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Ingiusta detenzione, Petrilli rimasto solo: «Continuo confidando solo sulle mie forze»

«Caduto completamente nel vuoto il mio appello per una rete di solidarietà per sostenere delle nuove spese legali, sulla mia decennale battaglia, per avere il risarcimento per un’ingiusta detenzione durata sei anni».

Lo annuncia Giulio Petrilli, nato a Ortona dei Marsi (L’Aquila) ma residente a L’Aquila, arrestato il 23 dicembre 1980 con un mandato di cattura firmato dall’allora pm del Tribunale di Milano Armando Spataro. Il reato di cui fu accusato era di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative (Prima Linea).

La sentenza definitiva di assoluzione fu emessa dalla Cassazione nel luglio del 1989 e la detenzione di Petrilli durò cinque anni e 8 mesi.

Per lui fu carcere duro, sotto regime articolo 90, più ferreo dell’attuale 41 bis. Ad oggi l’uomo non ha ricevuto alcun indennizzo poiché, «ancorché assolto, i giudici ritennero che le mie frequentazioni erano state, tuttavia, poco raccomandabili».

Lo scorso dicembre Petrilli aveva inviato una lettera-istanza al Premier Matteo Renzi, che racchiudeva brevemente la sua travagliata vicenda, chiedendo un risarcimento di 10 milioni di euro. «Volevo e voglio affidare l’incarico ad uno studio londinese per un nuovo ricorso al Tribunale della giustizia europea, con sede in Lussemburgo – fa sapere oggi – e lo farò confidando sulle mie sole forze».

«Questo studio legale si occupa di diritti umani e diritto internazionale e vi lavora anche l’avvocata Amal Clooney alla quale mi sono rivolto e sono anche certo che svilupperà molta più solidarietà lei. Finora per questa mia battaglia per il mancato risarcimento per ingiusta detenzione che conduco da dieci anni ho sostenuto tutte le spese legali e altre (viaggi ecc.) da solo. Ora – prosegue – ho chiesto un aiuto per andare avanti. Nulla. Lasciato completamente solo, eccezion fatta per due tre persone, amiche da sempre, per il resto il vuoto. Che tristezza, ma non per me, perché io con difficoltà ma andrò avanti in questa battaglia di civiltà che non riguarda solo me ma tante persone. La tristezza – commenta infine Petrilli – è per coloro i quali non conoscono la parola solidarietà».