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«Senza casa ho perso la dignità, sono invisibile»

di Francesca Marchi

E’ sola con il suo dolore Giovanna, nome di fantasia che utilizziamo per raccontare una storia di dolore e tormento.

E’ nella lista degli sgomberi dei residenti del progetto case.

Una storia come tante altre nella città del dopo sisma, che accomuna giovani e meno giovani. Una storia che fa piazza pulita di una vita intera sostituendola con un’altra fatta di sole difficoltà.

Giovanna è una morosa totale. Lo è perché non ha soldi per farsi carico delle spese delle bollette e di affitto.

La sua odissea comincia esattamente sei anni fa.

Prima del 2009 viveva nelle case popolari di Preturo, dove il suo affitto era di 15 euro al mese.

Una casa, un lavoro stabile e un entrata fissa che le garantivano una vita dignitosa.

Poi il terremoto. E l’inizio di una vita senza casa. Quattro traslochi forzati in sei anni.

«Ottenere l’ultimo alloggio non è stato facile» – ci racconta.

Il suo affitto si è moltiplicato. Da quello delle case popolari di 15 euro al mese a quello di 133 euro nell’alloggio map.

Non è riuscita, pur chiedendo aiuto, a trovare una casa con un affitto più basso.

«Non ho più soldi. Vivo di disperazione, tormento e vergogna. Le bollette arrivano e si sommano, raggiungono cifre che non posso permettermi di pagare».

Una condizione interiore che Giovanna ha deciso di non soffocare più, raccontandosi senza remore, confidando anche i particolari più intimi e privati.

«Prendo psicofarmaci da anni. Vivo isolata nel mio mondo perché non vedo via d’uscita. Come si può campare con una piccola pensione? Quella del mio compagno, perché il mio lavoro non va sempre bene. Ho arretrati con la banca e vivo grazie all’aiuto di mio figlio. Non voglio pesare su di lui e sul suo futuro».

In uno dei traslochi Giovanna ha dovuto regalare addirittura i suoi mobili. «Non avevo soldi per pagare il trasloco e così ho fatto questo baratto con la ditta che ha preso i mobili dalla mia casa. C’erano elettrodomestici nuovi e la mia camera da letto. Ho rinunciato anche a questo».

«Questo non è vivere. Con la disperazione si può arrivare a tutto. Il progetto case è la vera tomba degli aquilani».

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