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Grexit e fine di un sogno di unità

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di Alfredo Vernacotola

Si è alla vigilia di una giornata (quella di domenica) che segnerà – comunque vada una frattura all’interno dell’Unione Europea: i greci saranno chiamati a votare il proprio destino – presente e futuro -, quello di intere generazioni nate in nome di una austerità che non può e non deve essere cagione di una reazione a catena .

Ovviamente il ruolo svolto dalla comunità europea è di vigilanza, non essendo chiaro un indirizzo politico comune fra tutti gli stati, mancando una linea politica decisa.

Chi scrive è appassionato di politica, quella politica che ha sempre trovato soluzioni, non lasciando mai nessuno stato indietro (si pensi alla stessa Germania del 1992, che invece oggi detta regole laddove con lei sono state ritenute passibili di allentamento) anche chi oggi predica il rigore, e vede nell’intransigenza del rispetto delle regole economiche la via d’uscita dalla stagnazione. Giovedì ho avuto modo di leggere l’intervista al Senatore Mario Monti. Quel che ne è uscito fuoridal dialogo con il giornalista Cazzullo è molto indicativo se rapportassimo la situazione che oggi vive la Grecia a quanto vissuto dall’Italia nel 2011. L’Italia è stata sottoassedio e l’urgenza di cancellare vent’anni di politica economica fallimentare apportando dei correttivi si è dovuto fare per evitare anche noi il default (come non si può ricordare l’essere famoso del termine spread btp/bund), creando la base per riforme strutturali molto importanti. Si è crtitcato l’operato di Monti; tutti abbiamo sbeffeggiato il tentativo di riforma del sistema pensionistico redatto da Enza Fornero.

Ognuno dei provvedimenti attuati dal Governo Monti – oggi – risultano incostituzionali. Questo non vuol dire che quanto è stato fatto non sia stato necessario, anzi con quegli atti si è arrivati a riforme, condivisibili e meno condivisibili, che sta portando avanti il governo di Matteo Renzi. Quanto scritto non vuol essere espressione di vicinanza ideologica e politica al Premier.

Se Monti non fosse stato Primo Ministro, o Presidente del Consiglio che dir si voglia, l’Italia sarebbe finita nella stessa condizione della Grecia: Renzi svolge il ruolo di mediatore tra i paesi borderline e la fermezza della cancelliera Merkel; costui sa che si corrono rischi molto importanti per conseguenze dirette. Per questo accetta varie tipologie di dialogo, purché ve ne sia. Il ruolo di Monti? Prestare Alla politica la capacità dell’economista.

Tornando alla Grecia del Governo Tsipras. Si dia per scontato che è in atto una partita a scacchi: si può evitare una sconfitta umiliante da ambo le parte? A mio avviso no. La sconfitta è sia della Grecia che del governo europeo guidato da Junker e dal fondo salva stati europeo che rimangono arroccati su posizioni che divengono punizioni per l’intera area euro, siano esse emergenti o della prima ora. Tutto ciò non toccherebbe soltanto i greci. L’inopportunità dell’intervento del Presidente della Commisione Junker sta tutta nel parlare quando non dovrebbe. Chi rischia di più la Grecia o l’Eurozona?
Ai posteri poter osservare quanto accadrà da lunedì in poi. Personalmente ci si trova d’accordo con Mario Draghi che continua a rendere disponibile liquidità per le banche elleniche. In effetti Draghi ha specificato il pericolo rappresentato da scenari mai conosciuti dopo la crisi del 1929 e la sua ripercussione anche nei paesi che uscivano dalla Prima Guerra Mondiale. Il default è un fantasma (ora ufficioso per poi essere ufficiale) per la Grecia e l’Europa appartenente al blocco anglo – tedesco.. vi sarebbe una reazione a catena, una sorta di gioco del domino che travolgerebbe anche i falchi intransigenti. L’Europa non sembra ricordare quanto i Padri costituenti, dalla ormai mitica CECA, abbiano scommesso sull’unità politica forte a cui fa seguita una politica monetaria forte perché avente basi politiche.

La sostanziale domanda che ci si dovrebbe porre è la seguente: all’interno di una comunità eterogenea come si struttura il senso di comunità, all’appartenenza al popolo europeo? Non vi è coesione perché l’Europa si colloca tra tensioni populiste e deruve ideologico religiose, lontane dall’intenzione iniziale.

La decisione di ricorrere in Grecia al referendum per chi scrive è una follia, per un paese che soltanto una volta ha usato questa forma d’espressione del voto popolare. Il governo di estrema sinistra ha mostrato – nel corso di cinque mesi – la sua incapacità di governare: se le intenzioni di Tsipras e Varoufakis sono sempre state queste. La soluzione la si poteva paventare prima, pur permanendo la follia a mio avviso. La Grecia ha già avuto dei “default”, sempre per non pagare tributi. In realtà i debiti vanno saldati a patto che non vi sia la distruzione del debitore, altrimenti il gioco è al massacro. Quel default storico avvenne per il mancato pagamento di tributi da dividersi tra i vari reggenti della democrazia. La Grecia odierna ha usato il referendum soltanto per decretare la fine della monarchia…

All’argomento appena citato si aggiunge quello del debito sovrano che ogni stato ha nei confronti di FM, BANCA CENTRALE EUROPEA E IN PARTE CREDITORI PRIVATI (STATI). Connesso a tale argomento è quello della redistribuzione degli aiuti che arrivano dalle istituzioni comunitarie e non. Chi scrive – pur non essendo un economista – si trova d’accordo con Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia che afferma la non sussistenza di aiuti diretti al paese se questi stessi, una volta entrati servono a pagare i creditori e la direzione va al di là del suolo ellenico: così facendo il divario tra ricchi e poveri aumenta. In fin dei conti è questo il meccanismo dell’economia. Nel contempo l’ideologia marxista di un ministro come Varoufakis rasenta lì autodistruzione al pari dell’inflessibile ministro tedesco dell’economia, che ricorda la tendenza dei tedeschi all’auto distruzione, come la storia dal 1700 in poi ci racconta.

Chi è che in realtà ottiene dei vantaggi da queste schermaglie politico – economiche che “taglieggiano” i popoli europei? Il vantaggio lo vede chi rintraccia nella Grecia il trampolino di lancio ove due estremismi riescono a comunicare fino a governare insieme, creando la situazione molto pericolosa dell’oggi.

Grexit o Eurexit? Mario Monti parla di Umiliazione quando si riferisce alla Troika; Ma rio Draghi parla di rischi e sostiene lintero gruppo europeo rimpinguando le banche con denaro liquido per favorire la ripartenza dell’economia reale, non quella virtuale; Alexis Tsipras è confuso; Varoufakis sfida il mondo perché è un economista formatosi in giro per il mondo. Junker? No comment riguardo a chi fa le veci di altre troike più o meno celate sotto il perbenismo. Viene da sorridere quando si viene a conoscenza che i tali di cui sono hanno ancora la loro moneta sovrana. Allo stesso tempo, il ritorno ala Dracma in Grecia significherebbe l’inizio della fine di un progetto lungo 60 anni. Nel bene e nel male, il merito sarà sempre del simpatico ministro tedesco delle finanze Schauble, pur sempre uno “statistico” tedesco, anch’egli un cpntabile banale (si passi questa licenza). In un paese in cui il Pil è in prevalenza relegato nell’agricoltura, si rischia di creare la deflagrazione completa e finale.

Astenendosi dal giudizio, come solito per chi scrive, il risveglio, qualunque sia, dalla sbornia del referendum, avrà perso l’Europa e i Padri fondatori e noi tutti che crediamo in un unico soggetto europeo capace di resistere ai blocchi. Soltanto l’Unità permette di superare ostacoli, qualunque ostacolo, purché non prevalgano interessi personalistici. Che ne pensa Cancelliera Frau Merkel?

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