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Commercio L’Aquila, Cialente: «Costi proibitivi»

«Leggo risposte da parte di proprietari di Centri Commerciali che mi riassicurano di avere affitti molto contenuti, in linea con i prezzi di mercato. Sono contento di queste precisazioni anche se non conosco il valore di mercato a cui si fa riferimento, né i prezzi fissati per coloro che sono stati costretti a ricollocarsi dopo la tragedia che ci ha colpiti nel 2009». A sottolinearlo, attraverso una nota, è il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

«Vorrei rassicurare – agginge il sindaco – che come purtroppo si è dimostrato in questi anni io non sono “abituato a sputare fuoco alla cieca”, come afferma Alfonso Specchio. Visto che poi, di nuovo purtroppo, ho sempre avuto ragione. Che nella nostra città il prezzo di affitto per le attività commerciali sia altissimo è un dato di fatto, a meno che i tanti commercianti che si rivolgono a me non vengano tanto per passare il tempo o addirittura a prendermi in giro».

«A questo proposito – rileva il primo cittadino dell’Aquila – mi stupiscono molto le affermazioni del Direttore di Confcommercio, l’amico Celso Cioni, che dovrebbe più di me conoscere il problema, più di me assistere gli esercizi e raccogliere le loro grida di dolore, tutelandoli. Fa balzare dalla sedia il fatto che lui non trovi proibitivo la cifra di 30/35 euro a metro quadro che oggi, secondo la sua dichiarazione si paga. Vuol dire che in questa situazione di crisi per un negozio di 100mq un commerciante, qualunque sia il settore merceologico, paga 3mila o 3mila e 500 euro al mese. Proibitivo».

«In un mercato dominato dall’implacabile legge della domanda e dell’offerta, il Comune dell’Aquila, non avendo a disposizione nessuno strumento normativo – sottolinea il sindaco – ha potuto e può fare ben poco per calmierare i costi se non esercitare una moral suasion. Il Comune ha assecondato tutte le richieste della Confcommercio, prima delle quali è stata la ricollocazione degli ambulanti con un intervento in Piazza d’Armi costato 1milione e 800 mila euro. Diede il suo consenso alla proposta di aprire oltre 100 negozi con agibilità provvisoria nel centro storico, cosa poi non concretizzata dalla Confcommercio. Per quanto riguarda l’ipotesi di intervento di creazione di un Centro Commerciale della Confcommercio presso la Ravit, a quello che risulta al Comune, fu un’operazione caratterizzata da scarsa concretezza, con una lentezza che comportò la cessazione della validità della delibera per la ricollocazione delle attività commerciali nei centri storici, che non era appannaggio del Comune bensì della Regione Abruzzo. Stupisce che il direttore della Confcommercio ignorasse e ignori anche questo aspetto normativo. Lascio al giudizio degli imprenditori del commercio e dell’artigianato giudicare se ho “sputato fuoco alla cieca”, ribadendo che la porta del mio ufficio è sempre aperta per ascoltare le loro segnalazioni».

«Ribadisco, inoltre – conclude Cialente – che nella redigenda legge per la ricostruzione ho proposto di inserire un netto aumento delle tasse fino al 50% per chi mantiene sfitti i locali commerciali rimasti agibili in centro storico, sgravi fiscali per i primi quattro anni per i commercianti che riapriranno in centro storico e il diritto di prelazione, con i fitti del marzo 2009, per i commercianti artigiani che avevano la loro attività nel centro. Mi sarei aspettato proposte in tal senso anche dalle associazioni dei commercianti».