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Ricostruzione: un progetto per la rinascita

Di Giampaolo Ceci*

Ormai é chiaro a tutti che ogni intervento per la “ricostruzione” deve essere valutato in un contesto lungimirante che tenga conto dei cicli virtuosi che potrebbe innescare per favorire lo sviluppo dei territori del cratere e….non solo.

Ricostruire le città danneggiate dal sisma in un contesto slegato da un progetto di sviluppo sarebbe una colpa imperdonabile per la classe politica che ha l’onere di decidere del futuro di questa zona del paese.

Un progetto di sviluppo non é cosa semplice da elaborare, ma neppure impossibile.

D’altro canto non si può che indirizzare le scelte e poi le priorità su quelle che poi innescheranno cicli virtuosi di sviluppo socio economico.

Con queste premesse, mi sfugge in quale strategia di sviluppo si inserisca il poderoso impegno economico per la ricostruzione dei sottoservizi.

Probabilmente, per individuare le prospettive di sviluppo su cui contare, basterebbe uno storico che ci spiegasse le eccellenze locali che hanno determinato lo sviluppo delle città di questa zona e poi, via via, col passare dei secoli, gli eventi storici che hanno fatto restare in loco gli abitanti, sia nei periodi di prosperità sia in quelli di povertà.

La storia di ogni popolazione è determinata in larga parte dalle decisioni del suo gruppo dirigente.

Quando non si riuscivano ad anticipare o cogliere i segnali dei mutamenti sono sempre stati guai per tutti.

Non sempre le mutazioni sociali ed economiche di un territorio erano causate da fattori esterni ineluttabili, più frequentemente, da politiche o alleanze che poi si rivelavano errate.

E’ questa la funzione principale delle forze di governo locale, che devono guardare lontano per prendere le decisioni migliori.

Nonostante la buona volontà e l’onestà intellettuale, decidere per il meglio non è facile. Non tutto é prevedibile.

Non sempre gli interessi generali riescono ad imporsi su quelli di gruppi locali che guardano “vicino” , spesso troppo vicino.

Non c’è nulla di matematico, le diverse politiche di sviluppo devono essere confrontate e analizzate senza pregiudizi o inutili conflittualità.

Sebbene può sembrare provocatorio, bisogna dire che decisioni strategiche di questa portata non possono essere prese democraticamente o meglio, richiedono una ampia partecipazione di idee, ma poi…. il gruppo dirigente deve decidere valutando anche le conseguenze delle diverse politiche, assumendosi le sue responsabilità nei confronti della storia e dei cittadini.

Mi sono più volte chiesto per quale ragione lo Stato debba aiutare le popolazioni colpite da calamità naturali.

A volte le popolazioni coglievano gli aiuti statali come una occasione per “intascare” qualche rimborso, come avvenuto nel terremoto dell’Irpinia, a volte invece li hanno usati per determinare una opportunità di sviluppo come avvenuto nel sisma del Friuli.

Eppure c’è gente che per il solo fatto di possedere un’abitazione ora se la vede restaurare e consolidare a spese di tutti. Ne ottiene un incremento patrimoniale notevole…ma, é giusto?

In effetti, la ricrescita economica di una città richiede che questa ritorni ad essere un luogo sociale e quindi le case e i negozi devono necessariamente essere ricostruiti, se si vuole ridare alla città la sua funzione e attivare il suo indotto economico, anche se questa decisone favorisce i proprietari.

Mi domando però:[i]”si può indirizzare l’indotto economico verso attività coerenti con lo sviluppo cittadino che si vuole favorire?”[/i]

E mi domando anche, ad esempio, cosa avverrebbe se il contributo statale elargito per ricostruire le case e i negozi fosse subordinato alla promozione di una città costruita su misura per accogliere studenti universitari e turisti estivi o invernali attratti dalla eccellenza e basso costo dei servizi universitari e dalla vicinanza del Gran Sasso? Da quali parti d’Italia o del pianeta e quali fasce di turisti verrebbero se si promuovesse l’Aquila come “la Cortina del Centro Italia?”. Una città modera e accogliente, vicino a Roma, dove proprio la peculiarità del suo clima venga esaltato.

Una città architettonicamente gradevole per passarci una vacanza? Una città adatta allo studio e alle vacanze di chi ama fare lunghe passeggiate estive in montagna o frequentare moderni campi di neve d’inverno (e anche d’estate se dotate di moderni cannoni), per poi trascorrere la sera in alberghi dignitosi in una città accogliente piena d’iniziative serali, e trattorie tipiche abruzzesi dove si mangiare alla casereccia solo prodotti locali a Km 0?Potenziare il Gran Sasso é, un’ipotesi su cui varrebbe investire 80 milioni, piuttosto che rifare le fognature e i sottoservizi improduttivi?

E’ solo un esempio provocatorio rivolto ai pochi che leggono i miei articoli, ma è illuminante, mi pare, di come le scelte della ricostruzione potrebbero favorire questo o altri disegni strategici di maggior respiro.

In questi casi il contributo statale alla ricostruzione dei locali commerciali verrebbe incentivato se coerente al disegno strategico. Stessa cosa per le abitazioni. Si favorirebbero le nuove destinazioni d’uso ai piccoli alloggi per studenti o turisti, ma direi di più, per favorire i turisti si potrebbe imporre a compensazione del valore patrimoniale ottenuto dai contributi pubblici, un canone di affitto calmierato per i primi anni, al fine di incentivare la presenza di giovani turisti o studenti nel centro anche di sera.

Lo Stato o il Comune potrebbe dire: Vuoi il contributo statale? Allora aiutami a costruire il mio progetto di sviluppo! Un odioso ricatto? Una limitazione alla libertà dei cittadini o l’unico modo per indirizzare risorse verso una prospettiva utile per tutti? Non saprei. E’solo une esempio.

A mio parere, la cosa peggiore è costruire una città senza un progetto per il suo futuro.

[i]*Direttore del Centro Studi Edili di Foligno[/i]

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