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Ancora un’idea per il ‘Vicolaccio’

di Sandro Zecca

Facendo seguito agli articoli di Giuseppe Baiocchetti e di Mauro Rosati pubblicati nei giorni scorsi sulle vostre pagine, relativamente a possibili idee sulla riproposizione di una memoria della trama viaria storica del ‘Vicolaccio’, vorrei citare un passo tratto dal volume [i]L’Aquila nuova negli itinerari del Nunzio[/i] (2012) di monsignor Orlando Antonini che penso possa aggiungere ulteriori spunti di riflessione sul tema.

A pagina 148 del volume, si parla di una possibile idea per la riqualificazione di via Sallustio, da un lato con il ridimensionamento dei grandi caseggiati che sono stati costruiti lungo la nuova strada e dall’altro per la parte bassa del ‘Vicolaccio’, quella in curva e che prospetta su Via Fontesecco.

Questo il passo:

«Quindi scesero per l’antica Via Sassa con case a bifore, ma notando, il monsignore, con particolare interesse, che la quinta edilizia a manca adesso continuava ininterrotta fino a Palazzo Antonelli, superando con un cavalcavia a più archi, lo sbocco di Via Sallustio su Piazza Fontesecco. Nella ricostruzione, infatti, si era pensato opportuno recuperare al possibile la coerenza edilizia della trama anteriore all’apertura, durante il ventennio fascista, di detta [i]Via Sallustio[/i], tracciamento che aveva squarciato senza riguardo la trama urbana antica in questa zona; squarcio che poi, a causa della seconda guerra mondiale, era stato lasciato senza adeguata sistemazione architettonica. Così dagli anni Sessanta del Novecento vi si erano costruiti i noti brutti caseggiati moderni a più piani, che per le loro cubature e forme non costituivano certo l’intervento che occorreva. Il nunzio, pertanto, lasciato un attimo il suo accompagnatore, non poté fare a meno di attraversare il sottopassaggio in parola e andar a vedere la risistemazione post-2009 delle quinte abitative della via, fin su a Via Cavour e oltre, approvandone, come avrebbe fatto il citato Leonardo Benevolo a Roma, la regolarizzazione di allineamento, le volumetrie ricondotte ad altezza canonica e le forme rifatte più consone al contesto architettonico del centro storico».

Nel testo si immagina una sistemazione edilizia dell’innesto tra via Sallustio e piazza Fontesecco che andrebbe a ricucire in quel punto la percezione della trama edilizia e viaria antecedente gli sventramenti del Novecento senza però cancellare l’esistente via Sallustio che rimarrebbe aperta più in basso. In particolare si pone l’accento sul ripristino di una certa continuità urbanistica tra via Sassa e via Buccio di Ranallo (già via Sassa).

Inoltre, per la parte alta di via Sallustio, l’autore immagina una sistemazione, non impossibile, delle facciate dei palazzi che verrebbero ridimensionate, uniformate in quota e adeguate maggiormente al contesto architettonico dell’edilizia storica della città. A integrazione di questa idea l’autore ipotizza che le cubature dei caseggiati decurtate in altezza potrebbero essere recuperate in aggetto verso la strada con soluzioni elevate su portici che insisterebbero sui marciapiedi di via Sallustio; la soluzione a portici continuerebbe a garantirebbe l’accesso dalla strada ai locali commerciali, così come nella configurazione attuale, con il vantaggio di attenuare ‘a volo d’uccello’ la percezione del profondo sventramento nel tessuto abitativo antico.

Questo contributo vuol essere un ulteriore apporto al confronto promosso su queste pagine e un ulteriore spunto accanto alle idee già emerse nei due precedenti articoli di Giuseppe Baiocchetti ([i]L’Aquila, un’idea per il ‘Vicolaccio’[/i]) e di Mauro Rosati ([i]L’Aquila, un’altra idea per il ‘Vicolaccio’[/i]).