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Maria Pacifici, due fiocchi azzurri tra le macerie

di Raffaele Alloggia

Domani, sabato 25 luglio, alle ore 17.30, a Paganica, frazione del comune dell’Aquila, avrà il felice epilogo la storia dell’ostetrica Maria Pacifici, che mi fu raccontata e documentata dal figlio Augusto Rossi, due giorni prima del terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009.

Ero appena uscito di casa, dopo un ennesimo movimento tellurico, e il già citato si trovava fuori al giardino di casa sua. Non appena mi vide, mi chiese, con un gesto eloquente, se avevo sentito la scossa, gli risposi di sì e lui mi confidò di aver paura di tutto questo sciame sismico, poiché gli ritornava in mente quello del 1915 che distrusse la Marsica.

Vidi il suo volto deprimersi, mi sedetti accanto a lui e, come un fiume in piena, a 102 anni di età, lucido come un ventenne, chi lo ha conosciuto ne è testimone oculare, iniziò a raccontare.

«Io di mio padre ho un vago ricordo, poiché dopo la nascita di mia sorella Giacinta, dalle nostre parti non c’era lavoro ed emigrò in Francia in cerca di fortuna. Dopo alcuni mesi dalla sua partenza alla famiglia arrivò la notizia della sua morte, senza mai sapere come e perché. Mia madre, rimasta vedova, per poter portare avanti la famiglia, si avvalse del suo diploma da ostetrica per chiedere lavoro, così gli fu assegnata la “missione”, di questo si trattava in quei tempi, nel comune di Lecce nei Marsi. Per la tipologia del suo lavoro, non le fu possibile portarsi dietro i figli, così io e mia sorella, rimanemmo a Paganica con i nonni paterni, ci sentivamo abbandonati, ci mancava quell’affetto materno che è fondamentale per la crescita e la formazione della persona. Quando il 13 gennaio del 1915 ci fu la forte scossa di terremoto che distrusse Avezzano e diversi paesi della Marsica avevo 8 anni e mia sorella Giacinta 5, dormivamo nello stesso letto, tanto fu forte il movimento tellurico che battemmo la testa l’uno contro l’altro, finché ci presero i nonni e fuggimmo verso “Fonte Vecchia”. Era ancora buio, piangevamo implorando mamma, ma lei non c’era, quel giorno lo ricordo bene, poiché anche a Paganica ci furono due morti, parecchi feriti e molti danni alle abitazioni. Ricordo che i miei nonni erano molto preoccupati per mia madre, ma ben presto fummo rassicurati da lei, la quale, dopo essersi sincerata sulle nostre condizioni, preferì rimanere nel paesino marsicano, per lenire le sofferenze e i disagi dei tanti feriti. Tanto era vasto il cratere creato dalla violenta scossa, che i soccorsi tardavano ad arrivare dappertutto e lei, anche nei giorni successivi, veniva chiamata continuamente a prestare la sua opera soprattutto in attività non prettamente di sua competenza, anche nei paesi limitrofi, completamente disastrati. Mia madre ci parlò, tra l’altro, di quello che sarebbe divenuto il suo paese adottivo. E nel momento in cui la terra ancora continuava a tremare, si trovò a soccorrere una donna incinta al nono mese, morta assieme a suo marito sotto le macerie della propria abitazione, portando alla luce due gemelli. Poi, con l’aiuto dei vicini di casa, dedicò loro tutto il tempo disponibile fino all’età in cui si poterono affidare all’Orfanotrofio di Amatrice, in quanto in quei tempi, pur volendoli adottare, la legge non lo permetteva. Raccontava anche che nell’ottobre del 1917, mentre l’Italia si trovava impegnata nella Grande Guerra, sempre a Lecce nei Marsi, fece nascere, un certo Mario Spallone, l’uomo che poi divenne medico di diversi personaggi della politica Italiana tra i quali Palmiro Togliatti e Giorgio Napolitano».

{{*ExtraImg_249349_ArtImgRight_300x442_}}Maria, ancora molto giovane, convolò a nuove nozze con Alessandro Valletta, con il quale ebbe due figli, Domenico e Domenica. Intanto Augusto già dall’età di quattordici anni imparava il mestiere dal nonno, il quale aveva una bottega da barbiere nella piazza di Paganica. La sorella Giacinta invece, seguì le orme di sua madre Maria, e aiutata economicamente anche da Augusto che cominciava a guadagnare, acquisì anche lei il diploma da ostetrica. Giacinta su invito di sua madre, si trasferì a Lecce nei Marsi, dove iniziò a lavorare insieme a lei anche nei paesi circostanti. Come sua madre, si sposò a Lecce nei Marsi con Domenico Di Giandomenico. Nel 1929 Augusto si sposò con Diva Iovenitti e con l’occasione fece un bel giro di nozze, al ritorno erano rimasti d’accordo con sua madre che sarebbero ripassati a Lecce. Maria, per mostrargli l’amore materno che aveva verso di lui, una volta arrivato alla stazione di Pescina, raccontava Augusto, ancora emozionato nel ricordo, fece trovare una biga ornata di tanti fiori e due cavalli bianchi come nelle favole; sua moglie, nel vedere tutto quello sfarzo, non volle salire sulla biga finché il cocchiere tolse quasi tutti i fiori. Arrivati a Lecce nei Marsi, l’ingresso del paese e tutto il viale che portava verso la casa di sua madre erano ornati di luminarie, come nelle occasioni delle feste patronali e centinaia di persone che applaudivano al passaggio degli sposi.

Alla fine del suo lungo racconto, mi mostrò, con orgoglio indescrivibile, il Diploma con Medaglia d’Oro al Valor Civile, conferito dal Collegio Provinciale delle Ostetriche il 21 dicembre 1961 a sua madre Maria per la missione svolta in quegli anni difficili, con la seguente motivazione: “[i]Dal 1915 al 1956 ininterrottamente e in condizioni rese sovente difficili dall’ambiente, dalle calamità e dagli eventi bellici svolse la sua missione umanitaria prodigandosi con il consapevole senso del dovere, profondo spirito di sacrificio ed esemplare abnegazione[/i]”.

{{*ExtraImg_249350_ArtImgRight_300x225_}}La storia dell’ostetrica Maria Pacifici, è stata riportata nell’antologia di cronache, foto, poesie e racconti in un libro dal titolo “[i]Cento Anni fa . . . il Terremoto della Marsica[/i]” di Giovanbattista Pitoni, presidente dell’Istituzioni per le Celebrazioni del primo Centenario del Terremoto della Marsica del 1915.

La cerimonia per l’intitolazione dell’area adiacente il Distretto Sanitario di Base di Paganica all’ostetrica rientra nell’ambito dei festeggiamenti del quarantennale della costituzione della Sezione Donatori di Sangue di Paganica e la ricorrenza del primo Centenario del Terremoto della Marsica.

Da quando questa storia è stata resa pubblica, sono stati in molti a domandarsi perché Maria Pacifici e non Maria Pacifico, visto che a Paganica ci sono solo famiglie Pacifico. In effetti da una ricerca all’archivio dell’ex comune di Paganica risulta nell’atto di nascita essere stata registrata come Maria Pacifici, mentre nella sottostante firma del padre si legge in modo inequivocabile, Giovanbattista Pacifico.

Il 26 settembre 2015, alle ore 10, anche a Lecce nei Marsi, paese dove Maria Pacifici visse molta parte della sua vita e svolse la sua professione/missione, e vi riposa in pace accanto al suo Alessandro, per iniziativa di suo nipote professor Sandro Valletta, le sarà intitolata una via nel centro del paese. La cerimonia di intitolazione sarà alla presenza degli studenti delle scuole e rientrerà nell’ambito delle Celebrazioni del primo Centenario del Terremoto della Marsica.

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