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«I muri non fermeranno i profughi»

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«Ipocrisia politica parlare di emergenza profughi: durerà a lungo». Il consigliere aggiunto del Comune dell’Aquila Gamal Bouchaib interviene, attraverso una lettera aperta sulla questione migranti.

«Aldilà del mantra delle colpe e diversamente da quanto dichiarato da numerose forze politiche italiane – aggiunge Gamal – l’operazione Mare Nostrum, finalizzata al salvataggio di vite in mare, non rappresentava un ‘incentivo’ alla migrazione. La chiusura di Mare Nostrum, infatti, non ha prodotto una diminuzione degli sbarchi: nel solo mese di gennaio 2015 sono stati registrati 3.528 arrivi solamente in Italia, rispetto ai 2.171 rilevati nel Gennaio del 2014. In compenso, si sono registrati 50 morti rispetto ai 12 nello stesso periodo dell’anno scorso. Appare evidente la necessità di un cambiamento radicale delle politiche nazionali e comunitarie sull’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati. Siamo di fronte a un fenomeno strutturale, che richiede di essere affrontato con idonei strumenti e con una filosofia non più emergenziale. Costruire muri non è mai stata una soluzione per fermare i profughi e i richiedenti asilo ed è inaccettabile la posizione di chi rappresenta le istituzioni come i presidenti delle regioni del Nord di fronte ad un fenomeno irreversibile come questo».

«Tanto per rimanere in un’epoca storica relativamente recente – spiega Gamal – si potrebbe ricordare, ad esempio, che furono più di due milioni gli Ebrei fuggiti dalla Germania a causa delle persecuzioni naziste. Così come sono stati oltre un milione i Palestinesi costretti a rifugiarsi nei campi profughi dei Paesi arabi dopo che, nel 1948, la Palestina si trasformò nel nuovo Stato d’Israele, destinato ad accogliere gruppi etnici di religione ebraica provenienti dai più disparati angoli del globo.

Nel contesto di quelle che potrebbero essere definite come vere e proprie “migrazioni di massa”, non vi è dubbio, però, che un ruolo di primo piano sia sempre stato svolto dalle guerre, le quali, oltre a provocare enormi lutti e distruzioni, hanno puntualmente causato, come immediata conseguenza, irrefrenabili esodi di gruppi umani. Così, se la prima guerra mondiale si limitò a provocare “appena” 6 milioni di profughi, la seconda diede luogo, per via diretta o indiretta, alla migrazione di ben 60 milioni di persone, quasi tutte costrette a trasferirsi al di fuori dei propri Stati sotto la spinta di motivi indipendenti dalla loro volontà. Purtroppo, ancora oggi, a cinquanta anni di distanza dall’ultimo conflitto mondiale, l’Europa è costretta a confrontarsi con l’emergenza profughi, per effetto degli sconvolgenti avvenimenti che hanno interessato, in particolare, tutto medio oriente e l’Africa centrale. Preme anche ricordare che durante le guerre dei Balcani degli anni ’90, la Germania s’impegnò particolarmente, offrendo protezione a molti profughi dell’allora Jugoslavia e divenendo così il punto di riferimento principale per molti abitanti dei Balcani. Ne trassero enorme vantaggio sia l’economia che la lingua e la cultura tedesca, che trovarono così diffusione. Gran parte dei profughi di allora è successivamente tornata in patria o ha trovato lavoro in Germania e paga dunque imposte e assicurazione sanitaria. Nel 1992, la Germania garantì asilo a 440.000 rifugiati, e nel 2011 ad altri 45.000. E che dire del dramma dell’Albania, quel 7 marzo del 1991 quando l’Italia scoprì di essere una terra promessa per migliaia di albanesi? Quel giorno arrivarono nel porto di Brindisi, a bordo di navi mercantili e di imbarcazioni di ogni tipo, 27mila migranti. Fuggivano dalla crisi economica e dalla dittatura comunista in Albania. Un esodo biblico, il primo verso l’Italia».

«La retorica dei “flussi migratori” – spiega Gamal – non solo è inadeguata, non solo è fuori luogo, ma anche lontana dalla storia e, soprattutto, alimenta ulteriormente le ansie, tanto inesistenti quanto infondate, della popolazione locale con l’idea di scambiare i profughi di guerra come “parassiti” di una presunta società del benessere, in cui gli istinti di solidarietà devono puntualmente fare i conti con diffusi sentimenti di intolleranza e xenofobia, che sovente si traducono nella richiesta di più solidi sbarramenti contro coloro che vengono a cercare rifugio o aiuti nel nostro Paese».

«Nessuno ha la bacchetta magica per trovare soluzioni – conclude Gamal – Ma di certo il flusso di profughi non si fermerà nel prossimo decennio e anche oltre. Il contesto di queste emergenze umanitarie è cambiato, e occorre trovare tutti insieme soluzioni innovative per affrontarle».

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