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L’Aquila, i 90 combattenti dell’anemia nei tumori

Malati curati per il tumore ma nel 60% dei casi, in Italia e in Europa, non per la concomitante anemia di cui soffrono. L’Aquila, tramite la Rete oncologica della Asl 1 Abruzzo, mette a punto una nuova strategia per correggere il tiro: meno ospedale, più territorio, più domicilio e, soprattutto, adozione di una gestione uniforme del malato in tutta l’azienda.

Un punto di svolta scaturito dal meeting, svoltosi nei giorni scorsi nel capoluogo regionale, all’ex Onpi, che ha riunito il plenum degli specialisti della Asl 1, alla presenza di un esperto di fama nazionale, Sandro Barni, direttore del reparto oncologico dell’azienda ospedaliera di Treviglio (Bergamo). Il ‘laboratorio’ progettuale anti-antemia nei pazienti oncologici, tenutosi all’Aquila alla fine dello scorso mese di maggio, ha registrato numeri importanti, per partecipanti e qualità di figure intervenute: 90 tra oncologi, geriatri, direttori di distretto sanitario, cure palliative e farmacie ospedaliere aziendali. Un mega-summit promosso dai professori Enrico Ricevuto e Franco Marinangeli.

L’obiettivo è ora elaborare, sulla base delle indicazioni e dei criteri concordati, un modello di gestione integrata multidisciplinare, nell’ottica di un nuovo approccio per la gestione del malato oncologico affetto da anemia.

«In Europa, in oltre la metà dei pazienti – dichiara il prof. Ricevuto – a causa di una limitata percezione del medico, l’anemia del malato di tumore non viene trattata con le terapie previste: somministrazione di ferro, trasfusioni di sangue e, nei pazienti in trattamento chemioterapico, anche l’eritropoietina, ovvero il fattore di crescita dei globuli rossi. Ciò, oltre a peggiorare la qualità di vita del paziente, rende meno efficace l’assistenza». La Rete oncologica, attivata dalla Asl 1 nell’ottobre scorso, mira a riscrivere le modalità di sostegno e terapia per questo tipo di malato.

«Elaboreremo – aggiunge Ricevuto – un percorso comune multidisciplinare di gestione clinica e terapeutica, per l’anemia nei pazienti oncologici, di carattere prevalentemente territoriale, limitando la necessità del ricovero in ospedale.

Questa linea d’azione consentirà di stabilire quando il paziente debba essere trattato in ospedale e quando invece sia più appropriato seguirlo sul territorio (distretti sanitari, residenze sanitarie assistite, unità di cure palliative) o a domicilio. In questo modo si concilierà l’esigenza di curare al meglio il paziente, di assicurargli un’assistenza vicino al posto in cui risiede o, se possibile, a casa, limitando al contempo i ricoveri in ospedale».

Grazie alla nuova impostazione organizzativa messa a punto, i 129 pazienti di tumore che presentano anemia – su un totale di 350 con patologie oncologiche trattati al San Salvatore nei primi 4 mesi del 2015 – saranno curati e assistiti in modo specifico, per il loro stato di debilitazione, grazie all’azione collegiale degli specialisti delle diverse discipline della Rete oncologica. Peraltro a L’Aquila il numero di casi di anemia severa, riferiti sempre ai pazienti oncologici, è già inferiore alla media europea.

Nel meeting svoltosi all’Aquila, inoltre, sono state gettate le basi per sviluppare la ricerca clinica sulla frequenza e il trattamento dell’anemia nei pazienti oncologici trattati con i farmaci biologici più innovativi.