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Vessazioni all’Univaq? La denuncia di alcuni studenti

Riceviamo e pubblichiamo, pronti a fare altrettanto con eventuali repliche, la lettera aperta inviata da uno studente dell’Università dell’Aquila che ha deciso di restare anonimo, definendosi soltanto “Uno studente che faceva parte dei coraggiosi”.

«Questa è una lettera di esasperazione – scrive lo studente – una lettera di denuncia da parte di noi studenti aquilani che non ne possiamo più. Abbiamo bisogno di una voce che ci ascolti e spero che qualcuno sia lì fuori a raccogliere le nostre richieste di aiuto. Siamo studenti di due corsi di laurea che hanno sede a Coppito, studenti che non ne possono più di subire le angherie di un docente giurassico, che da generazioni mette alla prova fisico, mente e salute dei suoi studenti. Non potrò fare nomi, perchè siamo stati minacciati più e più volte di denuncie e citazioni nelle nostre precedenti proteste all’interno dell’Ateneo; proteste pacifiche, volte al dialogo e all’apertura mentale, così da far capire il reale problema, ma accolte sempre come accuse nei suoi confronti. Ecco questa è un’accusa».

«Appelli di esami con più di 15 persone (sì perchè poi bisogna contare che i nostri sono corsi di laurea molto poco gettonati, che negli anni la fama li ha preceduti e quindi ha portato una moria di studenti; ma questo ancora non è saltato agli occhi dei docenti) dove il massimo tra i voti preso si aggira intorno ai 14 trentesimi – aggiunge lo studente – già, la sufficienza, nonchè la promozione, è solo un’utopia, un sogno che ragazzi vorrebbero vedere realizzarsi da ANNI, ma che non arriva. Ma il docente è clemente. Dopo aver subito un’umiliazione pubblica davanti a tutti, con i propri compiti in mano, in cui il docente si ricorda persona per persona quante volte abbia fatto quell’esame e quanto non sia possibile non riuscire a superarlo visto che è di una semplicità cosmica (abbiamo intenzione di inviare i suoi compiti d’esami ad altri docenti per sottoporli a verifica), ti senti anche dire, sempre in presenza degli altri tuoi colleghi studenti costretti alla gogna pubblica, “forse era il caso che non ti presentavi se questi sono i risultati”. Nessuno passa questo esame se non dopo anni di pubbliche derisioni e dopo anni di anoressia, sedute psichiatriche perchè non è possibile che una persona riesca a fare 18 esami per poi sentirsi dire, dal docente stesso, che “[i]non sei portato per questo corso studi, tanto vale che lasci[/i]”. Molte persone hanno lasciato, infatti; ma la testimonianza notevole si deve ad altre due categorie di studenti: quelli che si sono trasferiti e quelli che sono rimasti».

«I primi, esasperati da questa situazione – scrive ancora lo studente – si sono trasferiti negli atenei italiani che più gli permettevano di completare il corso di studi. Il dato clamoroso è che riescono a superare questo esame con votazioni comprese tra i 28 e i 30 trentesimi. Ora la riflessione non è tanto al voto, ma quanto al fatto che in Univaq, nel corso di laurea che loro avevano scelto, erano stranamente diventato stupidi (ripeto dopo anni di esami), mentre trasferendosi, cambiando aria hanno guarito la loro malattia. Sì perchè sono loro le falle nel sistema, non il docente. Sì perchè un bravo docente è quello in grado di insegnare, di mandare avanti i propri studenti con orgoglio e soddisfazione. Ma a quanto pare, questa non è l’opinione del corpo docente. Sì perchè se tutti gli studenti, ripetutamente negli anni (situazione precedente agli anni ’80) non riescono a superare questo ostacolo, non è colpa delle assurde pretese del docente, non è colpa del fatto che quando vai da lui a testa bassa a chiedere come andava risolto allora l’esame ti senti rispondere solo “ah, perchè non l’hai capito ancora?!” e più niente, non è colpa del fatto che non ci sia controllo, ma è colpa nostra. E se riusciamo a passare l’esame altrove, magari è così arrogante da affermare che sono gli altri docenti gli incapaci».

«I coraggiosi, quelli che restano – aggiunge lo studente – sono ragazzi e ragazze ormai senza speranza per il loro futuro, con una tesi pronta, scritta e firmata, ma che da anni non riescono ad uscire fuori da questa spirale di oppressione. La mia (nostra) potrebbe sembrare una protesta senza senso, senza nè capo nè coda, ma siamo davvero disperati. Siamo arrivati al colmo delle nostre possibilità economiche, mentali e di salute per continuare a sostenere una situazione del genere. Vi chiediamo di pubblicare questa lettera; facciamo appello alle vostre coscienze ed esperienze, perchè sappiamo che anche voi siete stati studenti come noi. Chiediamo che qualcuno ci ascolti, finalmente. Abbiamo combattuto troppe battaglie contro i mulini a venti negli anni, non abbiamo mai scavalcato gli organi di Ateneo, ma adesso siamo pronti a farlo. Se questa richiesta di aiuto non verrà accolta, andremo oltre, perchè si combatte davvero per tante cose in Italia e noi stiamo combattendo perchè vogliamo solo costruire un futuro. Un futuro che per alcuni è diventata solo una vaga realtà, un futuro che già di per sè è difficile da immaginare, ma che noi abbiamo ancora il coraggio e la voglia di portare a termine. A tutti i costi.

Grazie».