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Editoria e informazione: essere nel mondo, consapevoli

di Alfredo Vernacotola

In un momento storico ove ogni ambito socio–economico risente della pervasività della crisi, l’editoria indipendente e/o locale risentono di quanto i finanziamenti pubblici non riescono più ad erogare.

In ogni città, in ogni regione, o in larghe porzioni della penisola italiana poter garantire la pluralità dell’informazione significa dare spazio a chi, attraverso il linguaggio scritto o le immagini video, cerca di portare in auge le piccole realtà territoriali in ogni suo aspetto.

L’impegno della Regione Abruzzo, nella persona di Giuseppe Di Pangrazio, è volto a garantire la sussistenza dei piccoli giornali e una maggiore distiribuzione dell’editoria che fa capo ai quotidiani più venduti in Abruzzo.

Tralasciando quanto di tecnico è racchiuso nei provvedimenti politici che vorrebbero essere presi, si obietta il fatto che non esiste democrazia ove non vi sia una pluralità di interventi che permettano di formularsi idee a-giudiziali, ovvero lontano da logiche partitiche e da motivazioni personalistiche, sempre in agguato quando vi è la politica. Quanto di politico potrebbe essere presente nella comunicazione giornalistica – chi scrive non è giornalista bensì semplice spettatore interessato della cultura – rientra nella logica del confronto che tanto in politica, quanto nella cultura permettono un balzo in avanti che si connota come una progressione foriera di crescita e sviluppo.

Oggi in Italia si sta assistendo ad un imbarbarimento del confronto, ove a venire preservati sono i media ufficiali che mostrano la sola esigenza di andare a favore della componente politica che ne favorisce l’esistenza.

L’editoria indipendente permette la crescita di nuove leve giornalistiche favorendo anche il rinnovamento degli ideali che muovono la spinta a scrivere e perfezionarsi in un determinato ambito della società. La politica non può e non deve ostacolare – non finanziando – la nascita e la sopravvivenza di piccole realtà.

Il tentativo portato avanti dalla Regione Abruzzo è lodevole, nel contempo, però, l’erogazione di un numero esiguo di borse lavoro a sostegno dei piccoli editori per assumere nuove leve risulta del tutto fuorviante, in quanto si allontana dalla necessità che il piccolo imprenditore mediatico “rivendica”: v’è bisogno di un sostegno che possa garantire continuità lavorativa a chi si avvicina al giornalismo. È necessaria anche una collaborazione – non mediata da veti d’ambo le parti – con l’Ordine dei Giornalisti favorente il dialogo franco e aperto alla salvaguardia dei posti di lavoro e alla normalizzazione di forza lavoro che non pone limiti alla conoscenza che possa permettere la crescita del comprensorio e quindi anche delle testate di riferimento.

In un periodo di massima alfabetizzazione informatica, le notizie viaggiano sul web; per garantire una maggiore originalità di quanto è confezionato dai vari siti o blog di informazione, v’è il bisogno di investimenti di fondi pubblici, quei fondi che scarseggiano in quanto in Italia non v’è assoluta certezza che la cultura possa lasciar crescere liberamente il popolo.

Ovviamente quanto accade nell’editoria non vuol essere preso come cartina di tornasole di un sistema al collasso; nel contempo, l’allontanamento della politica dai media locali sortisce un peggioramento della comunicazione tra gli enti e i lettori. Si pensi ad esempio a quanta de–formazione è presente qualora il canale di trasmissione del messaggio sia edulcorato per mancanza di forza lavoro. A questa problematica si ricollega il dovere della politica di rinforzare il vincolo – attraverso fondi stanziati propriamente per la salvaguardia dell’editoria media ed indipendente – con piccole realtà locali, capaci di dare forma alla coscienza popolare che è rintracciabile soltanto attraverso la condivisione di idee, progetti e sperimentazione.

La piccola e media editoria – pur sempre frutto di piccoli imprenditori che tentano la via dell’innovazione – vive anche con la pubblicità, che però non riesce più a soddisfare la necessità di denaro liquido che permetta un adeguato svolgimento della professione.

L’istituzione di borse lavoro sortisce la possibilità – oltre che di pluralità – di diversificare l’informazione e non uniformarsi a quanto magari viene dettato dalle agenzie nazionali, poiché con un impiego regolamentato – che da soli gli imprenditori non possono sostenere – si permette anche di avere l’approccio adeguato a problematiche specifiche che – oggi – per mancanza di conoscenza diretta e di specializzazione non sono trattate adeguatamente. Ad esempio quanto stabilito oggi dal Co. Re. Com per la salvaguardia della reputazione pretende la conoscenza esatta dell’argomento di cui si scrive, in quanto si corre il rischio di incorrere in sanzioni o comunque vi è il rischio di essere ricondotti a lesività conto terzi, quando invece è l’impossibilità di avere accesso diretto che lascia cadere in errore chi scrive per testate minori.

Nella nostra regioni la classe politica – pur manifestandosi vicina – non ha adeguatamente affrontato il problema; chi scrive rende noto che il motore di una macchina non lo si vede dalla facciata, ovvero dalla carrozzeria: il motore può essere celato anche all’interno di un involucro poco appariscente. Con questa piccola metafora si vuol lasciar trasparire che ogni tentativo di innovazione deve – necessariamente – avere il supporto della politica, o quanto meno dell’opinione pubblica che non può permettersi di possedere un cliché pre–ordinato ove vi è il re-indirizzamento come si fosse su di una linea Maginot oltre cui non è possibile andare.

L’informazione deve essere pluralistica e avere in sé la volontà di informare e non de-formare.

Chi scrive lo fa per passione e per senso del dovere.

Non si può e non si deve giocare politicamente con gli organi di stampa decidendo chi può e chi non può essere degno d’essere letto.

D’altronde in Italia i lettori del quotidiano sono in costante diminuzione; è stato insegnato – in una famiglia socialista – che soltanto conoscendo quanto il “nemico” scrive e pensa si può essere in grado di andare oltre il giudizio arbitrario.

Tante domande potrebbero essere poste ai politici quando avanzano proposte di legge a tutela dell’editoria; sono quesiti pleonastici perché le risposte le si hanno già in nuce nel momento stesso in cui si decide di affrontare il problema editoria.

Nessuno legge libri (i lettori diminuiscono costantemente); i giornali cartacei sono divenuti un lusso; l’informazione on line se non durata è il perpetrarsi di una serie di “veline”.

Il compito della politica e del mondo del giornalismo deve poggiare sul rinnovamento e sulla formazione diretta e costantemente aggiornata del Professionista.

La scrittura eleva lo spirito e lascia ragionare come non capita nel dialogo; a dire il vero chi scrive e ama quanto compie scrivendo sta dialogando.

Per questo motivo vi deve essere impegno comune che non può relegarsi ad un numero esiguo di interventi, per giunta non soddisfacenti.

La comunicazione è vita, l’informazione è essere nel mondo, purché non vi sia la deformazione di fondo.

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