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Avezzano, la Pallanuoto è

di Gioia Chiostri

Anche i sogni galleggiano. Nel mondo capovolto della fatica dello sport assaporata in acqua, l’importanza della meta raggiunta si identifica con il passaggio perfetto. «Nella Pallanuoto, è prioritario il passare bene la palla più che il tirarla perché l’azione finale è vincente solo se vince la catena di montaggio che vi è dietro».

Un lavoro di gruppo, quasi, che trova essenza e pazienza nella capacità di stare in acqua assieme. Presso il Centro Federale FIN di Avezzano, fra pareti di un blu cemento e pavimenti di un celeste acquerello, la disciplina olimpica della Pallanuoto, ‘inventata’ nel XIX secolo in Scozia da William Wilson ed entrata nell’Olimpo delle Olimpiadi a partire dal 1900, sembra aver fatto passi da gigante in appena dieci anni di esistenza.

{{*ExtraImg_243535_ArtImgRight_300x533_}}Marco Cotini (in foto), originario di Bracciano, classe 1988 e attuale allenatore ‘capo’ di una ciurma di pirati marsicani, alla domanda di come sia vissuta la Pallanuoto in Abruzzo, risponde così: «Nella nostra regione, la Pallanuoto è considerata poco o nulla, ahimè – spiega – eccezion fatta, ovviamente, per il Pescara dei tempi d’oro, quando cioè militava in serie A. Per il resto, c’è molta difficoltà di ramificazione; ad oggi: Roseto, Chieti, Sangiò Sambuceto, Sulmona e L’Aquila sono gli unici centri cittadini, oltre la realtà di Avezzano, dove vi siano piscine che contemplino la Pallanuoto. Da ciò, capiamo bene come sia necessaria una diffusione maggiore dei messaggi fisici e spirituali che la Pallanuoto può e sa dare».

Marco, di fatti, è figlio delle acque romane. Approdato in categoria A2 a soli 16 anni nel ruolo di centroboa, è stato arruolato nel team degli istruttori marsicani nel mese di settembre scorso ed ha inteso dare tutto sé stesso per la crescita della disciplina della Pallanuoto in un territorio che, a detta sua, «soffre molto la sua mancanza in quanto a sport di gruppo. Io educo alla Pallanuoto una classe di 18 bambini (gli Acquagol), anche se, tale sport è praticamente fattibile ad ogni età». «A Roma – dice – praticare la Pallanuoto è all’ordine del giorno, poiché vi è una percentuale di presenza di piscine maggiore di quella presente addirittura a Miami». Durante la sua carriera, è stato allenato proprio da una pinna d’oro, ossia l’attuale Ct della Nazionale Femminile Fabio Conti, amico stretto, oramai, delle terre di Avezzano. «Aprì, anni or sono, una piscina a Bracciano; posso ben dire di essere stato un suo ‘prodotto sportivo’», sorride.

{{*ExtraImg_243536_ArtImgCenter_500x375_}}Il colpo di fulmine per la Pallanuoto sembra essere condensato nella parola ‘uno per tutti, tutti per uno’, come la linfa che univa romanticamente i quattro moschettieri di Dumas. «Tra il tiro ed il passaggio, non v’è molta differenza, muta semmai la forza sottesa al gesto, uno è propedeutico all’altro. In un gioco di squadra, però, il passaggio assume una parte da leone», spiega il giovane istruttore. Per la Pallanuoto, esiste, inoltre, un’età minima di ‘praticantato’, quale quella degli otto anni. «Il limite minimo esiste in quanto – dichiara a IlCapoluogo.it – bisogna saper dare seguito, quantomeno, agli stili principali di nuoto, ossia il dorso e lo stile libero. Il nuoto è, in un certo senso, propedeutico alla Pallanuoto perché, quest’ultima, è come se fosse un ramo agonistico del primo. Come si suo dire, infatti, il vero pallanuotista è colui che sa mangiare nell’acqua».

Ad Avezzano, per adesso, la Pallanuoto pare aver attratto più il genere maschile che il parallelo femminile. «Per ora, nella mia ciurma di marinai – afferma Marco – v’è solo una ragazza che quindi, si allena con i suoi coetanei maschi. In cantiere, però, vi è il progetto di dar vita ad una squadra completamente femminile, su richiamo dell’esempio nazionale». Indimenticabili, di fatti, gli animi infiammati durante il match di Pallanuoto Femminile Italia-Russia disputato il 21 aprile scorso nelle acque di Avezzano. «Vogliamo dare una vocazione da pallanuotista alla piscina comunale di Avezzano. Per praticare questa disciplina – afferma – giudico indispensabile il possedere alcune caratteristiche precise quali, per poter emergere nella Pallanuoto, la sveltezza e la prestanza fisica. Ovviamente, ad otto anni, tutto sta nello sviluppo corporeo e nell’allenamento settimanale. L’acquaticità, ossia la sensibilità che i bambini hanno sull’acqua e nell’acqua, poi, è una dote indispensabile, la quale, come tutte le doti, va comunque esercitata». Attualmente, gli Acquagol sono in disputa per alcuni tornei a livello regionale (Lazio), concorrendo per la ‘medaglia’ del Foro Italico – questo sabato si giocherà la finale – e per un Trofeo, sempre di natura romana, localizzato in zona Centocelle. La difficoltà che si registra più concretamente allorquando si parla di accensione dei motori della Pallanuoto in un territorio estraneo ad essa, è l’ ‘ignoranza’ infantile. «I bambini non conoscono spontaneamente la Pallanuoto: il calcio, ad esempio, è uno sport che si impara per strada. La Pallanuoto, invece, ha dei costi gestionali molto alti e non sempre viene scelta come sport di base dalle mamme e dai papà, anche se ha tutte le caratteristiche per esserlo. Ciò va ad inficiare il suo sviluppo concreto».

Impegnarsi in una disciplina come la Pallanuoto, significa entrare nei guru dei fan dei giochi di squadra. I bambini imparano da essa, come primitivo valore trasmesso, il rispetto per l’avversario, o meglio l’amicizia fuori dall’acqua per il nemico. Figura cardine di una qualsiasi squadra di Pallanuoto, è il leader: colui, cioè, che stimola la compagine e calcifica il senso di appartenenza ad una minirealtà sportiva. «Il capitano ha un ruolo legante – dice Marco – dovrebbe, in teoria, caricare la squadra in un momento di depressione e calmarla, diversamente, in un momento di nervosismo. Per me, non è funzionale dare il titolo di leader al più bravo della squadra; il capitano deve essere colui che rappresenta il punto di riferimento del gruppo».

Sulla carta, le regole fondamentali della Pallanuoto possono essere riassunte in numeri e in tempi: sette giocatori in totale – di cui sei in acqua più il portiere – e 13 giocatori per squadra; i tempi di gioco, invece, variano a seconda del Campionato in cui si milita. In realtà poi, i numeri divengono atleti affamati di punti e i tempi secondi da far filare lisci come l’olio. «Per i miei alunni, under 13, adotto il modulo di giocata quattro tempi da otto minuti ognuno, non effettivi ma continuativi». Ogni azione di squadra, in acqua, può avere una durata massima di 30 secondi. «Da quando si acquista il possesso palla, si hanno, cioè, 30 secondi per decidere l’azione da svolgere». L’azione, inoltre, conclude effettivamente quando si tira in porta. Ad ogni cambio palla, il cronometro riparte da zero. Ad Avezzano, la squadra degli Acquagol presenta tre schemi – stratagemmi di azione – in difesa in uomini pari, due in difesa uomini in meno, otto in attacco uomini pari e tre in attacco uomini in più. «Il resto, è tutta fantasia».

«Io consiglierei ai genitori la Pallanuoto per la crescita sportiva dei loro figli in quanto ciò che insegna questa disciplina è la realtà della vita all’esterno». Come a dire che, in acqua e fuori dall’acqua, la Pallanuoto docet. «Se un bambino trova difficoltà nel fare una cosa, nella Pallanuoto deve sforzarsi di trovare il modo per ovviarla. È come se fosse un mondo trasposto in un contesto più piccolo; gli ostacoli vanno superati con la forza interiore derivata sia dal superare i propri limiti sia dall’appoggio dei compagni di squadra e/o compagni di vita».

{{*ExtraImg_243537_ArtImgCenter_500x281_}}Riti scaramantici per quel di Avezzano? «Nella Pallanuoto – risponde Marco – è usuale fare degli urli prima dell’inizio di una partita. L’urlo pre-partita è una pratica comune che viene assodata dal capitano della squadra. Il ruolo del portiere e del centroboa sono, a mio avviso, i più faticosi da espletare. Nel primo caso, bisogna stare molto attenti nella fase difensiva, nel secondo, invece, si dà atto ad un fatto delicatissimo quale la transizione, ossia il passaggio dalla difesa all’attacco: in questo caso, avviene la lotta per il punto».

Rimirare sé stessi nello specchio d’acqua delle palle perse, significa esaminare la propria persona e il proprio operato. La Pallanuoto insegna a rialzare il capo e a slanciarsi con tutta la foga del corpo verso la porta dell’avversario. La palla da mettere in rete, codifica tutti i sacrifici ancora non del tutto espunti della vita e riassume tutte le attese trepidanti ma mai concluse. E il tutto per un unico gesto finale: vincere con le spalle coperte dagli amici fidati dell’acqua.

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