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Calo iscritti Univaq: «Basta conflitti e alibi»

«La pubblicazione dei dati sul “calo” delle immatricolazioni all’Università dell’Aquila pone la necessità di una seria riflessione sia da parte dell’amministrazione comunale e regionale che da parte della “governance” dell’Università. Liquidare il fenomeno motivandolo con una scarsa accoglienza da parte della Città, mancanza di infrastrutture dedicate agli studenti da una parte, oppure con la necessità di istituire il numero chiuso in quattro Corsi di Laurea e il reintegro del pagamento delle tasse universitarie sarebbe non solo superficiale (poiché questi sono solo degli “epifenomeni”) ma anche pericoloso perché porrebbe, ancora una volta, l’occasione di “scontri” assolutamente deleteri fra Comune ed Università». A sottolinearlo, attraverso una nota, è Giovanni Farello, componente eletto Senato Accademico 2015/2018.

«Se fino a qualche anno fa l’Università aveva quali esclusive finalità la Didattica e la Ricerca, che più erano qualificate e maggiore era l’attrattività studentesca, dal 2012, dopo una gestazione quasi decennale, con l’entrata in vigore della legge “Gelmini”, all’Università è stata conferita una terza missione – sottolinea Farello – l’Università ha l’obbligo di operare in modo sinergico con il territorio con la finalità, come riportato nello statuto:

“[i]4. L’UAQ promuove forme di collaborazione volte a favorire la conoscenza e l’arricchimento reciproco fra le culture, la circolazione del sapere e lo scambio di docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo a livello nazionale e internazionale. Favorisce i rapporti con le istituzioni pubbliche e private, con le imprese, le forze produttive e sociali, allo scopo di diffondere, valorizzare e promuovere i risultati della ricerca scientifica[/i]”.

[i]”5. L’UAQ opera in sinergia con il territorio di riferimento, contribuendo allo sviluppo dello stesso mediante la realizzazione di progetti a carattere culturale, formativo, scientifico, tecnologico e socio-sanitario ed anche attraverso la costituzione e la partecipazione ad enti di natura pubblica o privata[/i]”.

In sintesi l’Università non è più un’”enclave” autoreferenziale dove si conferiscono titoli accademici che, avendo valore legale, aprono le porte a brillanti carriere professionali, ma diventano uno strumento che, aprendosi alla società locale, la migliora e che diffonde le proprie conoscenze alle imprese locali al fine di farle progredire nello sviluppo a beneficio del territorio».

«Nonostante i buoni propositi e alcune iniziative (vedi rapporto Calafati, il recente workshop sui rapporti Università Territorio, etc) messe in atto a tal fine dalla Governance dell’Università, così come dal Comune dell’Aquila (intervento preoccupato sulla diminuzione del numero degli studenti del Sindaco su facebook) – aggiunge Farello – è sotto gli occhi di tutti l’estrema conflittualità di quegli enti pubblici–privati (Università, Comune, Asl, Confindustria e così via) che invece dovrebbero, pariteticamente, relazionarsi al fine di promuovere la competitività di tutto il sistema».

«Il prossimo rinnovo del Consiglio d’Amministrazione dell’Università – conclude Farello – offrirà una importante occasione e sarà allora che vedremo se si deciderà di iniziare un percorso di sinergia reale con l’ambiente locale (proposta di nomina in C.d.A. di un esponente eletto dal territorio come nell’Università di Padova, un componente eletto nell’ambito di confindustria) oppure se si vorrà procedere nella pericolosa direzione di una inutile e dannosa conflittualità».