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Terremoto, un altro imprenditore rideva. ‘Lavoro per 20 anni’

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«Allora ce n’è di lavoro là?»

«Vent’anni di lavoro».

Nuove risate sul terremoto dell’Aquila che per diversi imprenditori rappresentava solo un’occasione per fare business.

Nel corso di una telefonata del 22 aprile 2009, secondo la Direzione distrettuale antimafia (Dia) di Palermo, Franco Diesi, boss del mandamento di Corleone, parla con Carmelo Virga, 66 anni anch’egli corleonese.

Questo è quanto riportato dal quotidiano [i]Il Messaggero[/i]. Le carte della Procura di Palermo evidenziano anche contatti con i palazzi del potere romani, (anche ministeri) per mettere le mani sulle commesse per la ricostruzione post terremoto. E ogni qual volta Virga parla degli affari che si potevano fare sulla tragedia aquilana, annotano gli investigatori della Dia di Palermo, lui mostrava una esplicita gioia.

«Oggi sono andato nelle zone terremotate, sono scappato per L’Aquila, minchia disastri».

Dall’altro capo del telefono: «… Minchia ci dobbiamo andare, secondo me per dieci anni, per i prossimi dieci anni di lavoro solo là saranno per l’Italia, per l’edilizia… Minchia quante macerie… cumuli di macerie».

L’intercettazione del 22 aprile tra Virga e un architetto che gli chiedeva della situazione post sisma: «Allora ce n’è di lavoro là?». “Vent’anni di lavoro», ha risposto Virga, con un’immancabile risata.

E sempre L’imprenditore di Corleone al quale ora la Dia ha sequestrato tutto tutto diceva: «Perché onestamente qualcosa la vorrei intrapre… perché c’è tutto da fare… organizziamo uno studio tecnico privato… mettiamo quattro baracche di legno in qualunque modo organizziamo… compriamo un pezzo di terreno». E Salvatore Lanzalaco (pentito di mafia) lo tranquillizzava: «Abbiamo proprio i riferimenti giusti». Ancora Virga: «Quando dici tu io salgo perché il tempo è ora».

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