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Lo spettro della violenza in casa, allontanato sulmonese alcolista

Affetto da problemi di dipendenza dall’alcol, un giovane sulmonese da anni avrebbe sottoposto i familiari a violenze fisiche e verbali che hanno reso necessario, in numerose occasioni, l’intervento delle forze dell’ordine e il ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona.

Venuti a conoscenza dei fatti, ed esperite le indagini di rito, gli agenti del locale Commissariato di Polizia lo hanno denunciato all’autorità giudiziaria per il reato di maltrattamenti in famiglia (previsto dall’articolo 572 del codice penale) ed hanno richiesto all’autorità giudiziaria l’emissione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese, stante il concreto pericolo di reiterazione del reato e la necessità di tutelare l’incolumità delle vittime.

La misura cautelare, firmata dal gip Guendalina Buccella, è stata eseguita dal personale del Settore Anticrimine del Commissariato. Per effetto di tale provvedimento il giovane non potrà più vivere nell’abitazione dei genitori, né accedervi, e non potrà avvicinarsi a meno di 500 metri dai luoghi frequentati dai familiari, senza una espressa autorizzazione dell’autorità giudiziaria.

Le vittime di forme di violenza domestica, laddove non si configuri un reato perseguibile d’ufficio – come nel caso dei maltrattamenti in famiglia – oltre alla possibilità di ricorrere all’Autorità Giudiziaria, possono contare su altri strumenti normativi disponibili da qualche anno nell’ordinamento giuridico.

«Tra questi – ricorda il dirigente del Commissariato di Sulmona Francesca La Chioma – il provvedimento di ammonimento del Questore, che ha natura amministrativa e non penale. In questo caso il soggetto viene invitato a tenere un comportamento conforme alla legge e può essere destinatario di provvedimenti in materia di armi e munizioni, al fine di evitarne un uso improprio. Inoltre è sempre possibile, come per qualsiasi privato dissidio, presentare un esposto all’Autorità di Pubblica Sicurezza. In questo caso, in seguito alla richiesta d’intervento, l’ufficiale di Pubblica Sicurezza provvede ad invitare le parti in ufficio per tentare la conciliazione e redigere un verbale. La presentazione dell’esposto non pregiudica la possibilità di esercitare successivamente una querela per gli stessi fatti. Per informazioni su questa e su altre problematiche – conclude la dottoressa La Chioma – ci si può rivolgere ad uno dei diversi uffici della Polizia di Stato presenti sul territorio».