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Kiev ferma un giornalista italiano.

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di Francesca Marchi

Alle 17,15 di oggi il giornalista d’inchiesta Franco Fracassi è stato trattenuto all’aeroporto internazionale di Kiev Boryspil’ mentre si apprestava a partire per Odessa.

Per circa cinque ore è stato trattenuto in camera di sicurezza, in attesa di essere espulso entro le 10 di domani mattina, in corrispondenza con il primo volo per l’Italia.

Controllato da militari, come se fosse un criminale, per via degli articoli di denuncia che aveva pubblicato lo scorso anno su Popoff. “Articoli che avrebbero recato danno all’immagine dell’Ucraina”.

L’ambasciata d’Italia a Kiev è stata raggiunta per telefono e informata alle 18,45.

Tempestivo l’intervento.

Alle 22 circa il giornalista Fracassi è stato liberato dalle autorità ucraine.

Era diretto ad Odessa, su invito di un organizzazione internazionale per la pace, la [i]Global Rights of Peaceful People[/i].

Dopo l’accaduto, quasi certamente, farà rientro domani a Roma perché non è sicuro per lui proseguire il viaggio.

Questo è un atto gravissimo che limita la libertà di esercizio giornalistico sul territorio europeo.

[i]“Se col mio lavoro faccio arrabbiare qualcuno che conta allora vuol dire che ho fatto la cosa giusta”[/i], così ama presentarsi Franco Fracassi.

E’ un giornalista d’inchiesta che da qualche anno ha scelto la strada del cinema per rendere più efficace il suo lavoro.

Ha raccontato la guerra dalla Bosnia, dal Kosovo, dall’Iraq, dall’Angola. Racconti di scandali politici e finanziari, racconti di eventi storici, come il G8 di Genova del 2001 o il processo all’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, racconti di luoghi sperduti, come l’Uiguristan o le miniere di diamanti al confine con il Congo.

Negli stessi anni ha scritto libri d’inchiesta sull’internazionale nera (“Quarto Reich”), sull’assassinio in Somalia dei giornalisti Rai Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (“Ilaria Alpi”), sul saccheggio della Russia da parte del potere del presidente Boris Eltsin e della mafia (“Russiagate”) e sulla bomba nucleare iraniana (“La bomba di Allah”).

Ha deciso da qualche anno di mollare il giornalismo scritto e di dedicarsi alla realizzazione e alla produzione di documentari d’inchiesta, fondando la società di produzione Telemaco. [i]“Se in questo Paese si vuole fare giornalismo serio e non supino bisogna essere indipendenti. Solo così si può indagare su chiunque o su qualunque cosa liberamente”.[/i]

La nuova avventura ha portato Fracassi a cimentarsi su inchieste nazionali e internazionali. Due su tutte. [i]“Zero – inchiesta sull’11 settembre”[/i], il documentario italiano più visto nel mondo, con oltre 55 milioni di spettatori, [i]“Le dame e il Cavaliere”[/i] e [i]“Sangue e cemento”[/i], l’inchiesta che ha cercato di svelare le ragioni del crollo degli edifici all’Aquila durante il terremoto, film candidato ai nastri d’argento come miglior documentario italiano.

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