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“Non per ricordar la naia ma i miei vent’anni”

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di Lucia Ottavi

L’alpino è un soldato, figlio prediletto di quella montagna che gli ha insegnato a superare ostacoli,

che lo ha educato all’amicizia, alla solidarietà, che gli ha regalato panorami mozzafiato e che è stata

essa stessa testimone di combattimenti sanguinari, per la difesa dei confini della nostra Patria.

L’alpino è figlio di quelle cime innevate, di quei verdi prati, di quelle ridenti vallate e di quelle

impetuose cascate, che lo hanno accompagnato durante il periodo del servizio militare e non lo hanno più abbandonato per il resto della vita.

Sono molte le testimonianze che abbiamo avuto modo di ascoltare e leggere in questi giorni, in occasione dell’ 88° raduno nazionale organizzato a L’Aquila dal 15 al 17 maggio. Quella che vi propongo in questo articolo è una breve storia di naia militare che percorre due generazioni, padre e figlio. Sono solo poche righe, ma in esse è racchiuso tutto l’amore, tutto l’orgoglio di essere stato e, forse, di essere sempre, un Alpino. La testimonianza di Giammarco De Vincentis, noto imprenditore marsicano.

“Quando tornai a casa dopo 14 mesi di servizio militare, sulla penna del mio cappello c’era scritto

“Non per ricordar la naia ma i miei vent’anni”, era il 14 Febbraio del 1976, ero partito il 16 Gennaio

1975, sono passati 40 anni ma sembra ieri. Oggi credo, invece, che quello è stato il periodo più importante della mia vita e lo farei ancora come volontario, se fossi giovane. L’amore per la patria, le regole della vita ed il rispetto per una divisa, erano alla base della educazione data dai miei genitori. Oggi non ci sono più regole, il mondo ci sta scivolando come sabbia tra le dita”.

“Non porterò con me il mio cappello di alpino, ma il cappello di mio padre anche lui, alpino come

me a L’Aquila. Era il 1952, da allora sono passati 63 anni, porterò con me una parte di lui e sono certo che oggi marceremo insieme. Non avrei mai pensato di tornare a L’Aquila con un cappello di alpino in testa”.

“Troveremo una città colpita a morte e saremo lì anche perché L’Aquila, con noi alpini, con le

nostre penne nere, torni finalmente a volare”.

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