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In 20mila a Cocullo per il Rito dei Serpari

Oltre 20 mila persone accalcate e stipate in ogni angolo del paese hanno assistito oggi all’antichissimo e tradizionale rito dei Serpari di Cocullo, in provincia dell’Aquila.

Il rito è stato rinnovato in occasione delle celebrazioni di San Domenico abate, protettore del piccolo paese che conta circa 250 abitanti, ritenuto protettore del mal di denti, dai morsi di rettili e dalla rabbia. San Domenico era un monaco benedettino di Foligno che attraversò il Lazio e l’Abruzzo fondando monasteri ed eremitaggi. A Cocullo si fermò per sette anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, che divennero delle reliquie. Per questo la mattina della ricorrenza, nella chiesa a lui dedicata, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenere i denti stessi in buona salute.

A mezzogiorno in punto, la vestizione della statua del santo con le serpi raccolte dai serpari alla fine di marzo fuori paese e poi custodite con attenzione e nutrite per giorni in attesa della Festa; quindi la processione, che si è snodata per gli angusti vicoli di Cocullo con migliaia di apparecchi fotografici e telefonini a catturare le suggestive immagini.

Decine le troupe televisive arrivate da ogni parte del mondo, tra cui anche una dell’Unesco dopo che Cocullo ha avanzato la candidatura per ottenere il riconoscimento del rito come patrimonio intangibile dell’Umanità. Nei giorni scorsi la firma del protocollo d’intesa tra il Comune e numerosi soggetti culturali ed istituzionali a sostegno della candidatura.

Lunghe file al casello di Cocullo della A25 per l’afflusso dei turisti arrivati in Abruzzo per assistere alla Festa.

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