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La Marsica delle non-notizie sbarca su Facebook

di Gioia Chiostri

Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco, o quantomeno, non dire scoop se non lo hai, un attimo prima, verificato. Tra il popolo onnivoro di Facebook, utente preferito dei quotidiani on line di oggi, s’è alzato il vento della ribellione. Una sorta di umorismo disinformativo dilaga, rompendo gli argini di ciò che è pubblicabile e ciò che non lo è.

Una pagina blu, dal nome ‘saporito’ di Terre Mastic***i, interamente dedicata alle notizie più strampalate riguardanti il robusto fianco d’Abruzzo – quello marsicano – che strizza l’occhio, però, ad una critica dissacrante ben affinata e armeggiante posta alle sue spalle. Tutto nasce, infatti, da una cosciente presa di posizione personale, ossia dal fatto che, «discutendo, fra amici, degli articoli di vari giornali online, ci si è resi conto di quanto ampia fosse la forbice fra la tendenza sensazionalistica dei titoli e la pochezza o la sterile ovvietà, molto spesso, dei contenuti; a quel punto, ci è venuto in mente che, in un certo senso, molti giornali di oggi ricordano, in alcuni aspetti, lo stile di Lercio.it, ribaltato però sulle notizie reali». Una lente di ingrandimento ironica sui misfatti che, spesse volte, si compiono mettendo alla berlina un giornalismo non più tale.

{{*ExtraImg_245082_ArtImgCenter_500x209_}}A parlare così, i tre pionieri della nuova frontiera di una ‘capacità d’informazione’, se così si può chiamare, affatto scontata e viaggiante sui binari umoristici dello stile assaporato da ‘Striscia la Notizia’. Il divario fra una notizia di pubblica utilità e un pettegolezzo da rotocalco, ultimamente, va assottigliandosi sempre di più. Colpa, forse, della spettacolarizzazione di massa, del click a tutti i costi e di una maniera facile di centrare l’obiettivo ‘n-mila lettori’. Il Tizio, il Caio e il Sempronio dei fatti vostri, provenienti chi da Celano e chi da Avezzano – età media, 40 anni – hanno incominciato la loro finta perlustrazione delle notizie del circondario partendo, però, da un assunto lapidario, ossia che «come per ogni cosa, c’è del buono e c’è del meno buono anche per quel che riguarda l’informazione locale. È evidente, ad esempio, la tendenza di alcune testate al clickbait, una pratica tanto odiosa quanto antietica, se si parla di informazione, abusata anche da alcuni quotidiani nazionali. Quante volte capita di aprire lo stesso articolo che è stato presentato, magari, con un titolo diverso, più accattivante? Rimane quantomeno intoccata però e quanto mai in equilibro, la loro indubbia funzione informativa che, avvicina anche i più restii al mondo di Internet, migliorandone le vedute e la conoscenza; in questo senso: Dio salvi i quotidiani on-line».

«Dopo questa ‘arguta’ riflessione, comunque – dicono i tre – abbiamo pensato di creare un Lercio tutto nostro, con un minimo denominatore comune quale la Marsica, che avesse le sembianze di uno sfogatoio virtuale della nostra genuina follia». Il nome, ovviamente, ricorda un noto giornale storico che abbraccia la Marsica intera; l’essenza, però, è mirata al puro divertimento. Si parla dei vip nostrani, del pastore tipico abruzzese, ‘esemplare’ attivo nella Marsica, dell’emergenza vimini a Canistro e della acuta donna che, volendo costituire un circolo nel comune di Cerchio, pare si sia sentita, per un momento, assai disorientata. Si parla della forza bruta dei marsicani, del loro essere sanguigno, del dialetto ‘sui generis’ di Celano, che, se non si è del posto, viene percepito dalle orecchie come fosse turco ortodosso.

Il giornalismo locale è una spada di Damocle tesa sulla testa dei segreti di piazza. Gli amministratori della pagina virtuale, però, ci tengono ad affermare che «lo spunto di una notizia può avere anche un fondo di verità. Solitamente, ci basiamo sulle tipicità e caratteristiche dei vari paesi marsicani, sui vari sottintesi della politica locale e su fatti che, in realtà, tutti sanno. Però, è anche vero che, poi, le notizie sono tutte completamente inventate. Non c’è nulla di vero in quello che scriviamo, è ‘disinformazione goliardica’ allo stato puro».

Facebook ha accolto la nuova frontiera del giornalismo dissacrante solo sette giorni fa. La pagina, una vera e propria fucina di fatti e misfatti marsicani, è, però, a quanto detto dagli amministratori, che hanno scelto di restare in forma anonima, «ancora in fase evolutiva; quel che è certo è che non abbiamo alcuna pretesa di trasformarci in un sito o in chissà cosa. Se riuscissimo a mantenere alta la qualità di quello che pubblichiamo, sarebbe già un bel traguardo». Le Terre degli altri portate su piattaforma di massa, inoltre, non sembrano essere schive a contributi, per così dire, ‘esterni’. «Stiamo cercando, infatti, – spiegano – anche un punto di vista femminile; Inoltre: chiunque volesse, può comunque collaborare inviando articoli e tenendo bene a mente, però, che bisogna possedere, anzitutto, quel guizzo di ironia che non stanca mai e scrivere in una padronanza di lingua italiana da 8 in pagella in su. Ovviamente, riporteremo il nome dell’autore, se questo lo vorrà. La Marsica è il solo e unico punto di arrivo che ci siamo prefissati».

Primeggia, di fatti, come immagine di copertina tutta la geografia della costola d’Abruzzo marsicana. Una litografia di tutti i paesi che, se uniti, potrebbero fare davvero la differenza. Ai giovani dei loro luoghi del cuore dicono: «L’unico appello che ci sentiamo di lanciare è quello relativo al diventare autonomi il prima possibile, allo sganciarsi dal cordone ombelicale genitoriale e, se necessario, all’avventurarsi anche fuori dai propri confini. Ci vuole coraggio ed incoscienza, qualità molto forti nelle più giovani speranze nostrane».

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