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L’Aquila e i disabili dimenticati

di Alfredo Vernacotola

Nel corso dei mesi scorsi, grazie all’intervento di un progetto assistenziale di notevole importanza, le Istituzioni hanno avanzato – per la seconda annualità – il Progetto “Home Care Premium” per il sostegno alla disabilità grave, concernente modelli assistenziali che si definiscono in relazione al caso particolare del disabile avente diritto. Prescindendo da quanto di lacunoso possa essere contenuto nel Bando che l’INPS ha redatto, lasciando spazio a considerazioni di differente natura, risalta agli occhi di chi scrive un comportamento inadeguato degli Enti Locali.

Camminando lungo sentieri che appartengono agli antri nascosti di ogni individuo, perché la Natura accoglie ogni aspetto multiforme e policromo, sovente si assiste alla visione di scene che non hanno eguali – nella natura stessa (degli uomini). Nel corso della vita di ogni essere umano (esistono ancora gli esseri umani, o meglio l’Uomo?) si dipanano aneddoti particolari che lasciano spazio alla satira. Un genio proveniente dalla ridente terra romagnola, Federico Fellini, si è divertito mostrando cosa vuol dire fare satira: descrivere con occhio distaccato, a tal punto da risultare totalmente rispecchiante la concretezza dei partecipanti alla “farsa”. Petronio, scrittore latino, si diverte a rendere attuali quanto gli stessi attori non riconoscono in loro. Soltanto chi, Fellini, ha il contatto con il limite, riesce a disegnare colori miscelanti il grottesco. Chi scrive ama rifarsi alla cultura – quella vera e riconosciuta – che riesce – anche dopo millenni -a far riflettere sulla situazione corrente in determinati luoghi “civilizzati”.

Lasciando il “libero arbitrio di banchettare” (con le proprie inadeguatezze), ai commensali assisi sugli scranni della residenza di Trimalchione, capo dei Liberti legittimati dal potere supposto nelle segrete stanze del non – fare, i commensali medesimi hanno deciso di non dare risposte a sé stessi, anche in relazione ad avvenimenti che non generano un impegno diretto di Trimalchione e la sua pletora di commensali. Le discussioni sono altamente formative quando il bene riguarda l’altro, maggiormente il popolo lasciato alla deriva: si dibatte su ogni aspetto della vita, postulando anche che i problemi reali siano altri e non il benessere del popolo. Si discute, a casa di Trimalchione, lasciando dissertare anche i nemici di costui, anche di diritti civili, di inadempienze e di rendiconti di stabilità (quale stabilità?). E’ importante però che le copiose portate non vengano lasciate incustodite.

Esulando da quanto il magistrale Petronio riporta, affidandoci alla meticolosità degli “Annales” di Tacito (esiste la Storia, non i racconti di chi adopera il misconoscimento), suole uscire dal linguaggio satirico classico per fare rientro nella realtà (poco concreta) del quotidiano dei poveri mortali, che non sono nelle stanze a banchettare.

Nonostante vi siano state richieste di spiegazioni del Perché il Comune dell’Aquila non abbia aderito al progetto senza dover ricorrere a forze proprie, se non per il fatto di dover assumere – questo quanto si apprende da fonti giornalistiche più accreditate di chi scrive questo pezzo grottesco – 3 (dicasi 3!!!!!) giovani per poter effettuare l’apertura di sportelli per l’espletamento delle pratiche. Fermo restando che questa spiegazione non è stata data all’ente erogante (l’INPS). In sostanza quanto deciso dai dignitari del ridente Comune, senza esclusioni di schieramenti politici, è sortito un declassamento dei disabili abitanti della ridente cittadina, spersa tra i monti, a categoria di “poveri lasciati al proprio piccolo delirio” in quanto non si è potuto derogare al Patto di Stabilità deciso, anzi imposto – dice Trimalchione – dall’Europa.

Ma come è possibile? L’Europa rinnova i fondi per tale intervento a sostegno dei diversamente abili, e la Casa del Popolo afferma che non potendo ricostruire le dacie del podere, sempre per la tessa impellente “idea prevalente”, la ricostruzione post cataclisma, non si può procedere all’assunzione di altro personale. L’allora Assessore affermava quanto appena scritto. Appare evidente che si vive all’interno di un Labirinto, la burocrazia prestata ai giullari, se chi deve garantire i più deboli si schiera col Non – Senso.

Evidentemente sovente accade di incontrare chi si veste bene, si vanta di possedere eccellenze, si assiste ad una farsa che non spiega il motivo concreto della rinuncia a fondi che non vengono erogati da Trimalchione o da alcune sue ancelle (o pseudo ancelle, in realtà Comandanti Supremi?) bensì da quel Guascone di Priapo, che rispettando in primis Lui stesso, decide che il merito si basi su il “Do ut des”.

Concludo ricordando che spulciando, navigando, delirando tra le pagine del web, è possibile rintracciare la lista dei comuni abruzzesi aderenti al Progetto. L’Aquila non c’è, per quanto citato in precedenza.

Parlando ancora della satira, si pone un interrogativo: essendo noi tutti in un labirinto (L’Aquila) in cui chi è chiamato a sorvegliare è egli stesso figlio del medesimo sistema, quali garanzie si hanno in presenza di condizioni deprivanti?

La risposta è scontata: il mancato tempismo di chi controlla, ovvero l’opposizione, evitando di scaricare soltanto sul Governo (disarmante) della città la responsabilità.

Si diceva del labirinto: ebbene sembra di essere in un’arena. Cosa di male han fatto i disabili per vivere in un comune che non ascolta se non attraverso il ricorso a Terzi che creano business con i diversamente abili?

Vorrei poter essere iscritto alle liste elettorali in comuni vicini al mio luogo natio (Sassa, quindi immagino cosa possa essere vivere – bene – a Scoppito o Tornimparte), ben amministrati e resi vivibili da Sindaci conosciuti prima come uomini, poi come amministratori.