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Horizon 2020: Pescara scavalca L’Aquila

di Francesca Marchi

Un’ occasione persa a causa di una serie di vicende ancora poco chiare .

L’associazione di promozione culturale e sociale, Giovine L’Aquila denuncia l’indifferenza manifestata dal Comune dell’Aquila alla partecipazione a un bando europeo che sarebbe potuto diventare un progetto di lunga durata, rivolto ai giovani, con un finanziamento previsto di 70 mila euro.

Il presidente dell’associazione Andreas D’Amico, racconta a [i]Il Capoluogo.it[/i], com’è andata la vicenda:

«Siamo stati contattati ad aprile, tramite il Comune dell’Aquila, da una consulente pescarese esperta in bandi europei. Ci veniva comunicato che il profilo della nostra associazione risultava idoneo per la realizzazione di uno dei progetti di [i]Horizon 2020[/i], il programma quadro dell’Unione Europea che stabilisce un ammontare di finanziamenti complessivo attorno a 80 miliardi di euro, distribuiti in tutta la comunità europea , favorendo la crescita culturale, scientifica, sociale anche attraverso strumenti di partecipazione.

Immediatamente abbiamo contattato il Comune chiedendo un incontro urgente, ma ci siamo trovati un muro di fronte» – ci spiega D’Amico.

Il Comune avrebbe dovuto individuare due figure per lavorare alla partecipazione al bando e poi al progetto.

Ma non è andata così.

Innanzitutto, è importante precisare, che il personale non avrebbe gravato in nessun modo sulle casse comunali, perché retribuito dal bando stesso.

Solo il 22 maggio l’associazione riesce ad incontrare gli assessori Emanuela Di Giovambattista e Fabio Pelini.

Ma ormai è tardi, il bando sarebbe scaduto esattamente 6 giorni dopo.

Infatti lo studio di consulenza pescarese comunica ai ragazzi dell’associazione che «a causa della reticenza riscontrata col Comune dell’Aquila, faremo tutto con quello di Pescara, con cui abbiamo raggiunto e chiuso l’accordo in tre giorni».

«Probabilmente l’assessore Pelini era oberato di lavoro, la Di Giovambattista invece non era proprio a conoscenza del bando» – ci spiega il presidente D’Amico – Poi son state accampate una serie di scuse. Come il vittimismo sulla mancanza di personale e sul fatto che siamo un comune terremotato. Ma dopo sei anni mi sembra eccessivo. Quindi, forse, ci sono problemi di comunicazione all’interno del Comune dell’Aquila? Ciò che è certo che noi restiamo sempre a bordo campo, guardando altri fare cose che per noi sono impensabili»

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