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Zone franche urbane a L’Aquila, nessuna tassazione per le imprese

«Le esenzioni derivanti dalla costituzione di Zone Franche Urbane non rappresentano in alcun modo un contributo tassabile per le imprese».

E’ quanto precisato ieri dal Ministero delle Finanze alla Camera in risposta ad un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato abruzzese di Scelta Civica e capogruppo in Commissione Finanze Giulio Sottanelli.

L’interrogazione chiedeva di chiarire come debbano essere considerate le agevolazioni legate alle zone franche urbane e se queste siano o meno tassabili. La questione riguarda la possibilità che queste agevolazioni possano assumere una valenza fiscale, ad esempio come contributi in conto esercizio o in conto capitale o ancora in conto impianti.

Nel corso del 2014 in alcune Regioni si è proceduto infatti all’assegnazione delle agevolazioni per le zone franche urbane (Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria, Puglia), mentre per L’Aquila l’assegnazione era già intervenuta nel corso del 2013.

«Il parere del Ministero, sentita anche l’agenzia delle Entrate, ha chiarito finalmente la situazione – spiega Sottanelli – le agevolazioni in questione, che di fatto rappresentano delle riduzioni d’imposta, non assumono rilievo ai fini della dalla determinazione del valore della produzione e del reddito, indipendentemente dalla modalità di contabilizzazione».

«La risposta del Ministero – prosegue Sottanelli – ha anche evidenziato che chi usufruisce dell’agevolazione a scomputo dei versamenti contributivi dovrà tener conto che i suddetti contributi saranno deducibili per la quota che non gode dell’esonero contributivo. In sostanza, l’impresa è tenuta a versare 1.000 euro di contributi previdenziali e gode di un’agevolazione di 400, la parte di contributi che potrà dedurre dal reddito d’impresa ammonterà a 600. Tale precisazione – conclude il parlamentare – ha lo scopo di evitare che l’impresa ottenga un duplice vantaggio sulla parte di contributi agevolata: per l’appunto l’agevolazione che consente di non versare una parte del dovuto e dall’altra l’integrale deducibilità dal reddito d’impresa».