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Sviluppo Gran Sasso, dialogo possibile

di Giovanni Baiocchetti

«Siamo a un punto di svolta!». E’ un Giovanni Lolli infervorato ad aprire i giochi nella conferenza del tardo pomeriggio di oggi sulla spinosa questione dello sviluppo del Gran Sasso d’Italia. «Da anni si parla di progetti e sogni sull’ammodernamento delle infrastrutture della montagna abruzzese; oggi, per la prima volta, possiamo farlo. Il sindaco Cialente è riuscito ad ottenere 40 milioni di euro grazie ad una deliberazione del CIPE, fondi regionali e fondi post-terremoto. Riflettiamoci bene perché quest’occasione non ricapita».

{{*ExtraImg_249200_ArtImgRight_300x225_}}Tre i progetti già in via di realizzazione a questo scopo: la nascita del primo distretto turistico montano d’Italia (progetto per il quale Lolli è stato invitato da quattro regioni Italiane, ultima il Veneto, a spiegarne il funzionamento), che ha portato ad un investimento di due milioni di euro per il rifacimento dei sentieri i cui lavori stanno per essere appaltati; l’ottenimento di nove milioni di euro per attività turistiche innovative; la pista ciclabile della valle dell’Aterno per la quale sono stati già ottenuti 1,5 milioni di euro di fondi FAS, utili per la realizzazione della prima metà dell’opera.

«Ma questo non basta – continua il vicepresidente della Regione – bisogna sviluppare tutta una serie di attività che rendano la montagna fruibile tanto d’inverno quanto d’estate. Per fare ciò, si deve procedere ad una sostituzione degli impianti senza assolutamente contaminare lo splendido Gran Sasso che tutti noi amiamo. Se l’ente Parco Nazionale impedisce tale lavoro, la stazione di Campo Imperatore chiude. Nel programma è prevista anche la rimozione di tutti i vecchi impianti che attualmente deturpano e inquinano il paesaggio del Gran Sasso (sei tra sciovie e seggiovie); se Campo Imperatore dovesse chiudere, a queste se ne andrebbero ad aggiungere altre tre».

{{*ExtraImg_249201_ArtImgRight_300x225_}}«Si dibatte in questi giorni sulla questione dello spostamento della seggiovia delle Fontari di circa cento metri dal tracciato attuale» conclude Lolli rivolgendosi a Paolo Costanzi, consigliere di amministrazione del Parco Nazionale. «C’è chi blocca il progetto dicendo che non si tratta di una sostituzione ma di una nuova realizzazione; nel 2002, però, un intervento dello stesso tipo sulla seggiovia della Scindarella venne approvato. Allora, le regole sono uguali per tutti o no? Non chiediamo cose incompatibili ma se continuiamo a bloccare i progetti perdiamo opportunità».

{{*ExtraImg_249202_ArtImgRight_300x225_}}Parla invece di spopolamento delle aree interne come più grande questione dopo quella meridionale il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sottolineando come tanti abruzzesi si trasferiscano fuori regione o addirittura all’estero per cercare lavoro. «Abbiamo potenzialità e vocazione per ripartire – dice Cialente – il nostro territorio sa e deve regalare emozioni ai turisti che in cambio permetterebbero alla popolazione locale di vivere in questo posto meraviglioso, un posto per il quale si ha intenzione di chiedere il riconoscimento come patrimonio naturale dell’umanità dopo l’Etna e le Dolomiti sotto l’egida dell’UNESCO (bisogna solo trovare i fondi, abbiamo tutte le carte in regola). Quale sarà altrimenti il destino di questi paesi che rischiano lo spopolamento? Siamo ultimi nella classifica dei Parchi Nazionali italiani per numero di visitatori (su 100 persone che visitano i parchi italiani, solo 2,5 scelgono il nostro). Federparchi ci dice che chi non investe nei Parchi Nazionali perde inevitabilmente turismo».

{{*ExtraImg_249203_ArtImgRight_300x225_}}«Il problema della seggiovia delle Fontari – prosegue il sindaco – è innanzitutto di sicurezza (non è di certo piacevole restare bloccati per ore sotto una bufera di neve) nonché di interesse pubblico, dal momento che a breve si rischia lo stop degli impianti: una legge ne obbligherebbe la chiusura al quarto anno consecutivo di bilancio in passivo e stiamo facendo di tutto per scongiurarne la fine. Abbiamo un bando già pronto per l’affidamento della gestione delle strutture a privati, strutture che tuttavia rimarrebbero di proprietà del Comune dell’Aquila, affinché un domani i nostri figli possano dire: “questo è mio!” Se il bando non verrà aggiudicato entro la primavera, avremo problemi seri».

«C’è uno scontro ideologico su cui ci si deve confrontare – conclude Cialente – perche c’è chi (come gli ambientalisti) dice che il Parco è già eccessivamente frequentato. Noi, in quanto politici, ci poniamo il problema dello spopolamento e del reperimento dei fondi. Tanto meno fruttuosa sarebbe l’uscita di Assergi dal Parco, comportando un salto culturale indietro di trent’anni. E’ possibile un’azione di mitigazione da parte dei tecnici del Parco?»

Ai due fiumi in piena risponde Paolo Costanzi, consigliere di amministrazione del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che parla di «norme speciali di salvaguardia di cui potranno godere le zone di sviluppo secondo il nuovo piano del Parco in via di approvazione». Il consigliere critica le istituzioni che presentano soluzioni univoche e non aprono al dialogo, suggerendo proprio un’apertura al confronto tra le parti coinvolte. «Dei soldi pervenuti – continua – se ne dedichino tanti al miglioramento ambientale dell’intera zona».

«Il primo articolo dello statuto del Parco parla di conservazione e il secondo di sviluppo – conclude il consigliere – che vanno rispettati e perseguiti entrambi. Siamo aperti al dialogo».

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