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Expo, dall’Abruzzo l’idea della mensa autosufficiente

Una mensa universitaria a ‘circuito chiuso’, in una logica di autosufficienza e sulla base delle tradizioni e dei prodotti tipici: è quanto prevede il progetto ‘Dal buono pasto al pasto buono’ avviato dall’Università degli studi di Teramo.

L’iniziativa è uno dei progetti presentati all’Expo di Milano, nel corso del convegno ‘Università: alta formazione, ricerca e innovazione’ che si è svolto nell’auditorium del Padiglione Italia.

Il progetto è stato curato dall’Università di Teramo in collaborazione con Slow Food, il centro rifiuti della Regione Abruzzo, uno spin off dell’Università Federico II di Napoli e una cooperativa che si occupa di compostaggio. Sono stati già presi contatti con i fornitori ed è stata aperta la cucina interna alla mensa del campus di Coste Sant’Agostino. Il progetto, già a buon punto, sarà a regime per il prossimo anno.

«L’idea di una mensa a circuito chiuso – spiega il prorettore vicario Dino Mastrocola, docente di scienze e tecnologie alimentari – si basa su un approvvigionamento di prodotti locali, calcolando anche il consumo di Co2 e di acqua dei prodotti più importanti. Verranno offerte pietanze preparate con prodotti locali, nel rispetto della tradizione abruzzese e teramana. I pasti non consumati verranno destinati alle mense sociali, gli avanzi di origine animale andranno al canile e tutto il resto verrà avviato al compostaggio. Le larve di ‘mosca soldato’ in breve tempo produrranno un terriccio utilizzabile nel campus; le stesse larve, poi, disidratate e macinate, daranno origine ad una farina per utilizzo zootecnico».

Il tutto verrà comunicato sui coprivassoi, con l’obiettivo di informare gli utenti della mensa sui valori nutrizionali e sul potere salutistico degli alimenti. Verranno anche organizzati dagli studenti dei seminari informativi e divulgativi all’interno della stessa mensa.

Tra i progetti presentati dall’Università di Teramo c’è anche quello per l’autosufficienza alimentare in una regione del Burundi, attraverso una collaborazione con l’ong Dapadu e con il ministero delle Politiche agricole. Sono previsti interventi su tutta la filiera: dall’individuazione di cereali, legumi, piante e orticole annuali a piccoli impianti casalinghi di conservazione basati sull’utilizzo del fotovoltaico, fino alla parte relativa all’allevamento.

Prevista, infine, la formazione di studenti del Burundi all’Università di Teramo, affinché poi possano seguire il progetto sul territorio. Nel corso del convegno a Expo – protagonista non solo l’ateneo teramano ma anche l’Università di Chieti-Pescara – si sono susseguiti undici interventi accademici e dieci presentazioni di esperienze imprenditoriali per affrontare i temi della ricerca e dei progetti innovativi applicati al mondo del food. Dalla progettazione e realizzazione di Nasi elettronici su misura per alimenti, ai meccanismi molecolari che sono alla base delle tipicità dell’olio extravergine di oliva abruzzese, da un’indagine sul modello mediterraneo alimentare fino al Carbon Footprint nell’agroalimentare.

Sono stati gli speech di presentazione delle dieci start up ospiti del sistema universitario abruzzese a portare il tema dell’innovazione sul terreno del business e del fare impresa a partire dalla ricerca. Idee, progetti e aziende che spaziano dalla tecnologia dei droni fino all’informatica applicata al consumo delle eccellenze agroalimentari a kilometro zero; dall’edilizia sostenibile alla logistica alimentata ad energie rinnovabili, dalle tecnologie delle biomasse fino allo sviluppo di vere e proprie biosfere e coltivazioni subacquee.