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L’Aquila, un’altra idea per il ‘Vicolaccio’

[i]I lettori de IlCapoluogo.it menti eccelse di suggerimenti. Demiurghi di idee innovative a volontà. La città, per fortuna, è fatta anche e soprattutto dai cittadini che la abitano.

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di Mauro Rosati*

Ho letto con interesse l’articolo “L’Aquila, un’idea per il vicolaccio” del signor Giuseppe Baiocchetti, in merito alla riproposizione di una memoria visiva nella parte alta di via Sallustio che richiami il “Vicolaccio” così come era definito prima delle modifiche urbanistiche apportate tra gli anni ’40 e ’50 del XX secolo per l’apertura di via Sallustio, all’epoca via Italo Balbo e poi via Giacomo Matteotti.

Non entro in questa sede nel merito delle possibili soluzioni tecniche che potrebbero essere adottate ma esprimo piena condivisione dell’idea di rendere visibile quantomeno la traccia di quella serie di strade che, salendo da Piazza Fontesecco, formavano il “Vicolaccio”, denominazione che persiste tutt’oggi nell’uso comune aquilano. Da “Via San Vittorino”, che richiamava uno dei castelli fondatori della città, a “Via del Liceo”, denominazione non antica, in quanto risalente all’Ottocento, ma identificativa della presenza della nuova istituzione formativa che era andata ad occupare i locali dell’antico convento francescano di San Francesco a Palazzo, oggi noto come complesso della Biblioteca Provinciale.

Accanto a soluzioni specifiche nella parte alta di via Sallustio, da diversi anni isola pedonale, sarebbe anche interessante disegnare ‘a raso’ il vecchio tracciato del “Vicolaccio” per l’intera sua lunghezza, quindi con inserti visibili nella pavimentazione stradale che ricordino il limite degli edifici sventrati e con targhe nel selciato a ricordare la denominazione precedente di quelle strade.

Leggo poi con piacere che il sig. Baiocchetti richiama alla memoria “Via del Liceo”; alcuni mesi fa, infatti, ho avuto modo di parlare pubblicamente di questa strada in occasione dell’annuale passeggiata natalizia di Archeoclub L’Aquila “Sulle tracce delle chiese scomparse”, quando con i partecipanti ci fermammo sul Corso di fronte all’imbocco di via Sallustio. Proprio lì infatti, fino alle demolizioni di metà XX secolo, la visuale era caratterizzata dalla presenza di una piccola chiesa che faceva parte dell’aggregato della casa Signorini-Corsi, probabilmente una cappella gentilizia secondo quanto si può dedurre dalle mappe precedenti gli sventramenti. Proprio quell’edificio definiva sul lato sud la stretta “Via del Liceo” cui fa riferimento il sig. Baiocchetti nel suo contributo.

Aggiungo un’altra riflessione: nel corso dei secoli molte chiese della città sono scomparse dal paesaggio urbano. Un esempio è la medievale chiesa di San Giustino e San Martino che separava Via Giuseppe Garibaldi da Piazza Chiarino formando una traversa denominata “Via Salvatore Massonio”, delimitata dall’abside della chiesa e dall’odierno Palazzo Lely; come mi ha fatto notare lo studioso Sandro Zecca, dopo la demolizione della chiesa negli anni ’30 del XX secolo “Via Salvatore Massonio” è stata ‘trasferita’ nella zona dell’ex mercato ittico, a incrociare Via delle Grazie, a poca distanza dall’Hotel del Sole.

Perché non tracciare su strada le planimetrie o quanto meno il perimetro di questi edifici, quando possibile? Magari sempre con soluzioni ‘a raso’ o, dove possibile, anche leggermente a rilievo, come si vede spesso in molte altre città italiane e non solo.

Uno dei pregi della nostra città di L’Aquila è quello di aver conservato in gran parte integra la sua maglia stradale fitta e regolare, fatta eccezione per alcuni puntuali interventi come quello di Via Sallustio appunto o l’allargamento di un tratto del Corso centrale o ancora l’apertura della ‘circonvallazione’ di Viale Duca degli Abruzzi e Viale Duca d’Aosta (oggi viale Giovanni XXIII).

Sarebbe quindi un valido esercizio di memoria storica riproporre una traccia visibile lì dove gli interventi successivi hanno modificato la maglia stradale storica.

* vicepresidente Archeoclub d’Italia, sede L’Aquila

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