IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Psicoriabilitazione, un ‘Castello’ per rinascere

Inaugurata questa mattina, alla presenza del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, la nuova sede della Comunità terapeutica “Il Castello” ad Anversa degli Abruzzi, che festeggia anche i vent’anni dall’inizio delle attività nel piccolo centro della Valle del Sagittario.

L’inaugurazione è stata aperta da un convegno dedicato a una riflessione sull’esperienza innovativa compiuta nella Comunità, struttura all’avanguardia nel campo della psicoriabilitazione. I pazienti ospiti della Comunità Il Castello sono ‘inseriti’ nell’ambiente del paese inteso come “agente terapeutico”: sono quindi favoriti relazioni sociali e reinserimento graduale nella realtà, con pazienti a contatto diretto e costante con i residenti. Solo in un piccolo centro del Belgio era stata sperimentata finora un’iniziativa analoga.

Nella struttura abruzzese, avviata nel 1995 da un gruppo di giovani psichiatri pronti a sperimentare metodi innovativi di terapia psicoriabilitativa, finora sono state curate oltre 200 persone affette da disagio mentale o tossicodipendenza.

Il progetto ha goduto anche del pieno sostegno dei cittadini residenti, attivamente partecipi all’opera di inserimento dei giovani ospiti nella vita quotidiana del paese. Ora la Comunità ‘Il Castello’ attende segnali positivi anche dalla Regione.

«Nonostante la novità rappresentata dall’esperimento, la Regione Abruzzo con il Piano Sanitario L. 5/2007 ha escluso il concetto di Comunità Terapeutica e in parte anche di riabilitazione prevedendo 4 tipologie di strutture residenziali psichiatriche: post-acuzie, casa famiglia, Residenza protetta e Gruppo appartamento – spiega lo psichiatra della Comunità, Michele Beatrice – Utilizzando un metodo molto empirico, ma poco scientifico e ancor meno logico, le Comunità Terapeutiche sono state assimilate alle residenze post-acuzie, pur essendo le finalità diverse tra loro e creando un insostenibile vuoto, visto che le comunità riabilitative non sono contemplate nel piano sanitario».

Attualmente sono inviati in Comunità terapeutica giovani affetti da psicosi o da gravi disturbi di personalità che potenzialmente sono in grado, attraverso programmi individualizzati e basati sulle disabilità presenti, di recuperare capacità relazionali, sociali e lavorative. La struttura dà occupazione a 30 persone, quasi tutte del posto: operatori socio-sanitari, addetti ai servizi e alle cucine, oltre a medici e psicologi.

«La Comunità ‘Il Castello’ è dunque una risorsa fondamentale per Anversa degli Abruzzi e per il centro Abruzzo – ha detto nel suo intervento il sindaco neo eletto, Gianni Di Cesare – che può diventare ancora più consistente con il raddoppio del numero degli ospiti accreditati da parte della Regione».

Oltre al presidente D’Alfonso sono intervenuti la senatrice Paola Pelino, il presidente della Provincia dell’Aquila Antonio De Crescentiis, il direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Asl Vittorio Sconci, il direttore del Sert di Sulmona Elia Dora Di Ciano, molti sindaci del comprensorio Peligno e il vescovo di Sulmona-Valva Angelo Spina.

«Io ho un conflitto di interessi, nel senso che conosco bene questa malattia, mi spingerò in maniera tale che anche la proceduralizzazione della Regione riconosca queste esperienze di successo e di valore», ha sottolineato D’Alfonso. «Tra l’altro – ha aggiunto – un’esperienza del genere trapiantata in un piccolo paese raggiungibilissimo ha un supplemento aggiuntivo di valore. Mi spenderò nel rispetto della legge per fare in modo che si abbiano gli strumenti per esprimere tutta la potenza di questo tipo di attività al servizio di persone che abbiano la patologia psichiatrica e psicotica». «Molte volte – ha concluso il governatore – l’alternativa o è un costo gravante sulla Regione o un costo per le famiglie, da un punto di vista qualitativo della vita, ma è anche un costo per quelli che hanno questa patologia perché non hanno alcuna forma di percorso di recupero».

X