specifica l’assessore – è arrabbiata: non è la prima volta che la Valle Roveto incorre in danni e disastri simili». Paladini della lotta ai nei della natura come questi, sono gli agenti del Corpo Forestale dello Stato che, già ampiamente ridimensionati, verranno spinti verso il loro tramonto certo non appena scoccherà l’anno del 2016. Focolai di questo tipo vanno sorvegliati strenuamente, proprio per evitare il riaccendersi di roghi indesiderati. «Mentre gli uomini in verde erano impegnati sul fronte del nostro territorio, è scoppiato, quasi simultaneamente, un altro incendio in zona Morino. Le forze a disposizione nella nostra zona sono poche, quindi si verifica facilmente e in maniera incontrovertibile il fatto che, spesse volte, manchi la sorveglianza o la presenza volute dal caso specifico».

Altra verità dal peso specifico pesante e pensante, il fatto che questo incendio, diramatosi a partire dalle prime ore del pomeriggio, sia andato ad intaccare proprio la zona «salvatasi – specifica l’assessore – da un altro rogo scoppiato quattro mesi fa circa, verso le ore 6 di sera; in quell’occasione, lo ricordo come fosse ieri, sospendemmo anche il Consiglio comunale convocato. L’incendio venne domato definitivamente verso le ore 9 di sera: in quel caso, comunque, i danni subiti furono circoscritti». Una terra, quindi, presa di mira dalle grinfie della distruzione molto spesso. E la cittadinanza come reagisce? «Abbiamo avuto un incontro pubblico con i cittadini in piazza proprio l’altro ieri sera – conclude l’assessore Blasetti – la situazione è al limite: gli abitanti di San Vincenzo Valle Roveto sono arrabbiati e parlano fra loro di mettere in piedi addirittura delle ronde. Il 90 % dei residenti è amante della natura e soprattutto innamorato della bellezza dell’olio e del meccanismo secolare della sua produzione. Ferite simili danneggiano anche gli umori, oltre che l’economia di un luogo davvero incantato. Solo ieri, ho incontrato un mio carissimo amico che lamentava la bellezza di 170 piante bruciate». Il Comune di San Vincenzo Valle Roveto, 388 metri sul livello del mare, è un humus di ricchezza naturale: è bene ricordare, però, che lo sfregio avvenuto non è stato fatto solo contro l’ambiente e l’economia di un territorio, ma anche contro il cuore stesso dei sanvincenzesi: «Da noi, proprio perché il legame terra-uomo è percepito così forte, una pianta di ulivo vale come 100 piante di quercia. I nostri oli sono conosciuti e, soprattutto, apprezzati in ogni dove proprio per la tradizione che sorregge e compenetra questo luogo incantevole; qui, si coltiva in posti impervi, qui, si ama la pianta d’ulivo come fosse un figlio; qui, infine, si vive della terra come si faceva 100 anni fa: il fuoco ci ha privato di un pezzo di anima».

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