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Organizzazione Regione, Gerardis chiarisce

«Leggo con sorpresa le affermazioni del segretario regionale del Direr, Silvana De Paolis». Inizia così la replica al sindacato di dirigenti quadri della Regione da parte del direttore generale dell’Ente, Cristina Gerardis.

«Non corrisponde al vero – dice in una nota di risposta – l’affermazione secondo cui quella in atto sarebbe la seconda riorganizzazione in sei mesi. Ed infatti sinora si è provveduto, con distinti e successivi atti anche a valenza normativa, di consiglio e di giunta, a stabilire e individuare i Dipartimenti (oltre che costituire la Direzione Generale) e a definire i programmi da realizzare e le competenze da ripartire tra i medesimi. Tali atti sono stati il necessario punto di partenza per un’attenta riflessione su ‘chi debba fare cosa’ al fine di collocare al meglio le funzioni nell’ottica strategica di rendere la Regione un servizio per i cittadini. Questa è dunque da considerarsi l’azione riorganizzativa fondamentale che, lungi dall’essere, come si afferma, non sorretta da una logica progettuale, è invece stata disegnata in funzione del programma di governo da realizzare per rendere la macrostruttura ad esso congrua».

Sempre secondo l’avvocato Gerardis, «non si è affatto ragionato per procedure e procedimenti: un lettore attento e oggettivo non può che constatare che si è ragionato per temi e per obiettivi di lavoro. Piuttosto appare innocua l’impostazione ‘la Regione non è un grande Comune’. Infatti, i Comuni hanno con certezza un’utenza, mentre non tutte le stagioni della Regione l’hanno avuta. Una buona organizzazione non è mai data dai numeri ma dalle competenze giuste collocate in capo alle strutture e alle persone idonee».

«Inoltre – aggiunge – non corrisponde al vero che le posizioni dirigenziali siano aumentate. Il paragone meramente numerico non è corretto, ma va specificato: la struttura precedente prevedeva 15 posizioni apicali e 80 servizi, per un totale di 95 posizioni dirigenziali. Il numero complessivo nella nuova organizzazione è rimasto invariato, ma sono diminuite le posizioni direttoriali apicali, da 15 a 8, compreso il direttore generale. Questa razionalizzazione porterà ad un risparmio annuo per le casse della Regione di 192.695 euro, senza alcuna perdita di efficienza. Non è corretto affermare che si siano creati servizi fantasma. L’unico servizio con un solo ufficio è quello che riguarda i rapporti con il sistema delle Conferenze Stato-Regioni ed è di fondamentale importanza averlo previsto in un contesto storico-politico di rivoluzione del sistema costituzionale e del rapporto tra lo Stato, le Regioni e le Province».

«Tale struttura – osserva Gerardis – è destinata a incidere in modo significativo anche sulla funzionalità della delegazione romana della Regione, che dovrà costituire il cuore pulsante della partecipazione attiva e consapevole dell’ente al detto processo di cambiamento, che necessita appunto di essere partecipato per non essere subito. La circostanza che un servizio abbia un solo ufficio, in un caso come quello descritto, è evidentemente di alcun rilievo sostanziale».

Il direttore generale precisa, inoltre, che «a Bruxelles non avrà sede alcun dirigente: il servizio legato alla sede estera è collocato, come prima, in Abruzzo, e ne è valorizzata la valenza progettuale e di sviluppo. Addirittura antiquata sembra poi l’affermazione secondo cui un dirigente dovrebbe avere almeno 15 dipendenti: non se ne comprende il senso, dato che non è dal numero delle persone addette che si pesa un servizio, bensì da ciò che fa, dalla sua strategicità, dal risultato che gli si chiede di raggiungere. Pure aprioristica e apodittica è l’indicazione di una percentuale di riduzione dei dirigenti (e desta stupore che lo faccia proprio una organizzazione sindacale di categoria). Le posizioni dirigenziali, nei limiti della spesa prefissata, devono essere funzionali all’attuazione del programma di governo e l’Abruzzo è una regione che deve recuperare ritardi e inefficienze del passato. Lo farà anche mediante una squadra di dirigenti motivati».

«Con riguardo alla notazione sulla autorità anticorruzione – prosegue la nota – si fa notare che la nuova organizzazione prevede una stazione unica appaltante presso il Dipartimento delle opere pubbliche per ciò che riguarda appunto le opere. Con riferimento all’acquisto di beni e servizi, è prevista la presenza di una centrale unica di committenza della Regione presso il Dipartimento delle risorse. Nessuna dispersione, ma accentramento. Basterebbe leggere con attenzione per non sbagliare. Senza contare che il responsabile della prevenzione della corruzione è il vertice amministrativo della Regione, a sottolineare l’estrema rilevanza data a questo ruolo. A tal proposito del tutto destituita di fondamento è l’affermazione secondo cui il direttore generale sarebbe privo di compiti sostanziali e importanti. Ancora una volta basterebbe leggere: l’articolazione della direzione generale mostra chiaramente come essa sia stata pensata come la sede del coordinamento della Regione, una vera e propria regia decidente, atta a monitorare e uniformare le attivita’ di tutti per assicurare la realizzazione degli obiettivi del governo regionale. Tanto è fondamentale tale ruolo che il direttore generale svolgerà anche la valutazione dei risultati raggiunti».

«Resto ovviamente aperta al dialogo con tutte le componenti dell’ente Regione; l’importante – conclude il direttore generale della Regione – è leggere bene e comprendere appieno il contenuto dei documenti».

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