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Ue: «Italia produca formaggi anche con il latte disidratato»

di Francesca Marchi

E’ appena cominciata la guerra del latte tra Italia e Unione Europea, ma i toni sono già molto caldi.

L’esecutivo europeo chiede al Belpaese di adeguarsi alla normativa degli altri Stati, secondo cui l’industria casearia ricorre normalmente a succedanei come il latte in polvere. La diffida inviata a Roma dalla Commissione UE impone l’addio al latte fresco e un benvenuto al latte in polvere, insomma una sorta di “correzione” alla legge italiana n. 138 dell’11 aprile 1974 recante “[i]nuove norme concernenti il divieto di ricostituzione del latte in polvere per l’alimentazione umana[/i]” che sancisce il divieto di utilizzo e di detenzione di latte in polvere e latte ricostituito al fine della produzione di prodotti caseari.

[I]È vietato detenere, vendere, porre in vendita o mettere altrimenti in commercio o

cedere a qualsiasi titolo o utilizzare:

a) latte fresco destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di

prodotti caseari al quale sia stato aggiunto latte in polvere o altri latti conservati

con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati;

b) latte liquido destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di

prodotti caseari ottenuto, anche parzialmente, con latte in polvere o con altri

latti conservati con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati;

c) prodotti caseari preparati con i prodotti di cui alle lettere a) e b) o derivati

comunque da latte in polvere;

d) bevande ottenute con miscelazione dei prodotti di cui alle lettere a) e b) con

altre sostanze, in qualsiasi proporzione[/I].

La legge 1974 impone che in Italia i formaggi si possano fare solo con il latte, con l’obiettivo di preservare la qualità della produzione lattiero-casearia italiana.

Cosa accade oggi?

La normativa italiana, che proibisce l’uso di surrogati, è considerata un ostacolo alla “libera circolazione delle merci”. E’ proprio questo il punto, si chiede all’Italia di consentire la produzione di formaggi senza latte per aprire il nostro mercato ai formaggi senza latte provenienti dall’estero, che finora non potevano arrivare sulle nostre tavole.

Bruno Petrei, funzionario dirigente di Coldiretti Abruzzo e presidente del Gal Gran Sasso Velino, dichiara: «Questo è un colpo terribile alla nostra economia zootecnica e arriva proprio nei mesi in cui si spendono milioni e milioni di euro all’Expò per far conoscere le nostre eccellenze al mondo».

Chi trae vantaggi da questa diffida?

Secondo Bruno Petrei, la manovra che arriva dall’UE, rappresenta «un vantaggio in termini economici per molti industriali. Ci sarebbe un risparmio economico enorme.

Abbiamo, come Coldiretti, vinto grandi battaglie grazie alla legge del ’74, che andava a imporre una cosa che sembra scontata ma non lo è: il formaggio si fa con il latte, il vino si fa con l’uva. E’ tutta lì la forza della qualità della nostra industria alimentare. La diffida sarebbe la tomba della qualità e del vero marchio Made in Italy. Perché si può continuare a scrivere “prodotto in Italia” anche se il latte in polvere proviene dall’estero, come accaduto con dell’olio d’oliva».

Quali prodotti si salvano?

Non sono a rischio le Dop, vale a dire i prodotti di origine protetta, come per esempio Grana Padano, Montasio, Asiago e Mozzarella di bufala. Invece tutti gli altri formaggi vedrebbero diminuire la loro qualità. Si pensi che già oggi una mozzarella di latte vaccino su quattro è prodotta con i cagliati del latte, quindi prelavorati che arrivano da paesi esteri come Germania, Polonia e Lituania.