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Restaurata, dopo 35 anni, l’aquila imbalsamata

Sarà esposta nella caserma Rossi dell’Aquila – in occasione dell’88esima Adunata Nazionale degli Alpini che si terrà nel capoluogo abruzzese dal 15 al 17 maggio prossimi – l’aquila reale imbalsamata, che, dopo 35 anni e una storia giudiziaria alle spalle, è tornata a risplendere in tutta la sua bellezza.

Con un’operazione certosina di restauro, effettuata dal tassidermista di fama nazionale Vincenzo D’Amico, originario di Castel di Sangro, il rapace imbalsamato ha riacquistato forma, bellezza e colore, tanto da sembrare vivo. La larghezza alare supera i tre metri di apertura.

Una storia davvero singolare quella che si nasconde dietro l’esemplare di aquila reale. L’animale fu trovato morto nel 1980 da un uomo del posto nel comune di Borrello (Chieti), vicino le cascate del Rio Verde. Trattandosi di un’aquila reale, dopo regolare denuncia alla locale caserma dei carabinieri, la carcassa del rapace fu affidata alle esperte mani di D’Amico, al fine di poterne conservare le spoglie, essendo un esemplare raro e protetto in via di estinzione. Al termine del lavoro e prima che il rapace fosse restituito al legittimo proprietario, accadde che l’esemplare fu posto sotto sequestro dal personale dell’ente Parco Nazionale d’Abruzzo, informato del caso. Dopo la denuncia e un processo nel Tribunale di Lanciano, il giudice sentenziò che nessuno potesse appropriarsi dell’aquila e, in seguito alle richieste presentate dal personale del Comune di Borrello, fu esposta definitivamente, a scopo scientifico, didattico e culturale, nella sala consiliare del paese nella provincia di Chieti.

Ora, a distanza di 35 anni, l’operazione di restauro ha restituito al maestoso rapace imbalsamato tutta la bellezza originaria da poter ammirare durante i tre giorni dell’88esima adunata nazionale degli Alpini.