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#AdunataAlpini2015, gli aquilani riscoprono la città

«È un evento straordinario che fa rinascere L’Aquila»: l’Adunata nazionale degli Alpini, già nel primo giorno, ha destato entusiasmo tra gli aquilani che hanno accolto gli alpini con affetto e benevolenza.

Questo anche nella consapevolezza che proprio gli alpini in forza e in congedo sono stati molto presenti nel sostegno al territorio colpito al cuore dal terremoto del 6 aprile 2009 nella fase della emergenza.

Accanto ai pochi che sottolineano il fatto che «c’é voluta l’adunata per far riparare le tante buche sulle strade», la maggior parte degli aquilani sta partecipando attivamente e senza lamentele all’invasione che si attende da domani, addirittura di circa 400mila persone.

Si respira aria di festa e un clima nuovo: gli aquilani hanno riscoperto la passeggiata, la bicicletta nelle strade centrali chiuse al traffico. Oltre alla socializzazione persa da oltre sei anni per la distruzione di un intero territorio e delle sue relazioni e collegamenti. «Un’adunata al mese forse no, sarebbe troppo ma ce ne vorrebbero di più di queste manifestazioni, per far vivere questo centro», osserva Bruno Ciabbini, aquilano che vive alla villa Comunale.

Gli dà ragione Pietro Palumbo, titolare dell’unica macelleria che ha riaperto in centro storico, in via Leosini: «Per capire che clima si respira ieri ho regalato un po’ di pancetta a un gruppo di alpini, anche se ho dovuto insistere molto perché accettassero. Questa mattina ho trovato tre bottiglie di vino davanti alla saracinesca, me le avevano portate gli alpini per contraccambiare. Sono episodi che fanno bene. Pensando anche a quante giornate qui in centro non passa nessuno, e ti sembra di vivere in un deserto».

Tanti gli aquilani in bicicletta, cosa non consueta, per far fonte alle forti limitazioni al traffico. «L’adunata – spiega Antonio Marchesani – è stata l’occasione per lasciare la macchina in garage, e girare in bicicletta, che fa bene anche alla salute e al portafoglio». Passeggia a piedi invece per Gianni Camilli che osserva: «L’arrivo degli alpini sta invogliando anche tanti aquilani a uscire di casa, a frequentare il centro, solo che ora si rischi di non entrarci tutti».

«Qui all’Aquila – spiega Tiziana Umbrico – forse non siamo più abituati a vedere tanta allegria in giro. E fa un gran bell’effetto».

Suo marito, Roberto Petronio, aquilano doc è un alpino che gioca in casa: «Sì sono alpino e ne sono orgoglioso, ma è la prima volta che partecipo a un’adunata, e non immaginavo che fosse una festa così coinvolgente».

Per molti alpini arrivati qui all’Aquila si tratta poi di un ritorno. L’alpino Giovanni Ferrari, Ana Brescia, ha l’impressione «che si stia muovendo qualcosa a livello di ricostruzione, che siano stati fati molti passi in avanti. Qui ero venuto a giugno 2009, e come geometra, ho collaborato alla sistemazione del campo di Monticchio 1, poi sono tornato a natale per vedere come era la situazione. Ed ora eccomi ancora qui. E’ bello vedere rinascere una città e dare anche un tuo piccolo contributo».

«Io ho fatto la Naja qui all’Aquila – tiene a sottolineare Beniamino De Martin dell’Ana di Conegliano Veneto – ero istruttore al Car, alla caserma Rossi, era una favola di caserma, e spero davvero di rivederla interamente ricostruita quando un giorno tornerò in città». Tanti anche i familiari al seguito delle Penne nere. Onelia Pesce arriva da Sanremo: «Stiamo girando per la città, non ci eravamo mai stati, la distruzione del terremoto mi ha fatto impressione, ma la gente è buona, accogliete, ora visiteremo i paesi qui intorno, ci stiamo trovando molto bene, speriamo però che torni il bel tempo».