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Pescina, il molleggiato della Marsica si chiama Alessandro

di Gioia Chiostri

Le passioni umane sono come le bugie: hanno vita breve. Tale destino, però, non suole essere lo stesso per le inclinazioni dell’anima: quest’ultime, prendendo in prestino una creazione pascoliana, sono ali di gabbiano nei bui dei pensieri logici ma sconnessi.

Alessandro De Blasis, professione cantante, ma anche – ci tiene a dire – pugile, meccanico e volontario Unitalsi, potrebbe essere l’esempio più manifesto di quanto prima detto. «Non si tratta di una mera passione, ma di una vera e propria vocazione. Oggi, sono tra i primi dieci collezionisti d’Italia del materiale relativo ad Adriano Celentano. Non l’ho mai conosciuto: una volta lo intravidi a Verona, in occasione di un suo concerto, ma non so se lui si accorse di me. Un giorno, però, gli scriverò una lettera: l’ho promesso a me stesso». 45 giri, maglie, poster, locandine e chi più ne ha più ne metta: Alessandro, in arte Celentano, ha col senno del poi e con una energica voglia di fare, creato uno showman nello show: non solo musica; il suo Celentano, è qualcosa di più. Sabato 9 maggio, a Pescina, andrà in onda, in mezzo al popolo tanto caro al cantante milanese, la versione dettagliatamente marsicana del Celentano-show.

La band che sostiene e sostanzia la voce di Alessandro De Blasis ha nome di ‘I Ragazzi del Clan’ ed è composta da 11 musicisti di valore, fra cui spiccano anche alcuni diamanti grezzi forgiati dal Conservatorio ‘Casella’ di L’Aquila. La Celentano-mania si è insinuata nella mente e nel corpo di Alessandro a partire dall’età di sei anni circa. «Io ho sempre imitato Adriano – dichiara a IlCapoluogo.it – sin da piccolino. Nasco, si può ben dire, come imitatore di Celentano; col tempo, poi, ho perfezionato questa mia tendenza dell’anima. Inizialmente mi esibivo da solo, nelle piazze e nelle feste. Ciò che porto ed ho portato in strada è la storia della Musica italiana grazie al suo, a mio avviso, più splendente interprete e creatore». 25/26 brani sono i pezzi che verranno suonati nella serata marsicana. L’appuntamento è fissato per le ore 21 e 30 presso il Chiostro del Teatro ‘San Francesco’, a Pescina: «il repertorio è quello classico di ogni italiano medio – spiega Alessandro – tutti conosciamo i successi di Adriano, fanno parte dell’essere italiani».

Un anno fa, fra i pensieri di Alessandro, però, è esplosa l’idea di mettere in piedi una vera e propria orchestra. Una voce raddoppiata, quindi, che potesse espandere ancora di più il megafono del Molleggiato. L’unicità dell’idea si riscontra nel fatto che il gruppo musicale di Alessandro – composto da Andrea di Folco (basso); Luca Raglione (chitarra, solista e arrangiatore); Ivo Pecce (sassofono e arrangiatore fiati); Simone Chicarella (trombone); Chiara di Natale (corista); Angelica Mastropietro (corista); Chiara Michetti (corista); (tastiera); Stefano Bracone (percussioni) – non mostra solo le note e le parole, ma anche il modo di essere di Celentano, proponendo abiti, stili, mode ed espressioni diverse a seconda dell’anno di esibizione dell’asso della musica nostrana. «La band è nata ufficialmente a settembre dello scorso anno; da quella data in poi, sono incominciati i concerti per tutta la zona territoriale di Avezzano, uno fra tutti, quello allestito nei locali del Castello Orsini. Il mio Celentano, ci tengo a dirlo, è tutto in uno». Cosa significa? «Significa che il pubblico verrà magicamente trasportato nel suo mondo storico. Costumi, trucco, parrucco e mosse di ballo lo renderanno e lo hanno sempre reso unico. Celentano non è solo canzone, ma anche tutto il resto».

Ogni componente del Clan ha la sua importanza. In fondo, non esiste vittoria laddove vinca un solo paio d’occhi. «La mia forza di esibizione deriva dal mio retroscena musicale. – afferma – La squadra vince sempre, questo è scontato». La fiaba di Alessandro De Blasis in Celentano è incominciata, come è giusto che sia, dall’ascolto di una canzone. ‘24000 baci’, composta nel 1961, fu la freccia di Cupido per il cantante pescinese. «Il disco mi parlava. – afferma – Avevo solo sei anni all’epoca. Ricordo che, quando lo ascoltai, un solo pensiero mi formicolò in testa: ‘queste note mi accompagneranno per tutta la via’. E così, in effetti, è stato. Può una passione trasformarsi in un aspetto della vita personale? Io credo di sì: i miei genitori non mi hanno mai ostacolato e, credo, che questo sia fondamentale per la crescita e coltivazione di una personalità in fieri. Inizialmente mi esibivo per pochi amici stretti, poi, un giorno, galeotta fu l’esibizione nella mia parrocchia di nascita: da quel giorno, fu lo show. Cominciarono a chiamarmi Celentano in ogni punto cardinale della Marsica».

«La mia canzone del cuore, però, è ‘Yuppi Du’, la quale si metamorfosò in un Musical nel 1975. Per me, questo pezzo musicato, condensa Celentano. – aggiunge Alessandro – Arrivò fino al Festival di Cannes, a Venezia: non c’è paragone che tenga; In quell’occasione artistica, lui fu anche regista, produttore e scenografo: tante professionalità unite dal filo conduttore del’arte. In questi anni, nonostante la mia giovane età, ho fatto tanti passi in avanti per quanto concerne questa mia vena dell’anima; per me, Adriano Celentano può essere riassunto in un unico aggettivo: lui è celebre». La modernità di questo grande della musica italiana è sconfinata: ogni suo pezzo oltrepassa i confini temporali, andandosi a piazzare al di là del tempo e dello spazio. Ogni canzone è un inno alla vita e alla società fraterna. La tribute band di Alessandro si differenzia dalle altre band presenti, ad oggi, in Italia, prima fra tutte quella ufficiale attiva ad Ascoli Piceno, seguita da quella milanese e dalla consorella appartenente al Sud Italia, poiché porta tra la gente il gusto degli spettacoli firmati da Celentano.

Basta dare un’occhiata alle foto ritrattanti Alessandro; lo sguardo, la positura, le vibrazioni che vengono emanate dalla mossa ‘segreta’ del molleggiato: è un voler rimarcare l’unicità del personaggio. «Oltre a ciò, io sono anche un musicista e un arrangiatore: ogni pezzo che porto a compimento, grazie anche all’apporto della mia band, viene personalizzato. Puntiamo, nel nostro piccolo, a ricreare l’atmosfera di allora: ogni nostro gesto o parola si accorda con la musica e con l’epoca storica nella quale essa è nata; non stravolgiamo mai, ma ricalibriamo in base ai giorni nostri. Portiamo spettacolo, non un mero copia-incolla». Durante lo show, Alessandro dà vita a ben quattro cambi d’abito totali, sintomo della ricercatezza impiegata nella preparazione dell’evento musicale. «Celentano è stato il numero uno in tutte le epoche; ogni volta che proponiamo il nostro show, bambini, ragazzi e adulti si divertono con noi; anche se abbiamo incominciato da poco, abbiamo il calendario estivo già tutto esaurito: nelle piazze, siamo soliti riproporre anche le scene dei suoi film. Ogni nostro gesto sottintende Celentano».

L’asso nella manica di Alessandro De Blasis è la mossa di ballo all’Adriano, compiuta con una naturalezza disarmante. Afferma: «Mi innamorai di Celentano tanto tempo fa; oggi, la gente, per strada, a volte mi confonde con lui. Però, devo essere sincero: anch’io, alcuni giorni della mia vita, guardandomi allo specchio, mi confondo. Il complimento più bello che mi abbiano mai fatto è e rimane sempre lo stesso: ‘sei forte’».

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