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«Chi usa l’auto come un’arma deve pagare»

«Oggi ci apprestiamo a discutere e finalmente approvare un disegno di legge molto atteso. Un primo segno di risarcimento politico e istituzionale alle famiglie di troppe vittime di omicidi stradali rimaste nel tempo impunite. Ai magistrati, alle forze dell’ordine, agli avvocati spetta il compito di perseguire i colpevoli e di applicare le giuste sanzioni e pene. Ma a noi spetta il compito di fare buone leggi che consentano ai cittadini di avere più fiducia nelle istituzioni, nelle regole, nella giustizia giusta». Lo ha detto la senatrice del Pd Stefania Pezzopane nel suo intervento nell’Aula del Senato.

«Ho partecipato giorni fa – ha proseguito Pezzopane – alla fiaccolata a Celano, in Abruzzo, per salutare un ragazzo di 15 anni, Marco Zaurrini, travolto sul motorino. Ho apprezzato il lavoro di associazioni e familiari che nel 2011 si spinsero a presentare un disegno di legge di iniziativa popolare che chiedeva il reato di omicidio stradale. Ho presentato anche io qui in Senato, con il collega Moscardelli ed altri, una proposta e, poi ho seguito l’iter di questo ddl in Commissione Giustizia. Chi sale in macchina ubriaco o drogato è come se avesse in mano un’arma col colpo in canna, può uccidere. Le pene pertanto devono essere giuste e commisurate al danno e per questo il ddl prevede una revoca della patente da 15 a 30 anni e dai 7 ai 10 anni di carcere per le condotte più pericolose. Certo non basterà una legge, perché diventare responsabili delle proprie azioni quando si guida sembra essere un processo difficile e lungo. E poi servono con più controlli sulle strade, campagne di educazione e prevenzione, programmi speciali per i giovani, maggiori manutenzione di strade ed infrastrutture, miglioramento delle tecnologie».

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