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Un capriccio in meno e un sorriso in più

di Roberta Mancini

Ben trovati. È un fatto consueto che i bambini vadano a scuola (sotto la terminologia generica riconduciamo ovviamente i primi anni di scolarizzazione quando il distacco dal genitore è più complesso ma, anche per il nido – che è poi il mio campo operativo – equivale lo stesso discorso) mossi da un’emotività che non è sempre uguale ma varia, esternando contentezza o disperazione, a seconda dello stato d’animo.

Comprendere il motivo di disagio è quasi certamente il primo passo da compiere e anche se non è sempre così semplice, allo scopo di perpetuare maggiore serenità nei propri figli, è importante escludere prima di tutto eventuali problemi legati alla struttura.

Non sto qui a rivangare l’importanza di avere una tale sicurezza ma posto che la maggioranza delle strutture meritano di godere della vostra fiducia, il suggerimento per voi genitori è quello di rispettare i tempi di adattamento che ogni bambino matura soggettivamente. Mi capita spesso di scorrere, siano riviste o forum di genere, le testimonianze di genitori che lamentano la particolare lunaticità dei propri figli e adducono scuse, spiegazioni o peggio ancora attribuzioni di colpa che, perdonerete la difesa della categoria, non reggono molto. Svegliarsi la mattina e decidere di avere una cattiva predisposizione verso l’andare a scuola non è un fatto meccanico, deciso a tavolino né coincide obbligatoriamente con eventuali comportamenti errati da parte dei maestri e degli educatori.

L’iter separatorio dai genitori è duro ma indispensabile affinché il bambino maturi una certa autonomia e getti le basi per quello che sarà il suo bagaglio relazionale, il modo in cui saprà imparare a stare al mondo al di fuori del guscio familiare.

Tuttavia non dimentichiamoci mai che è un processo che può prevedere degli intoppi che non devono preoccupare più del dovuto. In linea generale l’impatto iniziale col nuovo ambiente risulta essere positivo, grazie all’interesse che un luogo ignoto, pittorico e gremito di giochi può suscitare. Passata la novità è del tutto naturale che si verifichi un calo dell’entusiasmo con la conseguente comparsa della fase capricciosa: ciò è dovuto al fatto che il bambino prende atto del cambiamento e lo immagazzina nel suo vissuto realizzando che quella procedura giornaliera lo distaccherà dagli affetti più importanti.

All’interno di questa fase è necessaria, quasi obbligatoria raccomanderei, una certa continuità tra i rapporti del bambino e il personale educativo della struttura. Diventa sempre più difficile per chi svolge questo mestiere, infatti, cercare di garantire la stabilità e la serenità dei bambini all’interno del contesto scolastico se l’inserimento viene fatto a porzioni solo perché spesso è più l’insicurezza e la paura del genitore a prevalere.

È esatto dire che il bambino soffre il distacco e teme l’abbandono ma se il processo di introduzione viene forzato per una giusta causa e completato, quest’ultimo constaterà come l’andare a scuola (o asilo nido che sia) è una fase perfettamente in linea con le altre tappe della giornata dove è vero che c’è un momento di separazione dalla famiglia ma anche quello conseguente del ricongiungimento.

La ragione dei capricci di un bambino che non vuole uscire di casa deriva fondamentalmente da un timore che si auto genera intorno al sesto mese di vita fino al quinto-sesto anno di età e che riguarda principalmente la figura di riferimento, quella materna.

Per questa ragione tali strutture predispongono un programma preciso della giornata (accoglienza, attività, pranzo, riposo, merenda) in modo da garantire ai bambini una certa ripetitività atta a tranquillizzarli e a dimostrare loro che alla fine di tutto ciò vi sono sempre mamma o papà, o chi per loro, ad attenderli e a riprenderli.

Ciò che va evitato in ogni modo e maniera è tentare di “diluire” il distacco con espedienti affettivi troppo lunghi e inutili (un altro bacio a mamma, sei arrabbiato con papà?, mica pensi che ti lascio qua, etc.) perché se c’è una cosa che i bambini recepiscono per intero (e le maestre mal tollerano!) sono le emozioni negative e le ansie eccessive dei loro genitori. Tranquillizzateli, quindi, e tranquillizzatevi. Alla prossima!

*[i]Roberta Mancini {{*ExtraImg_221884_ArtImgRight_300x210_}}

ha 27 anni ed è stata un’esperta baby sitter. Aquilana doc, è un’educatrice infantile. Si è occupata di assistenza, tutela ed educazione di bambini dai 3 ai 36 mesi. Le principali attività svolte a supporto dei bambini sono state: di tipo grafico-pittoriche, attività manipolative e di tipo motorieHa conseguito il diploma di Liceo delle Scienze Sociali presso l’Istituto d’istruzione superiore ‘Domenico Cotugno’ di L’Aquila[/i].