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Beni culturali: «Ricostruzione a rischio paralisi»

«Non inganni il clangore dei pochi cantieri in centro storico attualmente attivi. Chiusi quelli, le imprese incroceranno definitivamente le braccia nel cratere se le sedi ministeriali dei Beni Culturali del post riforma Franceschini non riprenderanno ad espletare le normali funzioni amministrative». Lo afferma il presidente regionale di Ance Abruzzo Enrico Ricci, all’indomani della visita del ministro ad Ocre, durante la quale il titolare del Dicastero ha dichiarato che i lavori della ricostruzione stanno procedendo regolarmente.

«La realtà, purtroppo, è un’altra. La riforma Franceschini ha di fatto paralizzato le attività degli uffici», spiega Ricci a seguito di molte segnalazioni pervenute dalle imprese e di riscontri effettuati direttamente con i responsabili delle strutture.

«In sintesi – riassume l’Ance – la programmazione Cipe è ferma al 2013 con una disponibilità per la ricostruzione dei beni culturali di 70.500.000 euro, buona parte dei quali ancora da spendere. A questi di aggiungono fondi di governi stranieri che hanno adottato monumenti e che attendono di veder completata la loro ristrutturazione. I lavori della programmazione 2013 sono stati tutti appaltati, ma la gran parte dei cantieri maggiori ad oggi non sono stati avviati. A fronte di fondi 2013 non ancora spesi non potranno erogarsi finanziamenti per le annualità 2014 e 2015».

«La paralisi – prosegue Ricci – si è protratta finora per un’ambiguità di competenze tra i vari uffici istituiti a seguito della riforma ministeriale. Manca il coordinamento e il dialogo tra i nuovi istituti. Tanto che si riscontrano problemi anche per le attività ordinarie come la stipula di contratti, varianti, stati di avanzamento eccetera».

Per il presidente regionale dei costruttori la situazione non è più sostenibile e annuncia azioni forti se non verranno rimosse immediatamente le cause del blocco.

«Le imprese – spiega – non hanno più risorse per fronteggiare la situazione che si protrae dal 16 aprile 2014, prima con la [i]vacatio[/i] dei vertici delle sovrintendenze, poi con l’attesa dei tempi burocratici della riforma ministeriale e oggi con l’attribuzione di personale e competenze. La pubblica amministrazione non sta valutando con la giusta responsabilità una situazione di debolezza economica che sta prostrando tutto il settore produttivo locale, compreso quello dell’edilizia».

Ricci, insieme ai presidenti della quattro Ance provinciali, sta incontrando in questi giorni i responsabili degli uffici per cercare soluzioni. Nel contempo rivolge un appello al ministro Franceschini perché si faccia carico di «dirimere le incertezze derivate dalla riforma per tornare all’efficienza mostrata nei primi anni del post sisma dalla ricostruzione degli edifici storici e per allinearsi ai principi dichiarati dalla nuova legge in itinere che vorrebbe velocizzare i processi».