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All’Adunata degli Alpini vince l’olio d’Abruzzo

di Gioia Chiostri

Enogastronomia d’Abruzzo al top fra le penne nere più spumeggianti d’Italia. L’Adunata degli Alpini si è chiusa strepitosamente. Scoppi d’allegria e strepitii del cuore permangono anche il giorno dopo.

Oggi è la giornata del bilancio e della resa: chi ha vinto all’Adunata?

Sicuramente ogni dettaglio ha avuto il suo successo personale. Ogni colore, ritmo o fanfara ha tenuto duro fino al rintocco della classica Mezzanotte della festa, ma senza dimenticarsi la scarpetta di cristallo sulla topica scalinata di pietra, però. Al suo posto, lo spirito dell’Adunata vi ha lasciato in deposito una bella impronta invisibile ad occhio nudo, ma straordinariamente brillante per sensazioni assaporate.

{{*ExtraImg_243066_ArtImgRight_300x402_}}Lungo il centro storico, ogni commerciante della zona ha dato adito alla sua peculiare produzione enogastronomica. Una sorta di allestimento versione ‘Expo’ in miniatura. Fra gli stand, anche un Oleificio proveniente da Cepagatti, nel Pescarese: un Frantoio prêt-à-porter di profumi intensi.

Praticamente, l’unica azienda della costa approdata all’Adunata aquilana.

Che effetto fa? «Sono stato invitato – risponde il responsabile nonché erede dell’azienda stessa, Remigio D’Amico – da un mio carissimo amico aquilano, capo dell’attività locale ‘Bianchi’ – l’Oleificio D’Amico è, dalle nostre parti, una vera e propria pietra miliare. Per me, l’Adunata degli Alpini 2015, si è dimostrata una vetrina di lancio pazzesca: 400mila persone hanno invaso L’Aquila nel giro di soli tre giorni. Lungo questo corso meraviglioso tante penne nere affamate di novità. La maggior parte di loro veniva dal Nord: buongustai per eccellenza per quanto concerne la prelibatezza e la genuinità dei prodotti gastronomici. L’olio è la punta di diamante di questo stand, assieme ad altri prodotti da gourmet quali paté di olive, carciofini sotto’olio, cipolline grigliate, melanzane e zucchine: tutti assaggi genuini della nostra terra ricchissima».

Accanto al profumo dell’olio, inoltre, il sapore vivacissimo di tre vini DOP esposti: Montepulciano D’Abruzzo, Trebbiano e Cerasuolo. «Ho deciso di affiancare al mio prodotto, alcuni vini della mia stessa zona di provenienza. Rappresento anche la cantina locale di Fossacesia», spiega Remigio.

{{*ExtraImg_243067_ArtImgRight_300x192_}}Sul bancone improvvisato per la tre giorni intensa degli alpini, anche altri bianchi freschi e degni di nota quali la Passerina e il Pecorino. «L’azienda dell’olio è di mio padre, io, adesso, ne sto tessendo pian piano le fila del futuro; sono laureato in Scienze degli Alimenti e sto incanalando questo mio sapere acquisito nei dettami storici dell’attività di famiglia», aggiunge.

L’olio d’Abruzzo, visti i tempi grigi che corrono, può essere definito ancora un prodotto che fa gola al mercato estero? «Il prodotto, inutile ribadirlo, fa gola – spiega Remigio – però, viene costantemente ‘rovinato’ dalla velocità e dalla resistenza d’esistenza delle Multinazionali. Il nostro olio, ci tengo a dirlo, è prodotto davvero nella maniera più tradizionale possibile: ci basiamo ancora sul metodo della frantumazione delle olive con le pietre e tutto il ciclo di attività è gestito a livello familiare».

Quanti alpini, durante l’Adunata Nazionale, hanno apprezzato l’olio di Cepagatti? «Su 100 alpini, direi 100», scherza il produttore.

È una dura realtà, quella di farsi notare fra le mille e più voci isolate dai grandi giganti enogastronomici; realtà che, nonostante tutto, risultano attivissime e da decenni sul territorio. L’Adunata degli Alpini 2015 è stata anche questo: un crocicchio di idee su come far andare avanti il nostro bellissimo Abruzzo, rinomato paladino del gusto genuino. L’Italia ha ‘assaggiato’, in tutti i sensi, il capoluogo abruzzese, speriamo non lo dimentichi presto.