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Rendicontazione sociale al Salone

La sessione mattutina della terza giornata della rassegna è stata dedicata alla rendicontazione sociale, intesa come strumento essenziale per riferire all’esterno in maniera credibile, unitaria e forte il valore e la qualità del processo di ricostruzione.

«Tema di fondo di questa edizione del Salone della Ricostruzione – ha introdotto Roberto Di Vincenzo, presidente di Carsa e coordinatore della manifestazione – è quello del consolidamento e del radicamento del progetto per una ricostruzione di qualità del territorio nel tessuto economico, imprenditoriale e professionale aquilano e abruzzese. Questo Salone, che sta ottenendo un grande successo per le tematiche e gli argomenti proposti, ha esplicitato un concetto: la ricostruzione materiale è partita e i fondi per ricostruire ci sono. Con gli Uffici speciali stiamo dialogando ora per avviare un’azione di rendicontazione sociale, per ragionare su un percorso che vada oltre la ricostruzione materiale. Tranquillizzati sulle prospettive materiali, dobbiamo necessariamente pensare allo sviluppo del territorio e a come valorizzarlo all’esterno. Dallo scorso anno è nato il tavolo dei promotori a cui vogliamo dare sempre più forza nella valorizzazione di questo processo per costruire il progetto di futuro di questa città. Sono momenti straordinari e importanti, sono di riflessione e di questo noi abbiamo bisogno».

Ma cos’è la rendicontazione sociale? A spiegarlo è intervenuta Cristiana Rogate, AD di REFE, strategie di sviluppo responsabile. «Questa tematica riconduce a un approccio culturale in cui la partecipazione ha un ruolo fondamentale. La fiducia è l’elemento centrale, un capitale indispensabile in tempi di modernità per la tenuta delle istituzioni democratiche, per la competitività del sistema paese e per la sua credibilità, per la coesione stessa del tessuto associativo. Citando Locke, gli uomini vivono di fiducia. La responsabilità è il fine, la rendicontazione sociale è il mezzo, ma non può essere solo. Ci vuole infatti un metodo: nuove prassi gestionali, vale a dire obiettivi chiari e verificabili, sistemi di misurazione multidimensionali, nuove forme di rendicontazione e comunicazione efficaci e utili. L’altro aspetto è la responsabilità come capacità di prevedere le conseguenze del proprie agire e i cambiamenti che ne derivano e di modificare i propri comportamenti. Le istituzioni esistono per produrre cambiamenti e su questi si deve rendere conto, non sui risultati. La grande difficoltà delle politiche pubbliche risiede proprio nel fatto che occorre concentrarsi sull’effetto e non sul risultato. Non possiamo essere autoreferenziali ma dobbiamo avviare un dialogo di senso che spieghi all’esterno quello che facciamo. C’è una normativa europea che rende sempre più cogente per le imprese rendere noto l’impatto sui consumatori e gli effetti sociali e ambientali derivanti dalla propria attività economica.

L’accountability è la risposta alla scarsa credibilità del sistema paese. La ricostruzione ha elementi strutturali gravissimi: 6 anni passati iniziano a essere tanti nella percezione collettiva. C’è stata una comunicazione iniziale devastante. Oggi assistiamo a un cambio di passo ed è necessario diffonderlo e dimostrarlo: è una strategia vincente. Occorre una visone, obiettivi e effetti attesi. Servono strumenti che spieghino in modo chiaro e comprensibile ai non addetti ai lavori il significato delle scelte e delle azioni».

Ha rotto gli schemi della comunicazione tradizionale Paolo Esposito, responsabile USRC, che dopo una breve interlocuzione con Cristina Rogate alla quale ha mostrato il grande lavoro realizzato dal suo ufficio molto ben documentato sul sito internet dello stesso, ha svolto il suo intervento programmato attraverso un video. Video nel quale, oltre alla rappresentazione plastica e visiva della capacità di coinvolgimento degli attori territoriali, sindaci, tecnici progettisti, che la struttura dell’USRC è stata in grado di mobilitare, emerge anche la capacità fattuale di realizzare interventi in un tempo molto breve.

Grande ottimismo è stato espresso da Gianni Frattale, presidente di ANCE L’Aquila «Siamo veramente soddisfatti di questo tavolo istituito per discutere e per proporre la nuova legge sulla ricostruzione. Diamo riconoscimento alle istituzioni locali. Per una volta non ci calano dall’alto le regole, ma ne stanno discutendo insieme a noi. Ci auguriamo che questa legge venga subito approvata. In questi giorni sento altra aria, quella dell’ottimismo. In questo salone si sono riuniti governo ed enti locali e andiamo tutti in una stessa direzione. Abbiamo ricostruito con passione e con impegno. Il modello approvato ridarà splendore alla città e al territorio».

Parlando di rendicontazione sociale Raniero Fabrizi, responsabile dell’USRA – Ufficio Speciale per la ricostruzione dell’Aquila ha sottolineato come questo tipo di attività sia molto complessa e abbia necessità di un confronto continuo. «Stiamo cercando di implementare il sistema informatico e accolgo con piacere le critiche fatte. Percepisco in questo momento un clima positivo e di collaborazione tra tutti i soggetti implicati nella ricostruzione. Il tavolo di lavoro che è stato costituito in questi giorni è una di queste occasioni. Questo evento è dedicato al concetto della trasparenza. Per adesso la prendo come una formazione».

«La fiducia è un capitale, è un valore che si esprime attraverso la responsabilità sociale e la rendicontazione – così Pietro Di Natale, segretario Provinciale Finca Cisl – Per evitare la crisi di rappresentanza, dobbiamo costruire strumenti che ci avvicinano alle persone. Abbiamo proposto l’osservatorio della ricostruzione per capire i fenomeni che non rilasciano sul territorio le risorse impegnate. Sono risorse che in parte vanno fuori e che lasciano i nostri concittadini senza lavoro. Dobbiamo preoccuparci che le imprese sopravvivano perché i laboratori si esprimano in esse e attraverso di esse».

Per Emilio Nusca, coordinatore dei Sindaci delle Aree Omogenee del Cratere parlare di rendicontazione vuol dire fare emergere all’esterno che intorno alla ricostruzione ci sono passione, energia e risultati «La sfida è quella di mettere insieme la ricostruzione sociale che passa attraverso l’iniziativa dei sindaci. Abbiamo edilizia minore, ugualmente interessante, ma la sfida è quella di tramandare la memoria dei nostri territori che sta andando affievolendosi. Per fermare questo processo bisogna pensare a un luogo della memoria dove tenere custodite le radici».

Enrico Ricci, presidente di ANCE Abruzzo ha presentato un’importante novità, tanto attesa e finalmente formalizzata: il Fondo etico dell’ANCE «Il terremoto è stata una tragedia immane. Dopo la fase di emergenza, ci si è resi conto che il terremoto ha reciso rapporti, luoghi di incontro e spensieratezza. La richiesta di aiuto è diventata forte. Le nostre imprese non hanno mai mancato nel contributo. Nonostante questo, all’interno dell’associazione abbiamo fatto una riflessione. Come fare di più? Abbiamo istituito così il fondo etico che è costituito da elargizioni libere da parte delle imprese che operano nel cratere: servirà a sostenere progetti culturali, sportivi e sociali. Tutte le imprese che si riconoscono in questo fondo devono procedere secondo un codice etico preciso nella realizzazione dei lavori. Questo fondo può raggiungere risultati se c’è anche collaborazione da parte delle istituzioni. Il simbolo è un giglio ornato, i capi chiave delle nostre abitazioni a testimonianza del proponimento di fondo. Non lo gestiamo direttamente e a garanzia e tutela di correttezza e ci siamo rivolti ad Aldo Mancurti, ingegnere che gode della fiducia di tutti e che ha accolto il nostro invito a ricoprire il ruolo di presidente».

«La fiducia si conquista, si coltiva e si mantiene – ha sottolineato Mancurti, presidente Fondo Etico ANCE – Il fondo etico vuole restituire un’immagine diversa secondo un processo partecipativo e trasparente. Come ogni fondo, c’è un comitato che è rappresentato dai presidenti Ance delle sezioni provinciali e due esterni eletti da un’assemblea. Oggi parliamo di volontarismo di imprese che aderiscono. Non c’è obbligo. La cifra di base è frutto di una mediazione: il 2 per mille da parte di coloro che decidono di aderire in base ai fatturati dei lavori che svolgono sul territorio. Ma non si tratta di un salvadanaio. Vogliamo decidere finalità e guardare oltre. Il prossimo passo sarà quello di dotarci di uno strumento di comunicazione che vada oltre quelli praticati finora. Costituiremo gli organi sociali e penseremo a un logo che sia diverso dalla chiave giglio o a essa integrato».

L’intervento di chiusura è stato affidato al Sindaco Massimo Cialente «Coloro che stanno ricostruendo nei nostri cantieri hanno una sorta di dovere etico: partecipare anche alla ricostruzione sociale. Questi sono elementi di fondo per ricostruzione, perché la nostra tragedia è particolare. Raccontare la tragedia del sisma del 2009 è come provare a descrivere un diamante tagliato con 100mila immagini. La congiuntura poi è stata ancor più particolare. Siamo incappati nella fase economica più negativa del nostro paese, ma ancor più negativa è stata la fase politica e valoriale. Il terremoto è stato giocato sulla nostra pelle come in un derby: curva sud e curva nord e noi schiacciati nel mezzo. Adesso va tutto bene e lo dico. L’ultimo dei problemi per me ora è la ricostruzione: la squadra c’è, i soldi pure. Ora c’è la seconda fase, si deve ricostruire il tessuto sociale ed economico con un progetto organico che guardi al futuro».

Il Convegno si è concluso con una proposta per la sesta edizione del Salone da parte di Stefano Pallotta, presidente dell’Ordine dei Giornalisti abruzzesi: dedicare uno spazio di riflessione sul rapporto tra ricostruzione e informazione.

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