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Musica salentina al Parco del Castello

Il 7 aprile scorso su etichetta [i]Ponderosa Music & Arts[/i] è stato pubblicato “[i]Quaranta[/i]”, il nuovo album del Canzoniere Grecanico Salentino, che celebra i quarant’anni di attività di uno dei più importanti e riconosciuti gruppi di musica popolare italiana. A seguito della pubblicazione è iniziato un tour mondiale che sta riscuotendo unanimi consensi di pubblico e critica. Così, su invito della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”, nell’ambito dell’iniziativa I Cantieri dell’Immaginario approda a L’Aquila questo storico gruppo di musica salentina che si esibirà al Parco del Castello venerdì 7 agosto, alle ore 21.30.

Il Canzoniere Grecanico Salentino è capitanato da Mauro Durante (voce, percussioni, violino) e annovera al suo interno alcuni tra i migliori artisti pugliesi: Emanuele Licci (voce, chitarra, bouzouki), Maria Mazzotta (voce, percussioni), Giancarlo Paglialunga (voce, tamburello), Massimiliano Morabito (organetto), Giulio Bianco (zampogna, armonica, flauti, fiati popolari), Silvia Perrone (danza).

«Ascolto le loro melodie che sono lettere spedite da un condominio in fiamme» scrive Erri De Luca, autore del testo del brano “[i]Sola andata[/i]” contenuto nel CD e che è valso al gruppo il premio Arte e diritti umani 2014 di Amnesty International Italia.

Certamente c’è da attendersi un concerto di grande coinvolgimento. Ritmi vorticosi ipnotici e travolgenti, ballate dolci e delicate: un concerto spettacolo dove violino, tamburelli, corde, organetto e fiati creano soluzioni musicali mai scontate mescolando passato e presente e diventando baluardo di una tradizione che si rinnova; il coronamento di un percorso iniziato dal fondatore Daniele Durante nel 1975.

«Siamo partiti da una riflessione sull’eredità del tarantismo – dichiara Mauro Durante, leader del gruppo e figlio del fondatore – La taranta era quel demone, quel male di vivere, che dall’esterno entrava dentro di te attraverso il moro e che ti impediva la felicità. Attraverso un complesso rituale la comunità lo curava. Oggi il tarantismo non esiste più, ma in realtà non è la taranta ad essere morta, ma solo la terapia rituale. Oggi il male di vivere, la taranta, ha solo forme diverse rispetto al passato, ma è più viva che mai. A non esserci più è quel dispositivo sociale sistematico, che permetteva a chi stava soffrendo di non essere abbandonato, ma anzi, di essere “reintegrato”».

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