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Cialente dichiara guerra al campanilismo

«Basta con il campanile. Serve un salto qualitativo della classe politica e dirigente, ma anche una riforma elettorale per l’elezione dei consiglieri regionali». A proporlo, attraverso un lungo post pubblicato sul social network Facebook, è il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

«Basta con queste elezioni di rappresentanti di territorio – argomenta il Primo cittadino – Eleggiamo i consiglieri dell’intero Abruzzo, non più una federazione di feudi elettorali. La mia proposta è dunque quella di eleggere su liste di 32 consiglieri, con attenzione al voto di genere. Potrebbe essere con due o tre preferenze. Non mi si dica che le campagne elettorali costerebbero troppo. Esistono regole, basta applicarle con attenzione e severità. E comunque le campagne elettorali si fanno consumando chilometri, parlando con la gente, non con piccole lobby di quartiere». In questo modo, secondo il sindaco, «avremmo finalmente consiglieri che vedono tutto l’Abruzzo e li avremmo sin da oggi, perché chi vorrà essere rieletto dovrà sin da oggi curarsi di tutta la regione e di tutti i suoi problemi».

«Lancio questa proposta in primis a Luciano D’Alfonso e alla sua giunta – sottolinea Cialente – poi al segretario del maggior partito, il Pd, Marco Rapino. So bene che vi saranno enormi resistenze.

Allora chiedo agli abruzzesi di giudicare questa mia proposta e se la condividono di partire con una grande raccolta di firme. Gli abruzzesi combattano battaglie ideali per l’Abruzzo del futuro».

Nel lungo post, il Primo cittadino, nell’argomentare la propria tesi, dice di essere «preoccupatissimo» per il destino dell’Abruzzo.

«L’Abruzzo – spiega Cialente – è una regione bellissima, con territori pressoché intonsi, splendidi borghi, belle città. Terra ricca anche di talenti, con mille vocazioni, variamente distribuite sul territorio. Posto al centro dell’Italia, con vicino enormi bacini demografici, l’Abruzzo potrebbe vivere su tutto, dall’industria dello spazio, l’avvenire, alle più vecchie tradizioni: la pastorizia. Non tutte le Regioni italiane hanno queste potenzialità. Ma abbiamo dei fattori di debolezza. Il primo è che siamo pochi. 1 milione e trecentomila. Gli altri abruzzesi, milioni, sono sparsi per il mondo. Abbiamo pagato, ben più di altri, il dramma della disoccupazione e dell’emigrazione. Non siamo ricchi, abbiamo alle spalle decenni di errori che ci hanno indebolito, come se fossimo stati colpiti da un parassita. Indebolito e minato non solo economicamente, ma soprattutto moralmente. Abbiamo anche un problema di classe dirigente diffusa. Ancora oggi i nostri figli migliori se ne vanno, occupando posti di grande prestigio in altre città italiane e all’estero. Non riusciamo a trattenerli. Dunque cosa fare? Arrendersi, rassegnarsi, o cominciare invece ad avviare un grande piano strategico di sviluppo, sintesi (e questo è difficile assai) dei piani strategici di sviluppo delle singole città e cittadine e dei singoli territori? Domanda retorica. Dobbiamo ripartire».

«Non è difficile – aggiunge il sindaco – basta privilegiare la politica intesa come il momento in cui i decisori si seggono insieme, attorno ad un tavolo, con il resto della classe dirigente, con trasparenza ed informazione e quindi partecipazione di tutti i cittadini. Non è difficile. Siamo 1 milione e trecentomila abitanti. Messi tutti insieme non facciamo una delle grandi città italiane. Questa prospettiva, che a mio avviso sarebbe anche esaltante, e grande scuola per i nostri bravissimi giovani, che crescono senza veri maestri, è però resa impossibile, davvero credetemi impossibile, da una malapianta che non riusciamo ad estirpare dalla nostra terra: il campanilismo.

Sarà forse anche la nostra storia antica e recente degli ultimi settanta anni, ma proprio non siamo capaci di avere una visione complessiva. La nostra politica non riesce neanche a fare un’analisi su scala provinciale, siamo fermi alle aree. Nel nostro caso, l’Aquilano, diffidente persino rispetto alla Marsica, alla Valle Peligna. E viceversa. Ma questo vale nel Teramano, Chietino, addiritttura nel Pescarese. Mi ha colpito come un diretto leggere che i festeggiamenti della vittoria-riconferma del sindaco di Chieti sia stata festeggiata al grido di “chi non salta pescarese è”. Ma dove si va così? Se si odiano due città a venti minuti di macchina?

E non è solo la politica, avete visto le vicende Confindustria e così via»?

«In questi ultimi giorni – sottolinea Cialente – vi è stato “l’incidente” sul numero di posti assegnati alla facoltà medica dell’Aquila e di Chieti. Vero incidente, generatosi in un tavolo del Miur, nel quale la Regione, che aveva diligentemente svolto il suo limitato compito, proprio non può rientrarci. Errore matematico, prontamente risolto dal Ministro Stefania Giannini. Subito, e ancora stamane sulla stampa, è divenuto occasione di attacchi alla Regione e addirittura all’Università di Chieti, che vi giuro non hanno alcuna responsabilità. Addirittura il primo a cadere dalle nuvole è stato il Rettore di Chieti. Questo non è che l’ultimo episodio. I politici, e non solo loro, pigri, incapaci di delineare progetti di respiro, usano il campanile come unico mezzo, facile perché diretto alla pancia, per avere consensi. Ognuno difende il proprio orticello, ognuno pensa di salvare il suo piccolo pezzetto di terra, la propria comunità.

Così non si va da nessuna parte. Non si salta sulla scialuppa, ma si riporta in rotta la nave».

«Purtroppo – aggiunge il Primo cittadino – vedo da anni non solo i sindaci, ma anche i consiglieri regionali, avvitati in questa logica. Il terremoto aquilano è stata la più grande tragedia degli ultimi 100 anni in Italia, Ha sconvolto l’esistenza di più di un sesto degli abruzzesi. Ebbene, lo dico e sfido chiunque a smentirmi. In questi anni, soprattutto allora, vi sono stati assessori regionali mai venuti, alcuni consiglieri regionali non si sono mai, dico mai, visti, neanche una volta. Non so molti di loro chi fossero, non ne conosco neanche le facce. E questo non vale solo per i consiglieri regionali. Vale anche per molti parlamentari abruzzesi. E quanti sono quelli che si stanno preoccupando di una delle aree in maggiore sofferenza da anni, quasi senza futuro, come la Valle Peligna? E’ un problema di campagne elettorali: si fanno consumando chilometri, parlando con la gente, non con piccole lobby di quartiere. Potrei continuare per ore. Gli appuntamenti che ci aspettano sono drammatici. Uno per tutti: la riforma del nostro sistema sanitario regionale, dalle strutture base delle Uccp e Aft (la medicina sul territorio) alla riorganizzazione degli ospedali. Pensate che si sta partendo dall’analisi dei bisogni reali? Dall’obiettivo di rendere l’Abruzzo una regione con la sanità di eccellenze, e risposta a tutti i bisogni? No. Si sta discutendo solo di hub, super hub, reparti, repartini e così via».

«Miopia – conclude Cialente – non andremo da nessuna parte. E qualsiasi giunta, qualsiasi maggioranza, non sopravviverà».

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