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Ripensare l’agroalimentare con sistemi a chilometro zero

di Valter Marcone

Cura del territorio, tutela delle risorse naturali, stili di vita sostenibili, fame nel mondo, legame tra cambiamenti climatici e produzioni alimentari, ruolo delle multinazionali alimentari, questioni connesse con la tutela del suolo, tracciabilità dei prodotti, filiere chilometro zero, fino alle best practice di utilizzo del terreno agricolo. Questi i temi esaminati nei lavori dell’XI Forum dell’Informazione cattolica per la Salvaguardia del Creato “Coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire l’umanità“, tenutosi nell’Auditorium “Sericchi“ dell’Aquila il 18 e 19 giugno.

Clou della manifestazione è stata la tavola rotonda moderata dall’ex vaticanista della Rai Luise. Su questa parte del Forum [i]IlCapoluogo.it[/i] ha già ampiamente riferito. Viene qui ripreso l’evento per alcuni approfondimenti e sottolineature con tempi di pubblicazione successiva visti i molteplici temi che abbiamo già accennato.

In questa prima riflessione si vuole porre l’accento sugli eventi che, a livello nazionale, hanno preparato il Forum e sui sistemi a chilometro zero che viene in evidenza dalla scelta della Regione Abruzzo come sede dei lavori e in particolare la città dell’Aquila, che ha consentito anche di affrontare il tema dell’agricoltura e della produzione locale di alimenti.

{{*ExtraImg_246548_ArtImgRight_300x225_}}Il Forum è stato organizzato dall’associazione Greenaccord Onlus, insieme alla Regione Abruzzo, al Consiglio regionale dell’Abruzzo, al Comune di L’Aquila e alla Fisc e Ucs , con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti nazionale e regionale, della Federazione nazionale della stampa italiana, del ministero dell’Ambiente, della Commissione nazionale Unesco, della Federazione stampa missionaria italiana, dell’Associazione Scuola giornalisti di Perugia, della Fondazione bioarchitettura, della Coldiretti nazionale e regionale, l’appuntamento ha coinciso con la pubblicazione dell’Enciclica “Laudato si'” di Papa Francesco, dedicata proprio alla cura della Casa comune.

“Greenaccord è un’Associazione Culturale, di ispirazione cristiana e senza fini di lucro, nata per stimolare l’impegno di tutti gli uomini di buona volontà di qualsiasi credo o confessione religiosa, sul tema della salvaguardia della natura. Si rivolge al mondo dell’informazione nazionale ed internazionale allo scopo di sollecitare una riflessione laica approfondita e un dibattito continuativo sul ruolo e la responsabilità del giornalista nei confronti delle tematiche ecologiche. Infatti, le attuali urgenze ed emergenze ecologiche, nonché la constatazione che l’odierno sistema mediatico – attraverso il suo possente apparato di rappresentazione del mondo e di descrizione/produzione della “realtà” – influenza l’identità, il linguaggio, il pensiero, i valori condivisi, la memoria storica ed i comportamenti individuali e sociali, hanno ispirato l’idea della necessità di ripensare la figura, il ruolo e la responsabilità sociale del giornalista.”

Tra i relatori Kostas Stamoulis, direttore divisione FAO “Agricultural Development Economics”; Riccardo Valentini, CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici); Michele Munafo’, responsabile Consumo di suolo di ISPRA; Cinzia Coduti, responsabile Ambiente e Territorio Coldiretti e Anselme Bakudila, Centro Studi Slow Food. Alla sessione inaugurale hanno preso parte il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, il presidente dell’Odg Abruzzo Stefano Pallotta e il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi.

I molti aspetti che mettono in pericolo il corretto utilizzo delle risorse naturali e che creano difficoltà alla vita e al lavoro delle migliaia di piccoli agricoltori italiani sono stati, dunque, esaminati, come si accennava, all’interno di fenomeni globali e storture nazionali che contribuiscono a creare disuguaglianze di reddito, danni agli ecosistemi, problemi al tessuto sociale.

La scelta della Regione Abruzzo come sede dei lavori e in particolare la città dell’Aquila ha consentito anche di affrontare il tema dell’agricoltura e della produzione locale di alimenti, così ricca di tradizione e varietà, e quello della cura del territorio e dello spreco di suolo, consentendo di riaccendere i riflettori sulla ricostruzione post terremoto all’Aquila.

{{*ExtraImg_246549_ArtImgRight_300x300_}}«Tutte le attività da cui dipende il benessere dell’uomo, a partire dalla disponibilità di cibo, dipende dalle funzionalità garantite dagli ecosistemi, che garantiscono beni e servizi fondamentali per l’Umanità – spiega Franco Ferroni, responsabile Agricoltura di WWF Italia – Mettere in conto la Natura significa garantire il benessere collettivo». Eppure, al momento, si sta andando in direzione esattamente opposta: con un tipo di agricoltura sempre più dominato da pochi gruppi industriali e un contestuale consumo di suolo agricolo.

Ogni anno, dal 1990, nel nostro Paese si perdono 100mila ettari di suolo agricolo, più del doppio della Germania e due volte più che in Francia. «Quel modello, fortemente antropizzato, garantisce il massimo della produttività nel breve periodo ma si è dimostrato fallimentare nel medio-lungo termine».

Ma l’inversione di rotta è possibile. E dipende strettamente dalle scelte politiche che si prendono a livello locale, nazionale e mondiale. «I governi – prosegue Ferroni – possono decidere se continuare a sostenere quel modello o uno, basato su agricoltura familiare, biologica o biodinamica, che si è dimostrato un approccio amico della biodiversità e dei servizi che offrono alle popolazioni».

{{*ExtraImg_246550_ArtImgRight_300x169_}}«I pericoli per la salute pubblica derivanti dall’uso di materie prime geneticamente modificate potrebbero causare danni nel medio e lungo periodo – spiega Cinzia Coduti, responsabile Ambiente e Territorio di Coldiretti – Su questo tema, le certezze non esistono. E quindi deve valere il principio di precauzione che impone una necessaria prudenza. Ben più importante è difendere i caratteri che rendono unici e distintivi i prodotti agroalimentari italiani, che ci permettono di essere conosciuti, apprezzati e invidiati in tutto il globo».

E in quest’ottica di valorizzazione, una mano preziosa può venire dal ripensamento delle filiere agricole, per costruire sistemi territorialmente circoscritti. Quelli che, con una semplificazione giornalistica, forse eccessiva ma efficace, sono ormai noti come “sistemi a chilometri zero”.

«Queste filiere – spiega Anselme Bakudila del Centro Studi di Slow Food – sono localizzabili geograficamente, offrono maggiori garanzie di freschezza e genuinità dei prodotti, che sono scambiabili senza intermediazioni, assicurano una maggiore remunerazione ai produttori e permettono una costruzione di un nuovo rapporto con i consumatori».

{{*ExtraImg_246551_ArtImgRight_300x157_}}Il Forum è stato sicuramente preparato da due eventi: il Convegno del Trentennale di BIBLIA, Associazione laica di cultura biblica, e la Giornata della Terra.

A Firenze, dal 17 al 19 aprile 2015, si è tenuto il Convegno del Trentennale di BIBLIA, Associazione laica di cultura biblica. Patrocinio del Comune di Firenze e della Regione Toscana. Durante il quale sono state svolte relazioni su temi quali: “La terra l’ha data ai figli dell’uomo” (Salmo 115,16), Sergio Givone, Università di Firenze; Letture bibliche introdotte da Piero Stefani, Presidente di Biblia; lettrice Luisa Cattaneo, attrice; Custodire il Giardino (Genesi 2,15), Luigi Ciotti, fondatore di Gruppo Abele e Associazione Libera; La “nostra” terra nella Bibbia ebraica: da ‘adamà a ‘eretz, Jean Luis Ska, Pontificio Istituto Biblico, Roma; “Beati i miti perché erediteranno la terra”: dalle Beatitudini all’Apocalisse, Daniel Marguerat, Università di Losanna; La creazione geme e soffre le doglie del parto (Rm 8,22), Romano Penna, emerito, Pontificia Università Lateranense, Roma; Il Cantico di Frate Sole, Carlo Ossola, Collège de France, Parigi, e Università della Svizzera Italiana; “Abitare la terra”. Tavola rotonda con Gherardo Colombo, ex magistrato; Grazia Francescato, ambientalista; Pietro Greco, divulgatore scientifico; Stefania Monti, monaca cappuccina L’umanità è nata vegetariana?, Benedetto Carucci Viterbi, Collegio Rabbinico Italiano, Roma; «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», dialogo tra Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose e Carlo Petrini, fondatore di “Slow Food”.

{{*ExtraImg_246552_ArtImgRight_293x172_}}Secondo evento La Giornata della Terra, nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Le nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile. Una pietra miliare nella storia della Giornata della Terra. Un momento importante nella genesi e nell’affermarsi della Giornata della Terra è stato un libro uscito nel 1972, considerato da alcuni profetico, da altri catastrofista. Il titolo italiano era I limiti dello sviluppo, traduzione del volume The limits to growth, un rapporto al Club di Roma, un’associazione di industriali, scienziati e giornalisti che commissionò il libro agli autori (i coniugi Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III). Basandosi su (primitive, al tempo) simulazioni al computer, il libro raccontava lo stato del pianeta e delle risorse, della popolazione umana e dei sistemi naturali. Non era un libro di previsioni, ma solo di idee, suggerimenti e allarmi su come affrontare i problemi che, presumibilmente, si sarebbe trovato di fronte il nostro pianeta nel giro di pochi anni.