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L’accordo sul nucleare di Vienna. Nuova stabilità del sistema mondiale?

Il grande risultato raggiunto con l’accordo sul nucleare rappresenta il punto più alto raggiunto dalla diplomazia internazionale. Quanto ottenuto da Barack Obama e dai paesi formanti il 5 più 1 ha reso possibile il superamento di una contrapposizione che per anni – fin dal tempo del regno di Persia – tra blocchi che giocando su un tavolo verde ben orchestrato hanno deciso di porre fine a veti incrociati ove più che la capacità di mediazione, è salita alla ribalta l’incapacità di portare avanti il dialogo.

Invece quanto ottenuto da Obama e dagli altri negoziatori ha sancito la riscoperta del dialogo che, forgiato all’origine stessa del linguaggio e della comunicazione, ha permesso di vedere raggiunto un accordo ove ognuna delle parti in causa ha rinunciato al proprio dominio per incentivare nel contempo una presa di coscienza che sortisse una più adeguata risposta alle problematiche presenti in una regione del mondo, quale quella mediorientale, ove i conflitti inter – religiosi e le diatribe tra piccoli e medi tiranni hanno generato un clima di sostanziale instabilità.

Oggi con l’accordo si mostra come valenza primaria la collaborazione tra politiche ideali diverse che, sospinte dal cambiamento economico – sociale che sta avvenendo nel mondo, permette il dialogo ove in precedenza non si poteva neanche tentare un incontro bilaterale. Oggi invece assistiamo all’azzeramento delle sanzioni nei confronti della Repubblica Islamica in cui, seppur guidata politicamente da uomini politici, vede il primariato delle autorità religiose, che hanno sempre visto come il Grande Satana la super potenza europea.

Le potenzialità economiche dell’Iran sono tali da configurare un potenziale di crescita economica tale da ingolosire ogni azienda multinazionale- quanto attinente all’energia è probabilmente la causa scatenante il conflitto tra super potenze economiche – che con la sospensione dell’embargo economico ha vedrà moltiplicarsi gli introiti e nel contempo la stipula di nuovi contratti di esclusiva che genereranno ulteriori ed immensi guadagni.

Cosa stabilisce in realtà l’accordo di Vienna? L’Iran non potrà avanzare nelle ricerca nucleare e dovrà lasciare spazio alle ispezioni dell’AIEA che verificherà fattivamente se il piano di disarmo stia seguendo le tappe preordinate dall’accordo sottoscritto.

Quanto di stabilito nell’accordo non impedisce di progredire culturalmente nella formazione di ingegneri e informatici che potranno così avvalersi di una tecnologia più avanzata e di una cultura adeguata al momento storico in cui si vive all’interno di bolle virtuali in cui si sviluppano processi atti a reificare le contrapposizioni non soltanto ideologiche ma anche di carattere finanziario.

Di fronte a quanto si evince di positivo, si accompagna lo scetticismo della potenza (super) ebraica e delle monarchie sunnite cui l’avanzamento e la crescita dei “fratelli” sciiti non viene digerito come un confetto, bensì viene ritenuto come un ulteriore innesco di tensione apportante caos in una zona dove gia l’IS semina il panico.

Probabilmente l’offensiva iraniana in soccorso di Bashar al – Hassad ha favorito negoziati che sarebbero rimasti impantanati dentro l’impossibilità di superare divergenze che si rinnovano fin dall’attentato e il conseguente rapimento nella ambasciata americana di Teheran.

L’attacco volto ad annichilire Obama da parte della frangia sionista del popolo d’Israele, si connota come un estremo tentativo di porre in essere il perdurare di un conflitto ormai avanti da oltre cinquant’anni. È lecito a mio avviso mostrare la grandissima differenza che esiste tra l’ala sionista e la vera cultura ebraica: il sionismo è espressione della destra nazionalista – quindi come tutte le destre populiste e oltranziste nonché razziste -; la cultura ebraica è quella del Talmud, libro per molti versi sacro ed esplicativo ove vengono riportati aneddoti importanti che spiegano l’adesione di una cultura a valori transnazionali valevoli per ogni epoca.

Il problema del sionismo è il sentirsi escluso da ogni meccanismo sociale poiché si ritiene d’essere l’eletto quando in realtà vige l’uguaglianza. Si scrive ciò per portare in auge come ogni dinamica che vede attaccare Obama è finalizzata alla decostruzione apportata da una ideologia, tanto nel popolo israeliano, quanto dai Repubblicani statunitensi, assertori di una superiorità volatile che in realtà mostra un senso di inferiorità unito a senso di colpa per il mancato riconoscimento di responsabilità inerentemente al conglitto arabo – israeliano.

L’accordo vi è stato e ha garantito pace laddove l’unica alternativa sarebbe stata la guerra.

Merito di Obama e della Eu nella persona della Mogherini, quanto acquisito nell’accordo si rivelerà importante per la risoluzione di tensioni ancor più importanti e permetteranno di prendere decisioni all’unanimità per sconfiggere lo stato islamico.

Con il dialogo, attraverso la mediazione tra individui su lati opposti del fiume, si sortiscono conquiste generanti nuovi ordini mondiali, ove – seppur per un arco di tempo limitato – la collaborazione facilita – persistendo comunque diffidenza reciproca – l’acquisizione di una pace importante per la stabilità dell’intero globo.

È un ulteriore successo di Obama, un ulteriore tassello di una politica dialogante che vuole vedere la pace nel mondo senza che vi sia la guerra per raggiungerla.

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