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Nove Ordini regionali contro Iacopino & Co. sulla moratoria per gli abusivi

Nove Ordini regionali tra cui Lazio e Lombardia, che da soli rappresentano quasi la metà degli iscritti all’Albo, contestano la decisione dell’ultimo Consiglio nazionale, approvata a stretta maggioranza (55 voti a favore, 35 contrari, 7 astenuti) , di soprassedere alla “pulizia” degli elenchi professionali e alla espulsione degli “abusivi”. L’’Albo dei giornalisti, lo ricordiamo, ha ormai raggiunto il record mondiale di 120mila iscritti, ma di questi almeno 50mila sono dei perfetti sconosciuti al nostro istituto di previdenza. Ma l’Ordine nazionale, guidato da Enzo Iacopino e governato sostanzialmente dai pubblicisti, ha comunque chiesto, con un ordine del giorno, di differire fino a due anni la revisione degli iscritti prevista dalla legge con conseguente cancellazione di chi non ha i requisiti: in sostanza di chi non fa il giornalista di mestiere o comunque non versa i contributi previdenziali obbligatori all’Inpgi per l’attività giornalistica svolta.

Una richiesta che è sembrata finalizzata a consentire ai circa 50mila pubblicisti che non esercitano la professione, e spesso nemmeno l’attività pubblicistica, di rimanere iscritti all’Albo, poter partecipare alle elezioni del prossimo anno e, probabilmente, di essere decisivi nella elezione del nuovo Consiglio e dei nuovi vertici nazionali dell’Ordine. In altre parole, per far sì che ancora una volta nulla cambi.

Lo “sconcerto” dei 9 Ordini regionali. Ma l’Emilia-Romagna non c’è

In una nota i presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti di Lazio, Lombardia, Sardegna, Liguria, Puglia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Sicilia (mancano purtroppo all’appello l’Emilia-Romagna e il Veneto) “esprimono sconcerto rispetto al documento sulla revisione dell’Albo approvato dal Consiglio nazionale il 14 maggio” scorso, in cui si prevede la possibilità di differimento della revisione sino ad un massimo di due anni.

“Pur partendo dal lodevole e condivisibile intento di armonizzare le procedure su tutto il territorio” – sostengono i 9 presidenti – il documento del Cnog “sfocia nel suggerimento di una clamorosa violazione della normativa professionale laddove invita, di fatto, gli Ordini regionali a sospendere l’efficacia” delle norme che “obbligano i medesimi Ordini a procedere alla revisione degli elenchi almeno una volta l’anno e a cancellare per inattività gli iscritti che risultino privi dei requisiti professionali previsti dalla legge istitutiva all’articolo 1″.

Denunciata la “visione aberrante e ragioneristica” del Cnog

Secondo i presidenti firmatari della nota “un pur autorevole ordine del giorno del Cnog di certo non può sostituirsi alle linee guida fondamentali, quelle indicate dalle norme vigenti”. “Spiace, in modo particolare, ravvisare nelle premesse del documento del Cnog – rilevano ancora i nove presidenti regionali – un uso spregiudicato e strumentale dell’analisi sulla crisi dell’editoria che approda addirittura nell’aberrante equazione, rivelatrice delle vere preoccupazioni del Cnog o almeno della sua maggioranza, che ogni iscritto è prezioso in quanto portatore di una quota e, dunque, un minor numero di iscritti di fatto mette a repentaglio la solidità del bilancio del Consiglio nazionale”. “Una concezione associazionistico-economica dell’Ordine – prosegue il documento – diametralmente contraria ai principi professionali e costituzionali che hanno ispirato il legislatore. La legge sarà pure vecchia di oltre mezzo secolo ma non si può negare che poggi su basi ben più solide e nobili di un criterio ragionieristico”.

“Così si aggira la legge e non si fa l’interesse dei giornalisti”

“A fare le spese di una interpretazione così disinvolta della normativa ordinistica, purtroppo, rischiano di essere proprio gli iscritti che il Cnog finge di voler tutelare – si legge ancora nella nota – a parte il cattivo esempio di un atto di indirizzo scritto con il malcelato intento di aggirare la legge, agli iscritti il Cnog finisce per fornire l’illusione di poter sfuggire alle regole sulla revisione addirittura in maniera retroattiva e qui gli estensori del documento approvato lo scorso 14 maggio dimostrano anche limiti di cultura giuridica finora evidentemente ben celati”. “Gli Ordini regionali non possono fare altro – conclude il documento – che ribadire l’assoluta inapplicabilità dell’atto di indirizzo approvato a maggioranza dal Cnog il 14 maggio scorso in tema di revisioni e dichiarano che continueranno ad osservare la legge come unica strada maestra per la tenuta dell’Albo”.

Giancarlo Ghirra: “Serve la riforma, giornalista è chi lo fa”

“I 35 consiglieri nazionali che avevano votato contro l’incitamento a violare la legge non sono dunque soli a rivendicare il ritorno dell’Ordine al suo ruolo di garante della professione dei giornalisti, della qualità e della libertà dell’informazione”, commenta l’ex segretario nazionale, Giancarlo Ghirra, di Liberiamo l’informazione”. E rilancia: “L’obiettivo da raggiungere resta quello della riforma della legge istitutiva ispirata a un semplice criterio: giornalista è chi lo fa. Beppe Severgnini ha raccolto e rilanciato sul Corriere della Sera lo slogan fondativo di Liberiamo l’informazione: o si cambia o si chiude. Noi crediamo che si debba e si possa cambiare. E’ ora che il Parlamento e il Governo si sveglino e garantiscano una seria riforma dell’Ordine, strappandolo all’autoreferenzialità”.

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