IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Il sentiero della libertà

di Valter Marcone

Quest’anno, nella ricorrenza del 70esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale con la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista, operata dagli alleati anglo-americani e dagli italiani che si schierarono dalla loro parte come gli abruzzesi della Brigata Maiella, l’associazione culturale “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”, con il Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona, ha promosso una serie di iniziative per mantenere viva la memoria e per onorare coloro che hanno sacrificato la vita per la Libertà di tutti.

E’ stato realizzato e proiettato da RAI-storia il docufilm “[i]Partisan Kids[/i]” a cura di Pietro Faiella e Pierlorenzo Puglielli, prodotto da Paolo Bruno, ed è stato pubblicato per conto della Fondazione Brigata Maiella il libro “[i]Terra di Libertà[/i]” a cura di Maria Rosaria La Morgia e Mario Setta, con presentazioni a Pescara, Sulmona, Vasto, Chieti e in altre località abruzzesi.

Il 25 aprile dall’associazione “Le rotaie” è stato organizzato “[i]Il treno della Liberazione[/i]” da Pescara Centrale a Roccaraso, andata e ritorno, con soste a Sulmona, Campo di Giove e Roccaraso, con lo spettacolo sulla Brigata Maiella “[i]Banditen[/i]” della Compagnia dei Guasconi e l’incontro con l’associazione “[i]Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail[/i]” nella sosta a Campo di Giove.

{{*ExtraImg_240173_ArtImgRight_300x225_}}Venerdì primo maggio partirà dal Campo di concentramento n. 78 di Fonte d’Amore, la XV edizione della marcia “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail”. Quest’anno, con la novità della partenza dal Campo 78, luogo emblematico dove sono nate tutte le storie di fuga e di “resistenza umanitaria” che hanno caratterizzato la città di Sulmona e la Valle Peligna, i cittadini, autonomamente, possono prendere parte alla prima fase della marcia, dal Campo di Fonte d’Amore a Sulmona (km.4,5) per non dimenticare un passato di barbarie e di solidarietà e per contribuire a costruire una società più libera e più giusta.

Come per le edizioni precedenti, l’associazione ha l’adesione e la collaborazione delle varie istituzioni civili e militari: le province di L’Aquila e Chieti, i Comuni di Sulmona, Campo di Giove, Taranta Peligna e Casoli. Inoltre: il Gruppo Reduci Brigata Maiella della Valle Peligna, il Club Alpino Italiano sezione di Sulmona, il Volontariato Protezione Civile di Sulmona, di Campo di Giove e Val Trigno di Casoli, l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, il Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino del CAI, il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, l’Associazione Nazionale Alpini e i Volontari della Protezione Civile A.N.A. Gruppo di Sulmona, la Croce Rossa Italiana di Sulmona, il Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta gruppo di Sulmona, l’associazione Volontari di Protezione Civile “Sangro-Aventino” Onlus, le Pro-Loco di Campo di Fano e di Taranta Peligna, il Corpo Forestale dello Stato, la Scuola di Polizia Penitenziaria di Sulmona, la Polizia Provinciale, la Polizia Municipale, i Soci Sostenitori.

{{*ExtraImg_240174_ArtImgRight_300x225_}}“Il sentiero della libertà” è un trekking di circa 60 Km, di livello escursionistico, suddiviso in 3 tappe e 3 giorni, sui sentieri che attraversano la Majella. Ogni anno partecipano al “Sentiero della Libertà” circa 700 persone, in prevalenza studenti degli ultimi anni delle scuole superiori.

“Il sentiero della libertà” era la via di fuga di migliaia di prigionieri alleati e di giovani italiani che lottavano per la liberazione d’Italia, divisa dalla Linea Gustav dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando l’Abruzzo divenne terra di confine e angolo di speranza per i fuggiaschi che si schieravano con l’Esercito Alleato.

Così ne scrive Mario Setta: [i]“Il sentiero della libertà” si presenta come metafora del cammino dell’uomo verso la liberazione da ogni forma di schiavitù passata e presente. Un cammino verso la conquista della vera libertà che abita sulle vette e che non è certamente imprigionabile entro le mura di una “casa”[/i].

{{*ExtraImg_240175_ArtImgRight_300x225_}}Libertà che va conquistata a fatica, spesso con grandi sacrifici e, talvolta, persino col martirio. Libertà che va tutelata giorno per giorno, come ha ricordato Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, assassinato nel 1980 dalle Brigate Rosse. Uno dei pochi casi, se non l’unico, in cui un figlio ha dichiarato pubblicamente, davanti al feretro del padre, di perdonare gli assassini. Giovanni, con tutta la famiglia, ha partecipato con entusiasmo alla marcia dei tre giorni, ritenendola una “magnifica esperienza”. Nello spirito internazionalista e universale della manifestazione, la novità più sconvolgente e forse più difficile da essere compresa è stata la presenza d’una rappresentanza tedesca. Bertram Fleck, Landrat di Rheinhuusrüch, camminando con le figlie per i tre giorni della traversata, ha voluto sottolineare quanto sia importante, per i giovani, apprendere la lezione della storia, superando antiche barriere e considerano il mondo come casa comune.

E’ la filosofia dell’iniziativa: cittadini di diverse lingue, diverse culture, diverse nazionalità, uniti in un cammino di conoscenza reciproca, per ricomporre un ordine sociale, fondato sui valori della solidarietà, della riconciliazione, della pace.

{{*ExtraImg_240176_ArtImgRight_300x163_}}Senza cadere nel facile e comodo “revisionismo”, secondo cui colpe e responsabilità vengono cancellate con la spugna: i morti della repubblica sociale e gli assassinati dai nazi-fascisti in un unico cocktail. Perché le morti non sono tutte uguali: la morte di Cristo in croce non è uguale a quella dei due ladroni che stavano accanto a lui. La linea di demarcazione sta nella presa di coscienza degli errori storici, perché non vengano ripetuti. Sappiamo che non tutto il popolo tedesco seguì Hitler, come non tutto il popolo italiano seguì Mussolini. Fortunatamente spesso la salvezza arriva dai pochi. Anche oggi risultano significative e illuminanti le parole riferite da Sandro Pertini e pronunciate da Leone Ginzburg, ebreo, confinato perché antifascista a Zizzoli, in Abruzzo, ucciso dai nazisti a regina Coeli, nel febbraio 1944: “[i]Non bisognerà in avvenire avere odio per i tedeschi[/i]”. “Il Sentiero della Libertà” è un’occasione per ricordare il passato, con l’occhio rivolto al futuro. Un sogno da coltivare.

L’associazione culturale “Il sentiero della libertà/Freedom Trail” con sede presso il Liceo Scientifico Statale “E. Fermi” di Sulmona ha lo scopo di promuovere attività di carattere culturale–ambientale, al fine di sollecitare la partecipazione popolare, l’impegno civile e sociale dei cittadini.

{{*ExtraImg_240177_ArtImgRight_300x400_}}L’8 settembre 2003 nasce l’Associazione Culturale “Il Sentiero della Libertà/Freedom Trail” con sede presso il Liceo Scientifico Fermi di Sulmona. Viene eletto presidente dell’Associazione il professor Mario Setta, la professoressa Adelaide Strizzi vice presidente, il preside Ezio Pelino, presidente onorario. Scopo dell’associazione, in stretta collaborazione con il Liceo, è quello di programmare e contribuire alla realizzazione della Marcia. Ma anche alla cura delle pubblicazioni sulla memoria degli ex-prigionieri, per la collana [i]E si divisero il pane che non c’era[/i]. Dopo la presidenza del professor Setta, vengono eletti presidente prima il professor Giovanni Bachelet e in seguito la dottoressa Maria Rosaria La Morgia. Fin dalla seconda edizione, l’organizzazione della Marcia è stata affidata alla professoressa Adelaide Strizzi, che ne ha curato con particolare competenza tutte le edizioni, avvalendosi delle varie istituzioni e organizzazioni di volontariato.

Ma com’è nata l’iniziativa degli studenti del Liceo Scientifico di Sulmona, che ha dato vita, appunto, al Sentiero della libertà? Hanno iniziato traducendo libri dall’inglese. Insieme, insegnanti e studenti del liceo scientifico “Fermi” di Sulmona, spronati da un gruppo di ex prigionieri di guerra inglesi che nel Regno Unito avevano fondato due associazioni – il Club Sulmona 78 e il Monte San Martino Trust – per mantenere i contatti con persone e luoghi che avevano dato loro la libertà.

È difficile però raccontare una storia di montagna, di fughe, di sentieri, di libertà rimanendo seduti in aula e in biblioteca. E così quelli di Sulmona si sono messi a camminare, non due, tre per volta, ma in centinaia, invitando i ragazzi delle scuole di tutta Italia.

Il Sentiero della Libertà è così arrivato alla quindicesima edizione, un traguardo importante per un evento che ha fatto vivere a migliaia di ragazzi un’esperienza indimenticabile sul sentiero che i prigionieri di guerra percorsero durante la seconda guerra mondiale per raggiungere le forze alleate.

{{*ExtraImg_240178_ArtImgRight_300x225_}}Negli anni ’90 al Liceo Scientifico Statale Fermi di Sulmona si aprì una ricerca storica sui POW (Prisoner Of War), prigionieri di guerra alleati e sul campo di concentramento di Fonte d’Amore. Il via alla ricerca arrivò da un ex-prigioniero inglese, J. Keith Killby, che aveva costituito un’istituzione in Inghilterra, il Monte San Martino Trust, per ricambiare l’aiuto ricevuto dagli italiani, durante la guerra, accogliendo giovani studenti e parenti dei soccorritori per stage in Inghilterra o per attività di scambio culturale.

Killby proponeva alle scuole italiane interessate la traduzione di memorie scritte e pubblicate in Inghilterra di ex prigionieri. Giunto al Liceo Scientifico di Sulmona, dopo un interessante colloquio col preside Ezio Pelino, lasciò alla scuola due libri in inglese: [i]Spaghetti and Barbed Wire[/i] di John E. Fox ed [i]Escape from Sulmona[/i] di Donald I. Jones. La consegna dei libri prevedeva anche la possibilità di partecipare ad un concorso che, oltre alla traduzione italiana, richiedeva la ricerca e le interviste ai personaggi ancora viventi, di cui si parlava nei libri stessi. Il compito della traduzione e della ricerca dei personaggi fu affidato alla docente di inglese Rosalba Borri e a un altro insegnante di inglese, Antonio Bruno Quadraro. Rosalba con gli studenti si impegnò nella traduzione del libro di Fox, [i]Spaghetti e filo spinato[/i], e nella ricerca dei protagonisti, che furono intervistati e le cui testimonianze furono allegate alla traduzione. Fu inviato il materiale alla direzione del Monte San Martino Trust di Londra e alcuni ragazzi ricevettero in premio uno stage in Inghilterra.

{{*ExtraImg_240179_ArtImgRight_300x267_}}Sulla base delle interviste e dei testi delle memorie anglo-americane si cominciò ad elaborare un piano di ricerca, spinti dallo slogan di storici come Lucien Febvre e Fernand Braudel, “[i]La storia è l’uomo[/i]”, per riscoprire il passato nel contesto geografico, sociologico, psicologico della gente di Sulmona e della Valle Peligna. L’organizzazione del lavoro prevedeva due fasi: analisi (informazioni, bibliografia, documenti originali, interviste) e sintesi (indice provvisorio, analisi dei documenti, coinvolgimento delle altre discipline, verifica delle informazioni e delle testimonianze). In linea con i suggerimenti espressi da Cartesio nel Discorso sul metodo. La ricerca, protrattasi per alcuni anni, ma sempre come work in progress, produsse un primo volume, uscito nel 1995 col titolo [i]E si divisero il pane che non c’era[/i]. Il libro era un lavoro corale, a cura di Rosalba Borri, Maria Luisa Fabiilli, Mario Setta. I giudizi furono subito particolarmente lusinghieri. Il quotidiano [i]Il Giorno[/i], che gli dedicò la pagina della cultura, ne parlò come di “[i]un libro ricco, dettagliato e di formidabile forza emotiva[/i]”. Ne fu spedita una copia a Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro dell’economia. Eletto poi presidente della Repubblica, nella sua prima visita a L’Aquila ricevette una delegazione del Liceo Scientifico e fu quello l’impulso decisivo per trasformare una ricerca scolastica in qualcosa d’altro.

Aveva detto Ciampi, nell’occasione della visita a L’Aquila, “[i]Sono stati ricordati i rapporti miei, antichi e recenti, con la terra d’Abruzzo. Sono rapporti che lasciano un segno. Vissi qui alcuni mesi particolarmente intensi. Posso testimoniare di persona, per esserne stato beneficiario, di quello che fu l’atteggiamento degli abruzzesi nei confronti di coloro che si trovavano in condizioni di bisogno, fossero essi prigionieri alleati, fossero essi ebrei, fossero ufficiali o soldati dell’esercito italiano. Io qui passai alcuni mesi con alcuni amici, in particolare con un amico ebreo, un vecchio amico livornese. E un episodio, in particolare, mi è rimasto impresso nella mente. Quando, camminando una sera per una piccola via di Scanno, da una finestra un’anziana scannese mi fece un cenno, mi invitò a salire nella sua casa e mi offrì un pezzo di pane e un pezzo di salame. Questo mi ricorda quel bellissimo libro che hanno scritto gli alunni e gli insegnanti di una scuola di Sulmona, e che io conservo gelosamente, il cui titolo, se ben ricordo, è “E si divisero il pane che non c’era”[/i].

L’incontro dette la spinta decisiva nell’affrettare la ricerca e l’organizzazione del Freedom Trail.

La Scuola, invece, anche su consiglio dello staff della Presidenza della Repubblica Italiana, accoglieva l’obiettivo didattico di consegnare ai giovani quell’ideale di libertà, ottenuta con i sacrifici e il sangue dei caduti anglo-americani e degli italiani che si schierarono nelle loro file, da nord a sud e da sud a nord. Il Freedom Trail, in italiano “Sentiero della Libertà”, pur basato su una molteplicità di testimonianze storiche di parte inglese e italiana, diventava quindi simbolo, metafora della lotta per la libertà.

Per la redazione definitiva del libro furono coinvolti anche alcuni storici abruzzesi: Costantino Felice e Walter Cavalieri. Dettero ottimi suggerimenti e contribuirono a migliorarne l’impianto. Il 12 giugno 2003 venne presentato il volume a Roma, nella sala dei Presidenti di palazzo Giustiniani. Interviene Marcello Pera, presidente del Senato, che esprime apprezzamento per l’iniziativa editoriale e si sofferma sull’importanza della microstoria, definendola “[i]crocicchio e paradigma della grande storia[/i]”. Gli storici Gabriele De Rosa e Claudio Pavone analizzano e apprezzano l’impostazione del lavoro realizzato dalla Scuola.

LEGGI LA PRIMA PARTE:

[url” – IL FUTURO COMINCIA SEMPRE DALLA MEMORIA”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=118437&typeb=4&Loid=153&Verso-il-25-aprile-il-futuro-comincia-dalla-memoria[/url]

LEGGI LA SECONDA PARTE:

[url”VOCI DAL CAMPO PRIGIONIERI DI GUERRA 78 – FONTE D’AMORE”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Secure/Detail_News_Display?ID=118580&typeb=0[/url]

[url”Torna al Network LeStanzeDellaPoesia”]http://ilcapoluogo.globalist.it/blogger/Valter%20Marcone%20-[/url]