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Saga, Righi se ne va

Il Direttore generale della Saga (Società Abruzzese Gestione Aeroporto) Piero Righi rassegna le dimissioni dopo cinque anni.

«Lascio la società in una linea di continuità dell’operato», ha detto comunicando la sua decisione nel corso di una seduta del Consiglio di amministrazione convocato in via straordinaria.

Selezionato tramite avviso pubblico tra ventuno candidati provenienti da tutta Italia nel dicembre 2010 dal Cda della Saga presieduta all’epoca da Carla Mannetti, Righi, 55 anni, romano, laureato in ingegneria meccanica, ha lavorato dal 1985 al 2005 in Alitalia e, successivamente, in Meridiana ed Eurofly.

È stato il secondo direttore nella storia della Saga, dopo Gianfranco Stromei. «Lascio la società in un anno che può marcare una svolta per l’aeroporto – ha commentato Righi -. L’azione portata avanti in questi anni ha avuto un solo scopo: mettere in sicurezza il futuro dello scalo pescarese, migliorando l’organizzazione interna e riducendo i costi; differenziando e ampliando l’offerta commerciale dello scalo e ponendo, grazie alla redazione del Piano Industriale recentemente approvato, le condizioni necessarie ad assicurare la conformità alle norme comunitarie delle indispensabili erogazioni pubbliche. Ringrazio la società, gli amministratori e altresì tutti i collaboratori della Saga per l’impegno che hanno sempre dimostrato nel sostenere le azioni di miglioramento portate avanti in questi anni. Il futuro dell’aeroporto – ha concluso – non è solo nelle mani dei nostri clienti, degli amministratori, dell’azionista, del futuro direttore, a cui va il mio ‘in bocca al lupo’. È anche nelle loro mani».

Righi è stato ringraziato per il suo lavoro dal Presidente della Saga Nicola Mattoscio. «Le sue dimissioni privano la società di una collaborazione divenuta sempre più preziosa nel corso del tempo, che lascia un impegno professionale svolto con responsabilità e sensibile attenzione al delicato sistema relazionale», ha detto.

«L’augurio – ha concluso – è che l’ingegner Righi abbia successo, come certamente le sue doti meritano, nel nuovo incarico che lo attende».