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E una mattina poi mi sono scordato

di Valter Marcone

Domandavo dove sono le rose,

di lì si vedeva il giardino

ma non le rose e le siepi

con i buchi per gli uccelli.

Come un oceano di pelle

vidi le rose e quella casa:

la chiamavo la casa delle rose,

dove dormivano gatti e ragazzini.

Mi ricordo quei ragazzini

tutti spettinati e infangati dopo

la partita a pallone

e il lento declinare dei giorni

mentre aspettavano che passassero.

Mi ricordo la mia casa senza balconi

con le finestre a piano terra

e il freddo dei pini che toglievano il sole

divorando il sangue di chi ci viveva vicino.

Era il giardino dell’Acqua Santa

quella strada sui terreni per le patate

e i fiori di rosmarino e il profumo

del pane appena cotto.

E una mattina poi mi sono scordato

di tutto. Ed era come aver abbandonato

una mercanzia sulla bancarella

di pomodori, dei pomodori al mercato.

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