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Protesta all’Emiciclo, i dipendenti di Abruzzo Engineering in rivolta

Una ventina di dipendenti di Abruzzo Engineering, la società controllata dalla Regione e altri soci pubblici e privati, sta protestando all’interno di palazzo dell’Emiciclo, dove si sta svolgendo la conferenza dei capigruppo, per chiedere l’inserimento all’ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale, in programma stamani ma mai cominciata, del provvedimento di uscita dalla compagine sociale di Selex Service Management, società controllata da Finmeccanica, e di un piano di rilancio.

Abruzzo Engineering, nata su iniziativa dell’allora presidente della Giunta regionale di centrosinistra Ottaviano Del Turco e del suo braccio destro Lamberto Quarta con la mission di abbattere il digital divide nelle zone interne, è stata messa in liquidazione nella scorsa consiliatura, dal presidente della Giunta di centrodestra, Gianni Chiodi, che non l’ha riconosciuta come società pubblica in house definendola «un carrozzone politico».

Ae ha circa 200 dipendenti di cui oltre la metà in cassa integrazione: attualmente è coinvolta in commesse legate al terremoto con Comune e Provincia dell’Aquila oltre che con l’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra).

Il governo di centrosinistra ha tentato un difficile rilancio con particolare interessamento del vice presidente con delega alle Attività produttive, l’aquilano Giovanni Lolli. Inizialmente, le quote erano controllate al 60 per cento dalla Regione, al 30% da Selex e al 10 dalla Provincia dell’Aquila, quest’ultima formalmente fuori dopo aver dichiarato di non poter assolvere ai propri obblighi.

Il governatore, Luciano D’Alfonso, punta a estinguere il debito milionario con Selex al tempo stesso rilevando le quote per circa 5 milioni, acquisire la completa proprietà pubblica di Ae e renderla così società «in house» dell’ente, capace di rilanciarsi potendo acquisire commesse a chiamata diretta, cosa fin qui mai possibile.