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Comune di San Benedetto, fuori Di Cesare

di Lucia Ottavi

Il Consiglio Comunale di San Benedetto dei Marsi convocato per oggi 30 aprile 2015, alle ore 16.00, tra i punti all’ordine del giorno ha affrontato la questione relativa alle numerose assenze ingiustificate che il consigliere di minoranza Paolo Di Cesare, già sindaco per diversi mandati, ha accumulato a partire dal 6 giugno 2013, giorno del Consiglio Comunale di insediamento. Le reiterate assenze di quello che sarebbe stato definito da alcune testate giornalistiche il [i]“consigliere fantasma”[/i], sono sfociate in un voto unanime da parte della maggioranza e non contestato neanche da chi era con lui all’opposizione, Paolo Di Cesare è fuori.

{{*ExtraImg_240885_ArtImgCenter_427x660_}}Secondo l’articolo 10 comma 3 dello statuto comunale «la mancata partecipazione a tre sedute consecutive del consiglio comunale senza giustificato motivo dà luogo all’avvio del procedimento per la dichiarazione della decadenza del consigliere con contestuale avviso all’interessato che può far pervenire le sue osservazioni entro 5 giorni dalla notifica dell’avviso».

Il presidente del consiglio comunale Francesco Raglione ha inviato al consigliere Paolo Di Cesare ben due comunicazioni di avvio di procedura di decadenza. Nella prima missiva, datata 9 dicembre 2014, sono stati concessi al consigliere non 5, ma ben 20 giorni per presentare osservazioni o giustificazioni. A tale comunicazione non è seguita alcuna risposta. Secondo il regolamento, si sarebbe potuto procedere alla convocazione del Consiglio, per discutere della decadenza, ma così non è stato fatto. Il presidente Raglione, in data 22 gennaio 2015, ha inoltrato a Paolo Di Cesare una nuova lettera, questa volta di sollecito, con la quale gli si concedevano ulteriori 10 giorni. Non vi è stata alcuna risposta e si è proceduto alla chiusura del procedimento e alla convocazione del consiglio.

«Dodici assenze su quattordici – afferma il sindaco Quirino D’Orazio – significa non avere rispetto né delle istituzioni né dei cittadini che lo hanno votato. Esiste un luogo sacro, la Sala Consiliare dove la politica reale e non virtuale trova la sua solenne forma di espressione. Disertare questa sede, violando norme e regolamenti è, allo stesso tempo, un atteggiamento che non trova giustificazione alcuna e che non si confà al ruolo di chi ha avuto l’onore e l’onere di farsi portavoce di quei Cittadini, che meritano rispetto e che in lui avevano riposto fiducia».

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