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«L’Asilo Occupato è nato per ridare stimolo a città abbandonata»

«Dopo aver, nuovamente, ricevuto notizie di una “non provocazione” del club Forza Silvio “Giuseppe Ungaretti”, ci terremmo a puntualizzare alcuni punti, non tanto con i membri dell’impavido club di giustizieri, ma con la città, perché è con essa che noi ci rapportiamo ed è per essa che noi esistiamo e continuiamo le nostre attività», questo il nuovo messaggio diramato dall’Asilo Occupato L’Aquila .

«Il collettivo dell’Asilo è nato con la precisa intenzione di ridare vita e funzione a quell’edificio in stato di abbandono, un luogo grande e vuoto, in una città disgregata e bisognosa di un nucleo, di un luogo di ritrovo e scambio di idee. Quando abbiamo appreso che si stava finalmente muovendo qualcosa per l’avvio ai lavori di ristrutturazione, abbiamo capito di aver quasi raggiunto il nostro obiettivo, ovvero condurre l’attenzione cittadina e comunale su quell’edificio e assicurarci che i lavori e l’assegnazione degli spazi si svolgano in modo giusto e trasparente, in linea con i bisogni della città tutta».

«Le attività che continuiamo a svolgere non sono una dichiarazione di opposizione ai lavori, anzi stiamo anche noi aspettando notizie più concrete e ci auspichiamo arrivino a breve, ma in attesa di una data certa di avvio del cantiere, noi continuiamo ad offrire stimoli ai giovani in città», si legge nella nota.

«Cercare di strumentalizzare l’occupazione dell’Asilo per lamentarsi dei lunghi tempi dell’amministrazione comunale non è corretto, né credibile.

Vogliamo anche noi chiarezza e fatti, oltre che promesse, ma non fungeremo da capro espiatorio per facilitare la strada a chi, a sua volta, raramente si prende le sue responsabilità o fa qualcosa di concreto per la città che tanto difende. A parole.

L’Asilo Occupato non rappresenta una minaccia, ma uno stimolo all’azione, un punto di riferimento, un catalizzatore di socialità e cultura, cose che trascendono le beghe politiche e di potere, quindi non c’è bisogno di supereroi in calzamaglia qui, i cattivi non siamo noi», questa la conclusione.

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