IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Marsica rovente: le 5 W degli incendi boschivi

di Gioia Chiostri

Non c’è pace per i boschi incantevoli della costola marsicana d’Abruzzo. Tra il mese di giugno e il mese di luglio, considerati entrambi come periodi ‘neri’ in quanto a caldo record registrato, sono stati 5 i roghi di una certa entità segnalati e ‘messi a tacere’ dal gruppo di volontari del Nucleo della Protezione Civile di Tagliacozzo. Sotto il sole rovente dell’estate, le squadre di volontari, supportate costantemente dal Corpo Forestale dello Stato, hanno lavorato giorno e notte senza sosta ai fini del mantenimento della quiete ambientale. A tracciare le linee rosse del grafico del pronto intervento anti-incendio, sono proprio coloro che con il fuoco si sporcano letteralmente le mani.

«Fortunatamente – spiega il presidente della sede volontaria del NOVPC di Tagliacozzo, Christian Rossi – l’estate, fin’ora, è stata abbastanza tranquilla sul fronte Marsica. L’unico incendio boschivo di una certa entità, nel mese di luglio, è stato quello localizzato a Collarmele, località Forca-Caruso, provocato da un fulmine. Durante il mese di giugno, invece, abbiamo dovuto ‘controbattere’ l’incendio a Luco dei Marsi, nella locale pineta, domato assieme al reparto Nos del Corpo Forestale dello Stato, circoscritto prima che potesse da luogo a danni seri». Nemico numero 1 degli incendi da domare, il vento. «Un rogo, solitamente, – spiega ancora Christian – può essere segnalato o dai volontari stessi, durante il loro servizio di ‘sorveglianza ed avvistamento per la prevenzione degli incendi boschivi’, effettuato per conto della Regione Abruzzo dal 1 di luglio al 15 di settembre, o tramite Soup, ossia la Sala Operativa Unificata permanente, con sede a L’Aquila».

Quotidianamente, di fatti, le associazioni di volontariato convenzionate con la Regione Abruzzo, mettono a disposizione il loro personale per dar luogo all’operazione suddetta, ossia la sorveglianza di una precisa fascia di territorio col lo scopo di prevenire gli incendi boschivi. «Come Protezione Civile di Tagliacozzo – afferma ancora Christian – noi controlliamo anche la zona di Cappadocia, la fascia territoriale dei Piani Palentini, il Comune di Scurcola, Campo Rotondo e la parte ad Ovest del Monte Salviano. Tutti i nostri volontari hanno superato brillantemente un corso atto a qualificarli proprio per lo spegnimento degli incendi boschivi, tenutosi, quest’anno, a Gagliano Aterno, presso la locale caserma del Corpo Forestale dello Stato». La mappa dei focolai evidenzia che la zona più minacciata dal fuoco è stata quella della Valle Roveto, «poiché più bassa, a livello altimetrico, rispetto al resto del territorio marsicano. Ciò significa che, la zona suddetta, è dotata di una temperatura più calda e che presenta un’orografia del territorio più soggetta a rischio incendi boschivi. Nel corso degli anni passati, i più grandi incendi si sono individuati proprio qui».

{{*ExtraImg_249450_ArtImgRight_300x225_}}

Per domare le fiamme, «non si conosce mai in anticipo quanto tempo ci vorrà: il tutto dipende, di fatti, dall’incendio stesso. Solitamente, – spiega il volontario – quando si arriva sul posto, si è a completa disposizione di quello che potrebbe essere definito il ‘direttore d’orchestra’ dell’incendio stesso, ossia, il Dos: il direttore dell’operazione di spegnimento, che fa capo al Corpo Forestale dello Stato». Il Dos è, in parole semplici, il direttore del fuoco ed è colui che coordina tutte le forze terrestri ed aeree giunte sul posto ai fini dello spegnimento dell’incendio. I volontari della Protezione Civile, quindi, sono sotto la sua totale responsabilità. «Il Nucleo di Tagliacozzo può disporre, al massimo, di tre squadre anti-incendio in casi di grossa calamità». Di notte, poi, il fuoco va unicamente sorvegliato: nottetempo, cioè, non avviene l’opera di spegnimento vera e propria. «Durante le ore notturne, per motivi di sicurezza – specifica il volontario – non si opera. Col termine di sorveglianza, infatti, si indica solamente l’atto del controllo del fuoco, nel caso dovesse minacciare abitazioni vicine». L’interevento dei Vigili del Fuoco, invece, avviene allorquando l’incendio sarà classificato d’interfaccia, ossia quando è reale il pericolo per animali, cose o persone.

Un vero tour de force che ha portato, molto spesso, i volontari marsicani a scontarsi con differenti tipologie di incendio. «Si passa dalle classiche sterpaglie bruciate – incendi più facili da gestire, contenuti su per giù nel giro di qualche ora – agli incendi di chioma, i quali – aggiunge Christian – sono a tutti gli effetti i più pericolosi. In questo caso, la fiamma brucia l’albero nella sua altezza. A questo punto, si rende necessario l’intervento dei mezzi aerei, che appartengono alla Flotta dello Stato (più precisamente canadair ed elicotteri). Fastidiosi, in ultimo, gli incendi a bordo strada: essi si sostanziano per lo più di rifiuti o mini-discariche dati alle fiamme, un fenomeno – l’ultimo atto del quale avvenuto solo qualche giorno fa – che riguarda specificatamente la zona marsicana di Capistrello». Il Nucleo di Protezione Civile tagliacozzano ha, ad oggi, a disposizione, sul fronte spegnimento incendi, un mezzo regionale, modulo anti-incendio dotato di 440 litri e un mezzo proprio – ossia finanziato dalle tasche dei volontari stessi – versatile in due soluzioni, ossia come modulo anti-incendio da 500 litri, oppure come autobotte da oltre 1500 litri. «Secondo una convenzione firmata con la Regione Abruzzo risalente all’anno 2006, il servizio che noi espletiamo annualmente viene ‘rimborsato’ successivamente dalla Regione stessa. In media, il costo di ogni turno (che dura non più di quattro ore e che è relativo al solo servizio di avvistamento) è pagato sette euro a volontario singolo. 8 euro se si affronta un incendio boschivo durante la turnazione programmata. E’, comunque, ora in discussione la rivalutazione della convenzione, fin troppo datata e macchinosa». I rimborsi ricevuti vengono poi utilizzati dai volontari stessi per il potenziamento dei mezzi e dei materiali atti all’azione anti-incendio, il tutto ovviamente certificato dalle ‘ricevute di pagamento’. Una spesa obbligata, che non può eccedere oltre la cifra prefissata, pena: l’esborso di tasca propria.

{{*ExtraImg_249449_ArtImgRight_300x223_}}

Il servizio anti-incendio è attivo nel centro tagliacozzano da 20 anni circa. «Lo scorso anno, il servizio è andato piuttosto bene: abbiamo avuto un’estate abbastanza piovosa. L’anno nero, ad oggi, si è verificato nel 2007, in cui c’è stato il grosso incendio da domare sul Monte Salviano, ad Avezzano. Da ricordare anche il 2008, caratterizzato dal rogo della Pineta di Celano. La causa primaria dei roghi resta, comunque, sempre e solo l’uomo. In venti anni di attività – conclude Christian – solo tre volte fu una causa naturale a far sgorgare le fiamme. Maggiormente, la ragione prima è da ricondurre all’incuria delle persone in relazione alla fiamma libera. Tanti sono, infatti, i fuochi lasciati incustoditi e trasformati in zone rosse pericolose a causa del vento. Per accendere una miccia, basta davvero poco e, molto spesso, ciò accade anche per una misera e deplorevole vendetta privata». Ricordiamo che, se capita di avvistare un incendio boschivo, i numeri da chiamare in casi di emergenza sono: il 1515 del Corpo Forestale dello Stato e il numero verde della Sala operativa ‘Soup’ (800861016).

X