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#AdunataAlpini2015: “Il tempo della pace e della gente”

La prima Adunata Nazionale degli Alpini (1920, Ortigara) fu promossa per commemorare, fra commilitoni, le decine di migliaia di Alpini caduti durante la Grande Guerra.

I successivi raduni si svolsero nelle regioni dell’Italia settentrionale e furono anche essi largamente improntati alla memoria della Grande Guerra e del ruolo degli Alpini durante il conflitto.

In seguito le Adunate, sempre più frequentate anche dai civili, assunsero in qualche modo anche un senso di “Festa dell’unificazione nazionale”: proprio con la Grande Guerra l’Unità era stata in effetti completata, sul piano geografico-politico come su quello del sentimento nazionale.

Le Adunate cominciarono così a investire anche città e regioni “non-alpine”, ma interessate al reclutamento degli Alpini: gli Alpini sono così considerati un simbolo unificante, anche in conseguenza di un reclutamento che negli anni della Guerra era stato del tutto interregionale.

Parallelamente aumentò anche il numero di iscritti all’Associazione Nazionale Alpini (ANA, fondata l’8 luglio 1919), che si diffusero non solo in Italia ma anche all’estero, “seguendo” i flussi dell’emigrazione italiana e la politica di tutela degli emigranti: queste sezioni “estere” partecipano tuttora alle Adunate, inviano rappresentanze, rafforzano il sentimento di appartenenza degli emigrati.

Negli ultimi decenni l’Associazione ha sostenuto sempre più vigorosamente l’impegno nel campo della protezione civile e della cooperazione umanitaria internazionale sviluppatosi fin dall’inizio del XX secolo, contribuendo a confermare la calorosa popolarità delle Adunate Nazionali. Va sottolineata la rilevanza delle azioni di “protezione civile” promosse dal Corpo e dall’ANA: la

prima risale addirittura al terremoto calabro-messinese del 1908 e da allora si contano centinaia di importanti e impegnativi interventi, in Italia (dalla sciagura del Vajont nel 1963 al terremoto in Abruzzo nel 2009) e all’estero (terremoto in Armenia nel 1989, maremoto in Sri Lanka nel 2005).

Anche la presenza di rappresentanze di corpi alpini stranieri ha rafforzato gli aspetti di cooperazione

e di solidarietà dell’Associazione e del Corpo degli Alpini, nonché il carattere aperto e di grande

raduno popolare delle Adunate nazionali.

Nate dunque come iniziative circoscritte, le Adunate hanno ampliato orizzonti e significati

divenendo il più grande evento pubblico annuale che si svolge in Italia.

Un evento unico nel suo genere nel panorama europeo e mondiale. Per alcuni giorni, con centinaia di migliaia di persone di ogni età ed estrazione sociale riunite nel medesimo luogo, si compone una particolare alchimia tra

alpini, simpatizzanti, abitanti e turisti che diventano tutti insieme co-protagonisti dell’evento.

Queste ragioni hanno spinto la Società Geografica Italiana a promuovere una esposizione a carattere divulgativo, che mostri l’emozione prodotta dalle Adunate e insieme il loro impatto, la diffusione nell’intero territorio italiano: al di là, nel tempo e nelle motivazioni, del ricordo

legato alla Grande Guerra. Le Adunate hanno oggi un senso nazionale e ricadute molto concrete sulle località ospiti: sono “grandi eventi” e vanno esaminate anche da un punto di

vista geografico ed economico.

Ideazione e cura della mostra sono opera della geografa Isabelle Dumont, dell’Università Roma Tre, che da anni si occupa delle Adunate degli Alpini dal punto di vista geografico. La professoressa presentando l’evento ha affermato: “La storia delle Adunate Nazionali degli Alpini è un po’ la storia dell’Italia e degli Italiani negli ultimi 100 anni. Questa mostra ripercorre l’evoluzione della nostra società attraverso il più grande evento itinerante d’Italia. Si passa dalla cartolina scritta per la sorellina nel 1916 alle più variegate testimonianze di popolarità delle Adunate nelle città ospiti del nuovo millennio.”

Per il professor Franco Salvatori “La Società Geografica Italiana ha voluto contribuire alle

iniziative di commemorazione per il Centenario della Grande Guerra mediante l’allestimento di una mostra, che restituisse un’idea storico-geografica dell’identità nazionale attraverso la lettura di un evento di particolare rilevanza quale l’Adunate Nazionali degli Alpini, volendo, altresì, evidenziare il ruolo svolto dal Corpo militare non solo in tempo di guerra, ma anche in varie circostanze della vita civile”.

Per il giornalista Salvatore Santangelo “L’Adunata dell’Aquila acquista un valore particolare alla

luce della sua sovrapposizione con il centenario dell’ingresso del nostro Paese nel Primo conflitto

mondiale dove caddero più di 80mila alpini. E alpino è l’aquilano Franco Marini chiamato dal presidente Napolitano a presiedere il Comitato delle celebrazioni. E L’Aquila è stata anche una delle due sedi in cui, nel secondo dopo guerra, rinacque la specialità alpina. Una serie di circostanze che danno un “sapore” unico a questo evento caricandolo giustamente di significati ulteriori nel

senso della memoria, del sacrificio e della rinascita. Questa bellissima mostra è un altro attestato di

vicinanza e di amicizia all’Aquila da parte della splendida comunità di intellettuali che anima la

Società geografica”.

La mostra, allestita presso Palazzo Fibbioni verrà inaugurata dal sindaco Massimo Cialente

giovedì 14 maggio, alle 11 e sarà visibile nei giorni dell’Adunata nazionale degli Alpini.

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